Capitolo 5

Quella mattina Jeanette si svegliò allegra e felice, e Simon lo notò subito. Dopo la scuola passarono ancora una volta la giornata insieme come se nulla fosse successo, e parlarono persino del loro pic-nic, anche se non avevano ancora stabilito una data.
Tuttavia, quella situazione di apparente ritorno alla normalità non durò a lungo. Già dalla mattina seguente, Jeanette aveva iniziato un graduale distacco dalla realtà e da Simon. Col passare dei giorni la situazione finì per peggiorare sempre di più.
L’unica cosa che sembrava importare alla Chipette erano i suoi sogni, dentro di essi lei e Mark si avvicinavano sempre di più alla pari di quanto si distaccasse da Simon nella realtà. Dopo una settimana Jeanette cominciò ad andar a dormire due ore prima di tutti gli altri, rinunciando così alle uscite serali con Simon, in questo modo riusciva a passare più tempo con il Viaggiatore dei Sogni. Dopo due settimane Jeanette aveva iniziato ad approfittare di ogni minuto libero per appisolarsi, persino durante gli intervalli scolastici.
Simon ormai non sapeva più che fare, anche Dave, le altre Chipettes e gli altri Chipmunks avevano iniziato da tempo a notare lo strano comportamento di Jeanette.
Più volte avevano, infatti, provato a parlarle, cercando di capire cose le stesse succedendo, se potevano aiutarla in qualche modo o anche solo per provare a farla ragionare, ma per quanto tutti si sforzassero, Jeanette non sembrava voler dar loro retta. Non è che se la prendeva o si spazientiva con loro, semplicemente non faceva caso alle loro parole, e anzi, delle volte augurava loro la buona notte come se niente fosse. Sembrava quasi che non sentisse le loro parole, che fossero diventati muti.
Un giorno Dave decise di provare a portarla da una psichiatra, temendo una qualche reazione negativa da parte delle Chipette, una reazione che invece non ci fu. Lo trovava insolito, ma non aveva opposto alcuna resistenza e seguì senza problemi Dave in macchina, che la accompagnò.
Durante la visita la specialista le chiese di raccontarle dei suoi sogni, e lei lo fece senza tralasciare alcun dettaglio. La dottoressa le aveva anche provato a chiedere se si rendesse conto della situazione in casa, del fatto che ignorava la sua famiglia e le loro domande, ma Jeanette giurò che non le sembrava di far nulla di sbagliato, e disse anche di essere riuscita a trovare il perfetto equilibrio tra la sua vita Vera e quella con Mark nei suoi sogni. Alla fine la psichiatra trasse le sue conclusioni. Quello di Jeanette era un caso molto particolare di distacco dalla realtà, dovuto ad una forma molto strana di dipendenza…una dipendenza dai sogni. La sottopose ad una seduta di ipnosi (molto improvvisata, dal momento che era la prima volta che operava su una paziente chipmunk), durante la quale cerco in primo luogo di capire se i sogni di Jeanette avessero un qualche significato, porgendole una serie di domande e ascoltando le risposte della Chipette sotto ipnosi, ma non ne avevano. Così, fece in modo di impiantare nella sua mente un ordine: << Rifletti >> si limitò a dirle, e la svegliò dall’ipnosi.
La psichiatra spiegò la situazione delle Chipette a Dave e gli disse che forse con la seduta d’ipnosi appena effettuata era riuscita a darle lo slancio per riprendersi, ora dipendeva tutto da lei.

Dopo i ringraziamenti alla dottoressa e i saluti, Dave e la Chipette erano rientrati in macchina per tornare a casa, e durante il tragitto Jeanette aveva fatto quello che le era stato impartito durante l’ipnosi: rifletté.

Come ho già detto, dal suo punto di vista non le sembrava di far nulla di sbagliato, era davvero convinta di essere riuscita a trovare quell’equilibrio. Nella vita reale mangiava, andava a scuola e studiava, mentre all’interno dei suoi sogni passava il tempo con Mark, che ad ogni loro incontro le mostrava qualche nuovo “trucco di magia” (come li chiamava lei) con i suoi poteri. Tra l’altro entrambi costatarono che più il tempo passava e più Mark diventava potente, ormai riusciva a fare molti “trucchi di magia” senza rischiare di far collassare il sogno o provocare violente scosse di terremoto nel mondo in cui si trovavano.
Talvolta si divertivano a competere in qualche sfida, ma era sempre una battaglia persa in partenza per Mark, perché come diceva sempre lui, nella manipolazione dei sogni i sognatori sono sempre più potenti dei Viaggiatori.
Se non passavano il tempo a giocherellare e a sfidarsi con la Materia dei Sogni, stavano semplicemente seduti a chiacchierare in qualche mondo, altre volte invadevano i sogni di qualcuno (una volta erano riusciti a trovare il portale per raggiungere il sogno di Alvin, e come volevasi dimostrare, la sua idea di “sogno” era lui che cantava in cima ad una piramide, con la popolazione di tutto il mondo che lo seguiva dal vivo durante il concerto), mentre altre volte ancora Mark le faceva fare dei giri turistici della dimensione in cui viveva, e come sempre i Viaggiatori dei Sogni che li circondavano sembravano non vederli.
<< Non ci vedono o semplicemente ci ignorano >> gli aveva chiesto una volta Jeanette.
<< Ci ignorano, fa parte della loro natura, sono talmente annoiati che non badano a nessuno se non a loro stessi >>.
<< E tu? >>
<< Io sono diverso, mi sembra ovvio >>.

