12 I Reeve

Quando Linda, le Chipettes e Harry erano tornati a Carterson City, la loro vita aveva ripreso a scorrere come sempre. Le scoiattoline continuavano ad esibirsi con le loro canzoni al “Club Chipette”, con Harry come loro batterista ufficiale, mentre Linda era tornata insieme al suo anziano socio Michael a dedicarsi alla locanda come aveva sempre fatto.
La convivenza con Brittany e sorelle, comunque si era fatta più tranquilla da quando avevano fatto ritorno da New York, non erano più agitate e rumorose come un tempo, come se fossero maturate d’improvviso. Restavano sempre vispe e giocose, ma sembrava che avessero finalmente compreso che c’era sempre un limite all’ilarità. Probabilmente questo cambiamento era collegato a quello strano avvenimento della serata del concerto, al quale Linda cercava sempre di trovare una spiegazione logica…senza, però, riuscirci. Ne aveva persino parlato diverse volte con Harry, il quale si era semplicemente limitato a concludere che << Talvolta ci sono avvenimenti che non si possono spiegare, e che si può solo accettarli senza andare alla ricerca di chi sa quali ragioni >>. Forse alla fin fine era giusto così, accettare il fatto che le Chipettes stiano semplicemente crescendo e maturando…ormai non erano più i cuccioli indifesi che aveva adottato tredici anni prima…ormai stavano crescendo. E come ogni brava madre, Linda era consapevole che presto sarebbe arrivato anche per le Chipettes il momento di partire alla ricerca della propria strada, e che lei avrebbe dovuto lasciarle andare.
Per diversi giorni questo pensiero era diventato il suo chiodo fisso…la consapevolezza di dover dire addio a Brittany, Jeanette e Eleanore.
Ma poi, durante una tranquilla serata di fine agosto…

<< Che diavolo ci fanno qui quei due?!? >> gridò Linda, mentre da dietro il bancone, durante una normalissima conversazione con Michael, d’improvviso dall’entrata della locanda ecco che vide entrare Charles e Amanda Reeve.
<< Ah! Bel modo che avete di accogliere i clienti! Mi sorprende che questa baracca sia ancora in piedi… >> commentò con fare provocatorio, Charles.
<< Oh, andiamo Charley, non c’è bisogno che ti abbassi al suo livello! >> lo interruppe Amanda.
<< Ma senti questa! >> bisbiglio a Michael, Linda.
<< Linda, lascia stare, mi occuperò io di servirli, prenditi una pausa >> la invitò, poi, Mike.
<< Ma, Michael…loro >>
<< Dammi retta, per favore >>.
<< Hmm…e va bene, d’accordo, vado… >>
Quando Linda se ne era andata e in sala erano rimasti solo Michael e i fratelli Reeve, Charles si avvicinò al bancone.
<< Se fossi in voi la licenzierei quella donna… >> suggerì l’odioso Charley.
<< Quella donna è, insieme a me, uno dei proprietari della locanda, quindi le consiglio vivamente di chiudere qui la questione, qualunque problema abbiate tra di voi, e di farmi sapere se desiderate qualcosa…allora? >>
<< ….due caffè >> ordino, alla fine, Charles.

Per tutto il resto della serata Linda e le Chipettes, sotto esplicita richiesta di Michael, si erano saggiamente tenute alla larga dalla sala.
Per giustificare alla clientela la mancata esibizione, si era inventato la scusa che una delle Chipettes stava male e che lo spettacolo era temporaneamente sospeso.
Mike, ovviamente, aveva anche mentito sul fatto di essere completamente allo scuro dei vecchi rancori tra i Reeve e Linda. Lei e Harry gli avevano raccontato già da tempo di c’ho che era successo durante il loro primo incontro e dei sospetti che i Nostri nutrivano nei confronti delle reali intenzione dei due, ma un ennesimo battibecco non avrebbe giovato a nessuno, ne a loro, ne ai Reeve, ne tantomeno alla locanda.
Quando Michael lo spiegò a Linda, lei capì.
Nessuno di loro, però, poteva sapere che il loro ritorno non era stato per niente una casualità. Da allora, a intervalli di un paio di giorni circa, i Reeve avevano iniziato a fare regolarmente ritorno alla locanda, e se per le prime volte, con qualche scusa, Michael e Linda riuscivano a giustificare l’assenza delle Chipettes in quei determinati giorni, dopo un po’ dovettero rassegnarsi a sperare che tutti i loro sospetti nei confronti di Charles e Amanda siano stati infondati, e che magari i due non fossero altro che due insoliti, ma pur sempre normalissimi clienti del “Club Chipette”.
Per cercare di scoprire qualche dettaglio che potesse tradire le loro vere intenzioni, Linda, Harry e Michael si erano organizzati in modo che ci potesse sempre essere qualcuno che teneva costantemente sotto controllo le loro mosse in sala. Se qualcuno di loro avesse dovuto, per qualsiasi motivo, allontanarsi, ci sarebbe sempre stato qualcun altro a vigilare.
D’altro canto, però, anche i Reeve sembrava avessero adottato una specie di strategia per tener d’occhio a loro volta i Nostri.
Ad accorgersene era stato Harry: generalmente, durante le esibizioni sul palco delle Chipettes, mentre Charles era impegnato a seguire con attenzione le scoiattoline nelle loro canzoni, sua sorella Amanda lanciava di continuo insistenti occhiate verso il banco, e non appena iniziasse a sospettare che lei e suo fratello fossero tenuti sotto controllo da Linda o da qualcun altro dei Nostri, lo avvertiva subito con qualche cenno, in modo che questi distogliesse subito lo sguardo.
Questa gara su chi fosse più bravo a tenere d’occhio chi si protrasse per oltre due settimane, durante le quali era sempre più chiaro che il vero obbiettivo dei Reeve erano le Chipettes. Ormai c’erano ben pochi dubbi sul fatto che bramassero di sfruttare le loro abilità canore per far fortuna. E qui pochi dubbi si dissiparono quando un giorno, durante una delle loro visite pomeridiane alla locanda, Amanda, per la prima volta in assoluto, si alzò dal loro tavolo e si diresse verso il bancone, dove in quel momento era Linda a tener d’occhio la situazione.
<< Immagino che non intendiate rivalutare la nostra offerta di diventare gli agenti delle Chipettes? >> le chiese senza troppi giri di parole, al contrario della falsa cortesia del fratello.
<< No, ma grazie dell’offerta >> rispose a bruciapelo Linda.
Amanda lascio la classica manciata di monetine per i caffè ordinati (era l’unica cosa che avevano sempre ordinato) e se ne tornò al tavolo. Pochi minuti dopo uscirono dalla locanda senza fermarsi a salutare. Non che la cosa importasse poi molto a Linda.

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