13 Dobbiamo dirci addio

Dopo aver rifiutato per l’ennesima volta la loro offerta, Linda tornò a casa soddisfatta per la decisione e fiduciosa che ben presto non avrebbe più dovuto preoccuparsi dei Reeve. Quella sera lei e le Chipettes, dopo aver cenato, avevano trascorso la serata guardandosi tutte e quattro insieme un film commedia noleggiato la mattina precedente. Avevano riso e si erano divertite come non capitava ormai da molto tempo e d’improvviso Linda si era completamente dimenticata di tutti gli strani avvenimenti che aveva vissuto recentemente. Non c’era più l’improvviso cambio di comportamento delle Chipettes, non c’erano più i Reeve e il loro esagerato interesse nei confronti delle scoiattoline, c’erano solo una madre e le sue tre figlie che si divertivano guardando la TV.

La sera tardi, verso le 23.00, poco prima che andassero a dormire, Linda ricevette una telefonata da Harry, in quel momento a lavoro al “Club Chipette”, che augurava a lei e alle ragazze la buona notte.
Lei lo ringraziò e gli augurò a sua volta un buon proseguimento della serata, poi insieme alla Chipettes, andò a letto e dormì.

Ore 03.24.
Uno strano rumore svegliò di soprassalto sia Linda, che le Chipettes.
<< Cos’è stato? >> chiese Brittany preoccupata.
Dopo averci pensato un po’, Linda le rispose << Sembrava come…un rumore di vetri rotti! >>
Jeanette sussultò e aggiunse << Oh, no…non mi dirai che sono entrato i ladri? >>
<< Linda, ho paura! >> piagnucolò Eleanore.
<< Pensi che Jeanette abbia ragione? Pensi che ci siano davvero i ladri? >>
<< Non lo so, Britt, forse… >> “O forse sono i Reeve!”. Per prima cosa raccolse il suo cellulare e senza perdere tempo chiamò subito l’ufficio dello sceriffo, spiegando la situazione e raccontando di aver udito un rumore di vetri rotti al piano inferiore ma di non avere idea di cosa potesse averlo provocato. Dall’altra parte della linea le chiesero se aveva sentito altri rumori oltre ai vetri che si frantumavano e lei aveva prontamente risposto di no. Alla fine le consigliarono di chiudersi in stanza e le assicurarono che presto avrebbero mandato qualcuno a controllare.
<< Che facciamo ora, Linda? >> le chiese Brittany.
Dopo aver riflettuto attentamente, aprì un cassetto dell’armadietto di fianco al letto e disse << Voi entrate qui dentro, non fate alcun rumore e non muovetevi finché non sarò tornata! >>
<< Ok >> obbedirono le Chipettes.
<< Però all’ufficio dello sceriffo ti hanno detto di non uscire… >>
<< Jeanette, non posso starmene qui con le mani in mano, devo fare qualcosa! Tu nasconditi con Britt ed Ele e non muoverti. >>
Linda uscì dalla stanza cautamente e cercando di non fare alcun rumore, si fermò in mezzo al corridoio per udire dei suoni che potessero rivelare la presenza di qualche intruso, ma non sentì nulla. Non era sicura di voler rischiare fino a tanto, ma cercò di avvicinarsi ancora un po’ alle scale per il piano terra. Ancora niente. Quando da lontano cominciavano a udirsi le sirene delle auto degli agenti in avvicinamento, prese coraggio e scese.
Sì aspettò di trovare il caos e il disordine, ma era tutto al suo posto…perlustro le varie stanze senza trovare niente di insolito, poi andò in cucina, e scoprì cosa aveva provocato quel rumore di vetri rotti: sul pavimento, in mezzo a tanti, piccoli, cocci di vetro, c’era un grosso masso che qualcuno aveva lanciato dall’esterno contro una delle finestre della cucina. “I Reeve! Sono stati loro!”

Il giorno dopo, alla centrale.
<< Come sarebbe a dire che non c’erano tracce! >>
<< Sarebbe a dire, signorina Greene, che chiunque sia stato a lanciare quel masso contro la sua finestra, ha agito senza lasciare tracce di alcun tipo…non abbiamo trovato ne impronte digitali sulla pietra, ne tracce di pneumatici al di fuori del suo veicolo ne impronte di scarpe di nessun tipo, l’unica cosa di cui siamo certi è che non si è trattato di un semplice atto di vandalismo…e poi, qui a Carterson City…è la prima volta che capita una cosa del genere… >> spiegò lo sceriffo alla centrale, mentre Linda, Harry e le Chipettes se ne stavano seduti dall’altro lato della scrivania ad ascoltare.
<< Ma…non avete nemmeno dei sospetti?? Avete indagato sui Reeve? >> chiese Harry.
<< Certo, sono stati i nostri primi e unici sospettati, del resto sono gli unici di fuori città, oltre a lei, signor Smith…ma quando siamo andati alla loro abitazione, non abbiamo trovato nessun indizio che potesse indicarci che in qualche modo centrino con l’accaduto… >>
<< Bhe, immagino allora che gli abbiate chiesto se avessero un alibi! … Con me l’avete fatto! >> si lamentò ancora Harry.
<< No, non ce l’hanno, ed è per questo che ho messo un paio dei miei uomini a tenerli d’occhio per un po’…è l’unica cosa che possiamo fare per ora, comunque, signorina Greene, non si preoccupi, metterò un paio di agenti a tenere d’occhio anche la sua casa…in questo modo se dovessimo notare qualcuno di sospetto, saremo pronti ad agire >>
Linda tacque per qualche secondo, poi si limitò a rispondere semplicemente << Si, d’accordo >>.

In seguito a quel terribile fatto, Michael decise che per quella giornata il “Club Chipette” sarebbe stato chiuso, non se la sentì di chiedere a Linda e alla Chipettes di lavorare dopo lo shock che avevano subito, ma si sarebbe aspettato come minimo un po’ di ribellione da parte della donna, data la grande dedizione al lavoro che aveva sempre dimostrato di avere, invece niente.
Da quando lei, le Chipettes e Harry erano usciti dalla centrale, non aveva fatto altro che fissare il vuoto, pensierosa. Più e più volte le avevano chiesto cosa le stesse succedendo, ma da lei non avevano mai ricevuto risposta.
In quel momento Michael si avvicinò al tavolo in sala, dove la donna stava seduta immersa nei suoi pensieri, e le porse una tazza di Tè caldo.
<< Bevi questo, ti aiuterà a tirarti su di morale >> la invitò Mike.
Linda, dopo aver fissato la tazza in silenzio per qualche secondo, lo ringraziò, poi la raccolse e si concesse un sorso.
<< Linda…che cos’hai? Ti senti male? >> provò a chiederle ancora una volta Eleanore. Questa volta, però, qualcosa successe.
Linda bevé tutto d’un fiato il Tè che le restava, poi si alzò dalla sedia, si spostò molto lentamente verso il centro della sala, guardò per qualche secondo al di fuori della vetrata della locanda, con gli occhi di tutti puntati su di lei. Sì volto verso le Chipettes e le fissò per un po’, poi ricominciò a osservare la vetrata e il mondo al di fuori di essa e disse qualcosa che tutti quelli che in quel momento si trovavano all’interno del “Club Chipette” probabilmente si sarebbero ricordati per sempre.
<< Brittany, Jeanette, Eleanore… >>.
<< Sì? Linda, che c’è? >> le chiese Brittany.
<< Credo…credo che noi… >> mentre cercava di parlare, alcune piccole lacrime cominciarono a scenderle dagli occhi.
<< Credo che forse dovremmo dirci addio… >>

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