Capitolo 7

<< Sei sicura che non tornerà? >> le domandò ancora una volta Simon.
<< Sì! Fidati, ne ho la certezza! >>
<< Bene, in questo caso allora… >> disse Brittany e tutti e sei si unirono in un abraccio di gruppo, anche Alvin, che era giù di corda perché per una volta non era lui il centro dell’attenzione.
Dopo l’abbraccio ognuno tornò nel suo letto, Simon e Jeanette restarono per un po’ insieme a guardarsi, poi si diedero la buona notte e andarono a dormire anche loro.

La mattina Jeanette si svegliò con un terribile mal di testa. La colpa era di Mark.
Nel corso della notte aveva cercato più volte di tornare da Jeanette invadendo i suoi sogni, sfortunatamente per lui, ora Jeanette conosceva abbastanza cose su quei mondi da sapere come bloccarlo. Così, ogni volta che il Viaggiatore aveva cercato di ristabilire un contatto con lei, veniva subito respinto nella sua dimensione. Si può quasi dire che quella disputata tra Jeanette, la “sognatrice”, e Mark, il “Viaggiatore” era una vera sfida di astuzia, su chi era più abile ad invadere il sogno e chi a bloccare l’invasore, ma questa volta Mark sembrava essere molto più testardo che mai. Per quante volte Jeanette lo bloccasse, lui trovava sempre il modo di tornare.
Dopo una dura battaglia che era proseguita per tutta la notte, Jeanette non ce la fece più e decise di svegliarsi.
Erano le 6.00 di mattina, troppo presto persino per lei, e come se non bastasse le era venuto quel terribile mal di testa causato molto probabilmente dallo stress che le avevano provocato le continue invasioni del Viaggiatore. Avrebbe potuto tornare ancora a dormire, almeno per riposarsi un po’ di più, ma ciò avrebbe significato il rischio di ricominciare da capo tutta la storia, e così decise semplicemente di alzarsi dal letto.
Uscii dalla stanza facendo attenzione a non svegliare gli altri e si diresse in cucina.
Dave era già sveglio e stava sorseggiando un caffè leggendo il giornale.
<< Ciao, Dave! >>
L’uomo sobbalzò un po’ per la sorpresa.
<< Jeanette? Mi hai spaventato…come mai già sveglia? >>
<< Non riuscivo a dormire… >> rispose lei.
<< Notte un po’ tormentata? >>
<< Sì…ma almeno non ho più fatto quei sogni! >>
<< Ottimo, quindi immagino che quel tuo piano abbia funzionato, sono davvero contento…finalmente questa storia si è risolta! >>
<< Già…solo che… >>. Jeanette avrebbe voluto dirgli di Mark e dei suoi continui tentativi di invasione, ma forse era meglio non farli preoccupare ulteriormente.
<< Cosa? >> le chiese, Dave.
<< Nah, niente…solo un po’ di emicrania…mal di testa >>
<< Vuoi che provo a vedere se posso darti qualcosa dalla cassetta dei medicinali? >>
<< No, no! Non fa niente, passerà! >>.

Non passò.
Sia durante la colazione, un’ora dopo, sia durante tutto il resto della giornata, il mal di testa di Jeanette non volle smettere. Il giorno dopo sarebbe stato il sabato in cui lei e Simon avrebbero dovuto fare finalmente il loro pic-nic, e dopo tutto quello che avevano passato, non aveva per niente voglia di rimandarlo, quindi evitò di raccontare del suo malessere agli altri e fece promettere anche a Dave di tener la bocca cucita. L’uomo, anche se non era d’accordo con la sua decisione, obbedì.
Oltre al mal di testa, Jeanette in alcune occasione ebbe come la sensazione di star per svenire, e come se ciò non fosse già troppo, durante tutta la giornata si sentiva tremendamente stanca.
Nel tardo pomeriggio chiese a Dave di misurarle la febbre, dal momento che aveva tutti i sintomi di un’influenza, ma per fortuna alla fine risultò che da quel punto di vista stava bene. L’uomo fece comunque promettere alla Chipette che in caso di peggioramento avrebbe detto a Simon delle sue condizioni e avrebbe annullato il pic-nic. Lei suo malgrado, accetto.