Rifletté per tutto il tragitto, e solo ora si era veramente resa conto della situazione in cui si trovava. Era chiaro che se persino Dave cominciava a dubitare delle sue condizioni di salute tanto da farla visitare da un’esperta, forse c’era davvero qualcosa in lei che non andava. Fino ad ora nella sua mente c’era come una catena che la teneva imprigionata, che le impediva di aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà, ma ora, per qualche inspiegato motivo, o forse proprio grazie alla seduta d’ipnosi a cui era stata sottoposta, la catena si spezzò, e finalmente riusciva a capire.
Aspettando di arrivare a destinazione, decise che quella sera avrebbe rinunciato ad addormentarsi prima, e che invece avrebbe chiesto a Simon di uscire. Erano giorni che non parlava con lui! Ad ogni occasione approfittava per appisolarsi e sognare Mark.
<< Dave, tu che cosa ne pensi? >> chiese Jeanette a Dave.
<< Su cosa? >>
<< Bhe…su tutta questa storia…su me, su Simon…sui miei sogni… >>
Dave ci pensò un po’, poi con voce molto calma rispose << Jeanette, non so che tipo di sogni fai da spingerti a comportarti nel modo in cui ti sei comportata, e nemmeno la psicologa ha saputo dare una spiegazioni concrete, ma io so senz’altro una cosa…Simon ti ama, e ci sta soffrendo molto per questa storia… >>.
<< Ma se le cose stanno così, perché non me l’ha semplicemente detto? >>
<< Oh, l’ha fatto! E non solo lui, ma anche le tue sorelle e noi, ma sembrava che non dessi retta a nessuno >>.
Era peggio di quello che temesse, ora ne era certa.
<< Non so cosa mi abbia preso, ma ora credo di aver capito… >>.
<< Se è così allora parla con Simon, sta malissimo >>
<< Lo farò! >>

Arrivati a casa, Dave riferì agli altri il referto della psichiatra, spiegò che non era stata in grado di capire cosa spingesse Jeanette a provare quel bisogno ossessivo di sognare e che aveva tentato di sottoporla ad una seduta di ipnosi, col risultato che forse ora, nonostante tutto, Jeanette aveva capito il suo errore. Prima che gli altri avessero il tempo di tirare un sospiro di sollievo, lei era già sparita dalla loro vista e si stava dirigendo in tutta fretta verso la camera da letto dei Chipmunks e delle Chipettes.

Simon se ne stava sdraiato sul suo letto a fissare il soffitto nel buio. Aveva sentito che la macchina di Dave aveva fatto ritorno, ma non aveva il coraggio di scendere giù per rivedere Jeanette. Sentiva che la visita si era rivelata un buco nell’acqua e che l’intervento della dottoressa non avesse portato alcun miglioramento nelle condizioni delle sua fidanzata.
Il rumore improvviso della porta che si apriva spezzò il filo dei suoi pensieri e quando il chipmunk si sporse di lato per vedere chi stava entrando, vide proprio lei, Jeanette.
Per un breve istante pensò solo che volesse mettersi a dormire per rientrare nel mondo dei suoi sogni, come aveva fatto nel corso di quelle ultime due settimane, e non le disse niente. Lei però saltò sul letto di Simon e gli sorrise.

In questo preciso momento i due erano seduti ai piedi della quercia sotto la quale, avevano appena deciso, avrebbero fatto il loro tanto desiderato pic-nic due giorni dopo.
Jeanette si scusò con Simon per tutta la situazione, gli spiegò di non essersi per niente resa conto della strana “dipendenza” che l’aveva colpita né di quanto effettivamente avesse trascurato lui e tutta la loro famiglia.
Gli racconto anche di tutte le esperienze che aveva vissuto in quei suoi sogni, sperando che Simon potesse comprenderla (anche se sta volta era stata ben prudente dal parlare del grande legame d’affetto che legava lei a Mark), lui la ascoltò per alcuni minuti, ma poi la azzittì.
<< Non voglio più sapere nulla sui tuoi sogni, Jeanette, mi basta sapere che finalmente sei tornata con noi >> le disse lui.
<< Sì, sono tornata. Ma c’è ancora una cosa che devo fare… >>
<< Sì? Cosa? >>
<< Dovrò fare un ultimo sogno e incontrare Mark, gli dovrò spiegare la situazione, sperando che capisca >>.
<< Non ti sembra di esagerare un po’? >>. Simon avrebbe voluto solo pensarlo tra se e se, invece fu più forte di lui. Dovette chiederglielo apertamente.
<< Esagerare? E su cosa? >>
<< Dare delle spiegazioni a questo Mark…sperare che capisca…sono solo sogni, Jeanette, possibile che tu non riesca ancora a capirlo! >>
Il tono di voce di Simon si fece d’improvviso serio.
<< Non sono “solo sogni”, Simon! E se tu li avessi vissuti come li ho vissuti io, capiresti! >>
“Avrei dovuto tenere la bocca cucita” si disse tra se e se Simon.
Jeanette era di fronte a lui e lo stava fissando furiosa e offesa. Simon concluse che veri o no, lei prendeva molto sul serio questi suoi sogni che gliel’avevano quasi portata via, perciò decise di assecondarla. Sperando in cuor suo che questo potesse davvero servire a sistemare una volta per tutte la loro situazione.
<< D’accordo tesoro, se pensi che sia questa la cosa giusta da fare, allora va bene >> le disse dolcemente.
A sentirsi chiamare “tesoro” da lui, tutta la rabbia che aveva in corpo si spense improvvisamente, lasciando posto alla felicità.

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