Capitolo 1

Un segreto nei sogni

Con la Fan fiction che vi presento ora, probabilmente ho raggiunto il mio limite per quanto riguarda Simon e Jeanette. Ho dedicato il massimo impegno e tutti i miei sforzi per creare una storia romantica sulla loro coppia che meritasse di essere ricordata per sempre, e mi auguro davvero di aver centrato l’obbiettivo.

L’ispirazione me l’ha data silviettina23, proponendo nella pagina dedicata aiSuggerimenti per nuove storie l’idea per una storia in cui Jeanette aveva iniziato a sognare un chipmunk misterioso che lei non aveva mai visto prima. Mi era piaciuta moltissimo l’idea del personaggio che le appariva nei sogni, così mi buttai a capofitto nella scrittura della storia.
Ad un certo punto però era anche arrivato il momento di porsi delle domande…prima di tutto: chi era in realtà quel chipmunk? E che voleva da Jeanette?
Provando a pensare a come rispondere, mi è venuta l’ispirazione per tutta la trama di questa magnifica storia. Ho dovuto andare un po’ fuori tema con la traccia originale di silvietina23, perché non sarei mai riuscito a unire i punti suggeriti da lei con la fantastica trama che avevo in mente io, e così mi sono limitato solo ad ispirarmi alla sue idea.
Da tempo volevo anche scrivere una fan fiction romantica sulla coppia Simon/Jeanette, e così ho fatto in modo di fondere questo mio obbiettivo con le idee che avevo escogitato, e il risultato è che credo di aver scritto la migliore fan fiction di tutta la mia vita, e forse la migliore in assoluto al mondo…certo, sono parole grosse, ma sarete voi a giudicare.
Buona lettura e commentate in tanti!!


Jeanette era sempre stata brava a ricordare e suoi sogni. Era quasi un Hobby per lei.
Le piaceva raccontare ogni mattina a Simon i sogni che faceva durante la notte, e il suo caro Simon la ascoltava sempre con attenzione e interesse. Aveva imparato a conoscerli molto bene, perfino a riuscire quasi a prevedere che tipo di sogno avrebbe vissuto durante la notte semplicemente dal suo stato d’animo prima di addormentarsi, ma questo era diverso. Capì subito di trovarsi all’interno di uno dei suoi sogni, ma era comunque qualcosa di mai visto prima. Si trovava dentro una stanza che pareva infinita, al suo interno non c’era niente…né una luce, né un oggetto, né una qualsiasi parete che delimitasse quello strano luogo, persino il pavimento su cui era convinta di camminare non esisteva, al loro posto c’era solo il Nulla, il buio più totale.
Si lasciò sfuggire una frase: << C’è nessuno? >> come se si aspettasse una risposta dal Nulla che la avvolgeva. D’improvviso, come se il Nulla volesse effettivamente risponderle, delle piccole luci cominciarono a comparire e a volteggiarle tutto intorno, cambiando forma, dimensione e aspetto man mano che si spostavano. Alcune divennero molto grandi e assunsero delle forme che ricordavano molto i pianeti, altre, più piccole si centuplicavano di numero e si andarono a disporre casualmente nella stanza. Jeanette vide quelle piccole luci trasformarsi e moltiplicarsi diventando stelle e pianeti, fino a che tutto intorno a lei non divenne molto simile alle mappe stellari che si vedono spesso negli atlanti geografici. Quello strano sogno che stava nascendo davanti ai suoi occhi non aveva ancora finito, però, di costruirsi: alcune di quelle piccole luci sembravano come…esplodere fino a ridursi a polvere, e le piccole particelle di polverina si raggrupparono e iniziarono a volteggiare fino a formare un vortice. Mentre Jeanette osservava incantata la scena, altre luci arrivarono e si unirono al vortice, che invece di espandersi diventava sempre più compatto…qualcos’altro stava per prendere forma. La massa formata dalla polverina splendente era diventata alta più o meno come la Chipette e stava assumendo un aspetto sempre più definito. Quella che prima era un cumulo di polvere di luce ora aveva due gambe, due braccia e una testa, anche se non era ancora chiaro cosa stesse diventando. Jeanette dovette attendere ancora diversi secondi prima di ottenere la risposta, ma quando alla fine la trasformazione della massa di polvere poté dirsi completa, quello che la Chipette vide era incredibile anche per un sogno: un chipmunk in carne e ossa! Un chipmunk che lei non ricordava di aver mai visto prima e che la fissava in silenzio e con espressione apatica.
<< Chi…chi sei? >> tento di chiedergli Jeanette, che cominciava anche a provare un po’ di timore per ciò che aveva appena visto.
Il chipmunk la osservò per un po’ con quella stessa espressione priva di emozioni, ma poi sorrise e le rispose semplicemente: << Mark >>.