Per sua fortuna, invece, verso sera iniziò a stare veramente meglio. All’inizio Dave pensava solamente che fingesse la salute per evitare l’annullamento del pic-nic, ma poi si dovette ricredere, vedendola vispa e piena di vita.

Jeanette era ansiosa come non mai che venisse il giorno dopo, ormai il mal di testa non le dava più il tormento, e si era pure dimenticata delle seccature che aveva avuto la notte precedente con le intrusioni del Viaggiatore. La sera andò a dormire ancora una volta prima del solito, ma questa volta lo faceva per rincorrere un altro sogno, non più quello di lei e Mark, ma quello del suo pic-nic con Simon.
Prima di andare a letto i due si scambiarono un bacetto sulle guance e lei lo salutò con un << Ci vediamo domani! >>

Durante la notte Mark tentò di raggiungere Jeanette per altre tre volte nei suoi sogni, ma fu prontamente respinto in tutte e tre i casi. Subito dopo il terzo tentativo di intrusione lei gli gridò << Vattene! Lasciami stare…non ce la faccio più!! >>.
Non tentò più di contattarla, e il resto della notte fu sereno per lei.

La mattina, quando Jeanette si era svegliata insieme agli altri, Dave dopo aver augurato il buon giorno a tutti le chiese come avesse dormito.
<< Sorprendentemente bene! >>
“Forse sta mentendo” pensò Dave, ma a guardarla, sembrava felice e ansiosa, quindi decise di crederle. Non voleva essere certo lui il guastafeste.
Dato che di sabato i ragazzi americani non vanno a scuola, Simon e Jeanette ebbero tutta la mattinata per organizzare al meglio la loro giornata speciale.
Mentre i due chipmunk riempivano il loro mini-cestino con bicchieri e tovaglia a misura di scoiattolo, Dave era in cucina a preparare ai panini con cui i due fidanzatini avrebbero pranzato (dite quello che volete su Dave, ma a preparare pasti in miniatura per i chipmunk, non lo batteva nessuno!).
Finalmente, alle 11.00 di mattina era tutto pronto, e Simon e Jeanette poterono finalmente avviarsi verso il loro posticino speciale nel parco.
Prima di partire, Dave propose loro di accompagnarli in macchina, per risparmiargli la strada, ma entrambi risposero unanimemente NO.
<< Ok, però fate attenzione, le previsioni di oggi dicono che sta per arrivare una brutta perturbazione, se comincia a piovere vi vengo a prendere subito >> li avvertì l’uomo.
<< Ok, non c’è problema, ci vediamo dopo, Dave >> concluse Simon.
Lui li salutò e loro ricambiarono, poi rientrò in casa.
<< Bhe, speriamo che non piova! >> disse Jeanette guardando in cielo. Alcune minacciose nuvole erano già visibili in lontananza, ma a vederle in quel momento non rappresentavano una minaccia.

Dopo un’ora di passeggiata, finalmente raggiunsero il parco, e dieci minuti dopo arrivarono sotto la loro piccola quercia. Lì, aprirono il cestino ed estrassero tovaglia e bicchieri prima, e i panini preparati da Dave dopo.
Mentre mangiavano, tutto andava a gonfie vele, esattamente come Jeanette l’aveva sempre desiderato, e dopo il pasto, raccattato e rimesso nel cestino tutto quello che restava, si sdraiarono ai piedi dell’albero uno di fianco all’altra con la schiena appoggiata al tronco. A rendere la situazione ancora più piacevole ci pensava anche il sole, che con i suoi raggi che filtravano tra i rami degli alberi, creava un’atmosfera davvero romantica.
<< Simon… >> lo chiamò Jeanette.
<< Dimmi >>
<< Ti amo >>
<< Anch’io >>
E iniziarono a baciarsi.
Quel bellissimo momento però fu destinato a durare molto poco.
Jeanette si allontanò d’improvviso col corpo da Simon, si alzò in piedi e cominciò ad arrancare di qua e di la confusamente.
<< Jean…che ti succede? >> chiese Simon preoccupato. Non ottenne risposta, vide solo la sua fidanzata cadere a terra di colpo, svenuta. Con un balzo felino corse verso di lei e la afferrò prima che toccasse il suolo.
Nell’agitazione del momento non si rese conto che i raggi del sole erano stati inghiottiti da quella minacciosa nuvola che avevano visto da casa loro prima di partire.

