Capitolo 2

Ancora quel sogno.
Questa volta tutte quelle stelle e quei pianeti in miniatura che volteggiavano di qua e di là nella stanza erano già lì quando tutto ricominciò, anche il misterioso chipmunk era ancora lì, nella stessa posizione in cui Jeanette l’aveva lasciato.
Ora che la Chipette stava rivivendo ancora una volta quel sogno, tutte le immagini confuse che le erano rimaste impresse nella mente il giorno precedente avevano cominciato ad avere un senso. Ricordava persino che il chipmunk del sogno le aveva rivelato il suo nome poco prima che Eleanor la svegliasse…Mark.
<< Ah, bene! Sei tornata >> disse d’improvviso quello strano chipmunk di nome Mark.
<< S…sì…mi aspettavi? >> domandò un po’ titubante Jeanette, mentre con prudenza gli si avvicinava.
<< Bhe, certo! Vedi qualcun altro qui intorno? >> scherzò amichevolmente Mark.
Jeanette si lasciò sfuggire una risatina prima di continuare: << Eheh…sì, hai ragione…Mark? Giusto? >>
<< Wow, non credevo che mi avessi sentito ieri mattina! Temevo te ne fossi andata prima di sentire la mia risposta! Comunque, sì…mi chiamo Mark, e tu sei Jeanette, vero? >>
<< Sì ma…come fai a conoscere il mio nome? Oh…è vero, questo è un sogno…perché è un sogno, vero? >>
<< Potrebbe esserlo, oppure potrebbe essere qualcos’altro…dipende da come lo vuoi vedere te >>.
Jeanette volle pensarci su un po’ prima di rispondere.
<< Allora direi che è un sogno molto realistico! >> rispose alla fine lei.
I due chipmunk risero insieme divertiti, come se già fossero amici per la pelle. Nonostante ci avesse parlato per pochissimo e non avesse ancora trovato un senso per l’assurda situazione che stava vivendo, Jean provava fin da ora una grande simpatia per quel misterioso chipmunk che per ben due volte le era apparso in sogno.
<< Allora va bene, è un sogno molto realistico! >> approvò scherzosamente Mark.
<< Eheh, d’accordo…ma… perché mi avresti aspettata? >>
<< Bhe, magari ti potrà sembrare banale, ma qui mi annoiavo a stare da solo, non c’è molto da fare…del resto, guarda dove siamo! >> rispose Mark indicando con le mani il Nulla che li circondava.
<< Quindi, insomma…tu abiti qui? >> gli chiese Jeanette.
<< Non direi proprio, questo posto l’hai creato te, Jean! >>
<< Io? Ma…no…non sono stata io… >>
<< Non ne eri cosciente, ma fidati di me, questa è opera tua! >>
Jeanette non capiva.
<< Guardati attorno e prova a rifletterci, ci sarà di sicuro qualcosa che ti aiuterà a capire >>.
Jeanette allora cominciò a guardare le stelle e i pianeti che volteggiavano intorno a loro, osservò le varie galassie e le costellazioni in lontananza, cercando quel “qualcosa” che, come diceva Mark, l’avrebbe aiutata a capire. Finalmente capì: << Lo Spazio >> bisbigliò.
<< Come? >> le chiese Mark.
<< E’ lo Spazio! Simon ed io guardiamo sempre le stelle e i pianeti con il suo telescopio! E’ questa la risposta, vero? Lo Spazio? >>
<< Non lo so, Jean. Come ti dicevo questo posto l’hai creato te, quindi dovrei essere io a chiedertelo, in teoria >>.
Jeanette era sempre più confusa.
Guardò in silenzio Mark per qualche secondo, e in quel momento le parve come di vedere un volto familiare, come se avesse visto già da qualche altra parte quel chipmunk. Lo osservo con più attenzione, alla ricerca di un qualcosa che l’aiutasse e ricordare. Il manto del suo pelo era più o meno dello stesso colore della Chipette, Indossava una t-shirt nera e rossa a scacchi e dei jeans marroncini, al collo portava una piccola catenina d’oro con un piccolo medaglione a forma di nota musicale, che a Jeanette non ricordavano niente che potesse aver visto nella realtà. “ Ma allora…” si chiese tra se e se “perché ho la sensazione di averlo già visto?”.
<< Che ti prende Jean? Perché non parli più? >> le chiese preoccupato il chipmunk.
<< Mark…tu non sei solo un sogno…chi sei veramente? >>.
L’espressione di Mark si fece improvvisamente seria, come se la domande di Jeanette l’avesse turbato.
<< Jean…non posso dirtelo, scusami. >>
<< E perché? >>
<< Perché ora ti devi svegliare! >>
<< Cosa, no aspe… >>

Jeanette si svegliò nel cuore della notte nel suo letto.
Si mise seduta e si guardò intorno, gli altri stavano beatamente dormendo nei loro letti. “Almeno non ho parlato nel sonno” pensò la chipette. Controllò rapidamente l’ora sull’orologio appeso alla parete della loro stanza: erano le 03.46 di mattina. Poi si rimise a dormire, ma per quella notte non sognò più.