<< Jeanette? Hey! …Svegliati! >>
<< Ma chi… >>
Aprendo gli occhi Jeanette si trovo davanti Eleanor in pigiama, che cercava di svegliarla.
<< Ele…ma che succede? >>
<< Dovresti dirmelo te! Di solito sei tu che svegli noi! >>
<< Ah…è che ho fatto uno strano sogno… >>
Le due sorelle si scambiarono alcune occhiate.
<< …più strano del solito, voglio dire >>
<< Ah, ok…ora ha più senso! Che ne dici? Andiamo a far colazione? >> le propose infine Eleanor.
<< Volentieri! >>

<< Ah, eccovi! >> commentò Dave vedendo le due Chipettes entrare in sala da pranzo mentre lui stava terminando di servire la colazione agli altri.
Jeanette ed Eleanor salutarono tutti e si sedettero vicino ai loro corrispettivi compagni.
<< Come mai questo ritardo? Va tutto bene? >> chiese affettuosamente Simon.
<< Sì, sì…non preoccuparti…è che ho fatto un sogno veramente strano… >>
<< Hmm, bhe… coraggio, racconta! >>
Jeanette ci pensò su, ma poi: << E’ meglio di no…almeno questa volta… >>
<< …capisco >>
<< Non fraintendermi, è che non saprei nemmeno da cosa partire…scusami Simon… >>.
Simon le sorrise, poi con calma la rassicurò: << Non fa niente, non devi scusarti >>.

Il resto di quella giornata per Jeanette era stato routine: dopo la colazione erano andati a scuola, poi a casa compiti e studio per il test di chimica che avrebbe dovuto svolgere la settimana seguente, un po’ di relax a base di Tv nel tardo pomeriggio e la sera, come di consueto, uscita con Simon per fare una passeggiata.
Nel corso degli ultimi mesi la loro relazione si era fatta sempre più seria. Alvin e Brittany, anche se era evidente che si volevano bene, passavano le giornate a litigare del più e del meno, Theodore ed Eleanor erano più degli amici del cuore che una vera coppia, per Simon e Jeanette, invece, era diverso…il loro era amore vero, erano la perfetta coppia di fidanzati, tanto che negli ultimi tempi partecipavano sempre di meno alle attività di “famiglia” per dedicarsi esclusivamente alla loro storia. Uscivano sempre fuori la sera per un gelato a misura di chipmunk o anche solo per una passeggiata, si scambiavano sempre parole dolci e baci e non era raro che dormissero insieme nello stesso letto, come ce lo si potrebbe aspettare da una coppia stabile come la loro.
Tempo fa Jeanette aveva raccontato a Simon di aver sempre desiderato fare un piccolo pic-nic esattamente come gli umani, con tanto di cestino, piatti e posate su misura e lui ultimamente non faceva che ripetere che l’avrebbe accontentata, doveva solo pazientare ancora qualche giorno. Lei aspettava fiduciosa, anche se talvolta era dubbiosa. Si chiedeva, per esempio, come ci sarebbe riuscito? Ma poi si ricordava che stava pur sempre parlando di Simon, e quindi tutti i suoi dubbi scomparivano magicamente, lasciando posto solo alla curiosità.
Tornando a quella sera, non era stata un granché rispetto ad altre volte. Il ricordo di quello strano sogno l’aveva accompagnata da quando si era svegliata fino ad ora e non le riusciva di concentrarsi su altro. Simon aveva provato ad insistere ancora un po’ chiedendole di farselo raccontare, ma lei continuava a rifiutarsi. Non era una scusa la sua, per davvero non era in grado di raccontarlo. Era sempre stata brava a ricordare i sogni, ma questo no. Le tornavano alla memoria solo delle luci che si spostavano a caso in una stanza buia e un qualcosa che le era apparso davanti agli occhi e le aveva parlato, ma chi o cosa fosse, non se lo ricordava più.
Simon ci rimase male dopo il suo ultimo rifiuto, e questo purtroppo guastò la serata.
Alla fine decisero di tornare semplicemente a casa e quella notte ognuno dormì nel proprio letto.

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