Da casa, Dave vide il minaccioso maltempo che avanzava. La giornata, fino a qualche ora prima solare e splendida, d’improvviso divenne scura e tetra.
“Questa non è pioggia…questo è un temporale!”. Non tentò di trovare un modo per contattare i due chipmunk e chiedere loro di fare attenzione…non avevano portato il cellulare. Corse subito fuori di casa ed entrò in macchina. In dieci minuti se si sbrigava poteva raggiungerli.

Nel parco, Simon si accorse che il cielo si era scurito d’improvviso, ma i rami degli alberi limitavano di molto la visibilità e non era possibile rendersi effettivamente conto di quanto brutto stesse diventando il tempo. E poi aveva altre preoccupazioni ora…Jeanette era a terra svenuta…e non si riprendeva!

Jeanette aprì gli occhi ritrovandosi in un posto che sperava di non rivedere mai più…il Nulla. Davanti a lei c’era Mark, che evidentemente la stava aspettando.
<< Sei stato tu, vero? >> gli chiese, alludendo all’improvvisa perdita dei sensi che l’aveva colpita.
<< Sì! >>
<< Perché, che cosa vuoi da me ancora? Ti ho chiesto di lasciarmi in… >>
<< Jeanette, per favore! Stai zitta! >> le intimò Mark. Lei dovette obbedirgli.
<< Non cercare di respingermi, abbiamo poco tempo, e tu devi ascoltarmi, ti prego! >> la supplicò il Viaggiatore.
Jeanette rifletté rapidamente e poi gli disse << Ok, dimmi…cosa c’è? >>
<< Tu e Simon siete in pericolo, dovete andare via immediatamente!! >>
<< Di…di che stai parlando? >>
<< Jeanette, porta via te stessa e Simon da lì, subito! Tra pochi secondi quella quercia… >>.
Non fece in tempo a finire la frase, perché in quel momento Simon riuscii a svegliarla.

La Chipette riaprì gli occhi per la seconda volta in meno di un minuto, e la prima cosa che vide era Simon che si passava una mano in fronte dicendo << Meno male! Ti sei ripresa…che è successo? >>.
Jeanette si guardò intorno preoccupata.
<< Jean…che ti prende? >>
Lei si guardò ancora in giro, ma poi si ricordò che Mark aveva parlato di secondi, non minuti, e che non c’era tempo da perdere, si alzò in piedi in fretta e furia e cominciò a parlare agitatamente.
<< Dobbiamo andarcene da qui…SUBITO!! >>
La reazione di Jeanette colse di sorpresa Simon.
<< Come? Ma…che succede, non capisco… >>
<< Simon, ho rivisto ancora una volta Mark in sogno! Mi ha detto che siamo in pericolo, che dobbiamo andarcene di qui ORA!! >>
<< Non ci credo…è di questo che si tratta! Ancora con questi sogni? Per favore Jeanette, non essere ridicola! >>
<< Simon, non sono ridicola, ti prego, andiamo via ! >>
Simon dovette rassegnarsi…la visita dalla psichiatra non aveva aiutato la sua ragazza, e si sentì stupido per averlo sperato. Si voltò dall’altra parte e cominciò a raccogliere con calma in cestino da pic-nic e tutto quello che si erano portati dietro.
Alle sue spalle Jeanette strillava e implorava di essere ascoltata e di andar via immediatamente.
Simon stava per voltarsi quando anche a lui successe qualcosa di molto strano. Vide qualcosa nella sua testa…come un flash. Si girò rapidamente verso Jeanette e urlò << Jeanette spostati subito da lì!! >>
Un terrificante fulmine colpì la piccola quercia e una grossa porzione dei suoi rami venne letteralmente tagliata in due cadendo al suolo.
La Chipette osservava impotente l’enorme massa di rami e foglie che le stavano per cadere addosso, mentre Simon si lanciò immediatamente sopra di lei facendola cadere a terra. L’ultima cosa che vide era l’espressione terrorizzata del suo fidanzato, sopra di lei, e poi…il buio.

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