Quel pomeriggio nel dopo-scuola, Simon e Jeanette erano usciti ancora. Dopo aver passeggiato per un’abbondante oretta, avevano deciso di far ritorno a casa e sulla strada del ritorno:
<< Ho fatto ancora quello strano sogno >> disse Jeanette.
D’improvviso entrambi si fermarono.
Simon dopo essere rimasto per qualche istante ad osservarla pensando a cosa dire, le rispose: << Lo immaginavo, anche oggi avevi una faccia! >>
<< Lo so, scusami, è che è un sogno talmente realistico e strano…non è facile da spiegare, dovresti viverlo in prima persona per capire… >>.
Simon avrebbe voluto chiederle ancora una volta sé se la sentiva di raccontarglielo, ma non voleva sembrare troppo insistente, comunque non ce ne fu bisogno, perché lei iniziò a parlarne. Nel frattempo avevano ripreso a camminare.
<< Mi trovo in questa specie di stanza completamente buia e vuota, che d’improvviso comincia a riempirsi di stelle e pianeti… >>.
<< Stelle e pianeti? >> la interruppe Simon.
<< Sì, in miniatura…lo so che è assurdo, ma lasciami finire… >> sì fermò per riprendere fiato e ripartì: << Quando ecco che mi trovo di fronte questo strano chipmunk… >>.
A udire quella parola l’atteggiamento di Simon mutò d’improvviso. Non la ascoltava più con distrazione…si era fatto più attento.
<< …la prima volta, lo sai, non me lo ricordavo molto bene, ma sta notte era diverso…ci ho parlato…e il suo atteggiamento, il suo modo di parlare era…strano… >> Jeanette si fermò.
<< Cosa intendi per strano? >>
<< Non…non saprei…diceva un sacco di cose insolite…che io avevo creato quella stanza, che mi stava aspettando…e poi… >>.
<< Poi? >>
<< Ti sembrerà strano, ma aveva un aspetto familiare! >>
Simon rimuginò su qualcosa.
<< Potrebbe essere qualcuno che hai visto a Carterson City da giovane? >> suggerì il chipmunk.
<< No, no! E’ impossibile! Non c’erano altri chipmunk lì, solo io, Britt ed Ele >>.
<< Hmm… >>
<< Allora? Cosa ne pensi? >>
<< Jean, ammetto che questa storia del chipmunk misterioso è interessante, ma credo che non dovresti tormentarti troppo…con una mente come la tua non c’è da sorprendersi che fai sogni così complessi e bizzarri! >>
<< Ma che adulatore! Stai cercando di rendermi pazza di te? >> scherzò lei. “Come se ce ne fosse bisogno!” si disse tra se e se.
<< Non ancora… >>
<< Che vuoi dire? >>
<< Sbrighiamoci a tornare a casa e ti risponderò. >>
<< Hmm…mi hai convinta! >>

Nel frattempo a casa Seville.
Dave entrò in casa in fretta e furia, guardò sul suo orologio da polso l’ora col timore di essere in ritardo, non lo era, se Simon avesse rispettato i tempi stabiliti, l’uomo avrebbe avuto ancora mezz’ora di tempo per organizzare tutto. Entrando in cucina ricontrollò ancora sull’orologio appeso alla parete per sicurezza, anche secondo quello mancava mezz’ora.
Simon gli aveva chiesto aiuto per organizzare una sorpresa per Jeanette, era quello di cui si stava occupando in questo momento Dave. Dopo essere passato nel negozio di articoli per viaggi e aver ritirato l’ordine speciale che avevano richiesto due settimane prima, ora il passo successivo era di organizzare tutto secondo le istruzioni del Chipmunks. Uscì di casa e controllò rapidamente verso la strada per assicurarsi che Simon e Jeanette non stessero già facendo ritorno, poi si diresse verso l’auto e tirò fuori dal bagagliaio quello che aveva appena preso dal negozio. Nonostante di tempo materiale ne avesse ancora molto e la preparazione di tutto non richiedeva oltre i due minuti di tempo, Dave ugualmente rientrò in casa di corsa e tornò in cucina.
Nella stanza c’erano anche Alvin e Brittany che bisticciavano per qualcosa. L’uomo non si sforzava né di ascoltarli né di capire il perché di quell’ennesima baruffa, vedeva solo che di fianco a loro c’era un barattolo di biscotti. Alla fine si limitò solo a gridare << Alviiiiiiin!!!! >> e ad invitarli ad andare a bisticciare da un’altra parte. Loro obbedirono portandosi via il barattolo.
Mancavano ancora ufficialmente 20 minuti prima del ritorno di Simon e Jeanette quando Dave aveva finito di preparare il tutto, ma neanche a farlo apposta, i due erano già arrivati, li vide entrare in giardino sbirciando dalla finestra della cucina. “Fiuu!! Appena in tempo!” si disse tra se e se tirando un sospiro di sollievo.

Simon era preoccupato, aveva commesso un grosso errore a voler rientrare così presto, si chiedeva se Dave fosse riuscito a finire di preparare il tutto. Quando vide la sua macchina parcheggiata, anche il Chipmunk tirò un sospiro di sollievo. “Per lo meno è già tornato” pensò.
Jeanette era emozionata. Simon le aveva promesso una sorpresa e lei era impaziente di scoprire di che si trattava.
Una volta entrati in casa, Simon annunciò ad alta voce << Dave, siamo tornati! >>
Dalla cucina, Dave rispose << Venite pure, ragazzi! >>
“Ottimo, Dave ce l’ha fatta!”
Simon invitò Jeanette a seguirlo in cucina, e lei, consapevole che probabilmente questo faceva parte della sorpresa, obbedì senza porsi alcuna domanda.
Una volta entrati nella stanza, Simon salì sul tavolo, invitando anche la Chipette a raggiungerlo. Una volta salita, Jeanette notò subito che sopra il tavolo c’era qualcosa, e quel qualcosa era coperto da una tovaglia in modo che non si potesse capire di che si trattava.
A quel punto Simon andò dietro di lei e con delicatezza le coprì gli occhi con le mani. Per un istante fu sorpresa, ma non si ribellò. Simon fece un cenno a Dave con la testa per indicargli che poteva togliere la tovaglia e lui lo fece, poi, come stabilito dal loro piano, uscì dalla stanza lasciandoli soli.
<< Bene Jeanette, ora puoi guardare >> e le tolse le mani dagli occhi.
La Chipette vide quello che Simon e Dave le avevano preparato e rimase a bocca aperta. Se fosse stata Brittany, probabilmente per una sorpresa di questo tipo avrebbe strillato di gioia per un paio di ore consecutive (una volta l’aveva fatto per davvero), invece si limitò ad osservare in silenzio e con gli occhi che le luccicavano dalla commozione. Volete sapere cosa c’era sul tavolo? Bhe, quello che Jeanette vide era un piccolissimo cestino da pic-nic con al suo interno un altrettanto piccolo tappetino a scacchi rossi e bianchi. Entrambi erano perfettamente a misura di chipmunk.
<< Sai, dicevi sempre che ti sarebbe piaciuto fare un bel pic-nic con cestino e tutto il resto, così mi son detto: perché no? >> scherzò Simon, poi aggiunse << Ti piace? >>
Jeanette non disse una sola parola, semplicemente si girò verso di lui e con le lacrime agli occhi lo abbraccio. Simon non amava molto gli abbracci delle altre persone, ma con lei era diverso, e fu più che felice di ricambiare il gesto d’affetto abbracciandola a sua volta.
Alvin e Brittany, che qualche secondo prima avevano intenzione di tornare in cucina per riprendere la loro discussione,si erano fermati davanti alla porta e li guardavano, o per meglio dire, li spiavano.
<< Oh, che dolci che sono! >> disse a bassa voce Brittany, poi guardò Alvin << Tu per me non le hai mai fatte queste cose! >>
<< Vuoi scherzare?!? Stai insieme ad una Rock Star amata da tutto l’universo! Che cosa vuoi di più? Lo sai quante ragazze vorrebbero essere al tuo posto?? Ah, a proposito, mi passi un altro biscotto? >>
<< Ma cerrrrrto!! >> Brittany infilò una mano dentro il barattoli di biscotti che ancora teneva di fianco a se, ne afferrò uno e lo uso tirò in testa ad Alvin, spezzandolo sulla sua zucca. Alvin non provò dolore, ma solo sorpresa per il gesto di Brittany.
<< Buon appetito!! >> gli disse la chipette, poi se ne andò, lasciandolo da solo.

Jeanette era al settimo cielo come non mai. Dopo cena lei e Simon si erano messi a discutere per organizzare il loro pic-nic. Non avevano ancora stabilito quale potesse essere il giorno perfetto per godersi la loro speciale uscita, in compenso avevano già deciso dove sarebbero potuti andati: nel parco in cui erano soliti passeggiare durante le loro usciti serali avevano l’abitudine di fermarsi sotto una giovane quercia, in quella zona del parco di solito non passavano molte persone, quindi potevano starsene tranquillamente per conto loro senza temere gli sguardi indiscreti di qualche passante.

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