6: Torniamo a casa, finalmente!

Non potevo credere a quanto stava succedendo! Com’era possibile che fossimo così iellati?! Ormai era fatta, l’elicottero era quasi arrivato alla spiaggia e proprio in quel momento il vulcano aveva deciso che non ne aveva ancora abbastanza con le eruzioni!
Mentre guardavo in direzione della foresta, vidi ergersi tra gli alberi un colossale getto di lava e fumo, seguito, pochi istanti dopo, da una seconda ondata di massi infuocati, che cominciarono a schiantarsi ovunque, sia in mare, che tra gli alberi, e soprattutto, vicino a noi!
Non era sicuro restare in spiaggia, eravamo troppo scoperti, e da un momento all’altro una bomba di lava avrebbe potuto centrarci e farci finire all’altro mondo. Come se non bastasse, l’eruzione proveniva dalla stessa direzione in cui si trovava la casetta sull’albero di Brittany.
Oh no…Britt!! Dovevo immediatamente portarla via da lì!
Corsi verso la foresta, non curante di controllare cosa fosse successo all’elicottero, con il tasso del miele che mi seguiva come un fedele compagno. Intorno a noi sentivamo impattare tra gli alberi le rocce di fuoco, mentre nella foresta stavano già spuntando i primi incendi nei punti dove la vegetazione non era già bruciata durante la prima eruzione.
Una di esse cadde a un metro da noi, proiettandoci in aria e facendoci schiantare violentemente contro un albero.
<< Argh…cavolo…hey, stai bene? >> chiesi al tasso del miele, mentre mi riprendevo dal violento urto, lui grugnì come suo solito. Stava bene.
Riprendemmo la fuga con molta più prudenza di prima, fino a quando non raggiungemmo il rifugio. In lontananza vedevo avanzare rapidamente verso di noi un grosso incendio, dovevo fare presto, o non avremo avuto scampo. Salì la scala a chiocciola, seguito dal tasso, ed entrai di corsa nella casetta. Brittany era sveglia, e si guardava intorno confusa.
<< Alvin, che succede? >> mi domandò con voce fioca.
<< Un’eruzione, Britt! Dobbiamo andarcene subito da qui! >>
<< Cosa?! Un’altra? >>
<< A quanto pare sì! Presto, riesci a camminare? >>
<< Credo…credo di sì >>
In verità non ne era in grado. Si alzò a fatica dalla branda, e non riuscì a fare più di due passi verso di me.
<< Non è vero, Britt, non ti reggi in piedi! >>
<< Già…cosa facciamo, Alvin? >>
Dovevo pensare in fretta. Il tempo per andarcene era già scaduto, da un momento all’altro il fuoco avrebbe avvolto il rifugio con noi dentro!
<< Non c’è tempo da perdere, ti porterò io, forza! >>
La caricai in spalla e insieme uscimmo dal rifugio.
<< Alvin…sei sicuro…? >>
<< Non ti preoccupare, Britt, ce la faccio, pensa solo a tenerti forte! >>
Guardai verso la foresta, in direzione del fuoco, e lì lo vidi…non era solo un incendio, ma un intero fiume di lava! E ormai aveva quasi raggiunto il nostro albero.
Ammetto che non era stato facile scendere la scaletta a chiocciola con Britt sulle spalle, ma non potevo permettermi di sbilanciarmi e cadere. Completai gli ultimi gradi e ci ricongiungemmo al tasso del miele, che era già sceso dall’albero ancora prima che io e Brittany fossimo usciti dal rifugio, e che ora ci stava aspettando.
<< Hey, dove andiamo adesso?! Hai qualche idea?? >>
Il tasso del miele si alzò sulle zampe posteriori e cominciò a guardarsi intorno, come se stesse cercando qualcosa…un percorso per sfuggire alla lava, forse.
Emise un grugnito, che ormai avevo imparato ad interpretare come un << Seguimi! >> e corse via. Non c’era più bisogno che gli (o mi) chiedessi dove stesse andando, dovevo solo seguirlo. Dopotutto, era già riuscito a sfuggire ad un’eruzione, questa non doveva poi essere così diversa, anche se più tempo passava, e più era sicuro che non provenisse dal vulcano, ma da qualche altro punto dell’isola…più vicino.
<< Alvin…guarda! >>
<< Cosa, Britt? >>
Mi girai con lei sempre in spalla, e insieme guardammo il fiume di lava inghiottire l’albero con il nostro rifugio. Se fossi caduto dalle scale e avessimo perso tempo a rialzarci, ci saremo ritrovati proprio nel bel mezzo delle fiamme, in quel momento.
<< Sta bruciando… >>
<< Già, Britt…ma ora dobbiamo andare… >>
Dover lasciare la nostra casetta in balia del fuoco era stato tremendo per entrambi. Britt aveva lavorato duramente per costruirla, ed io avevo avuto un posto dove poterla metterla al sicuro mentre era ancora priva di sensi. Era un peccato che fosse finita così, ma non potevamo farci niente.
Corsi verso il tasso del miele, che si era fermato a pochi metri da noi per aspettarci, e quando lo raggiungemmo, ricominciammo a marciare diretti dovunque lui ci stesse portando.
Fu molto più faticoso sta volta, a causa dello sforzo di portare in spalla Brittany. Dopo qualcosa come trecento metri di corsa, avevo il fiatone pesante.
<< Alvin, ti prego, riposati un po’ >> mi supplicò Britt, ma non la ascoltai. Aveva anche iniziato a piovere cenere vulcanica. Se non avessimo trovato un riparo al più presto ci avrebbe ricoperto fino alla testa.
<< Manca…uhh…ancora…molto? >> provai a chiedere, ansimante, al tasso, che ci stava facendo da guida. Lui emise un verso a metà strada tra il suo solito grugnito e un ruggito, << Manca poco >> mi aveva risposto. Come facessi a essere sicuro che volesse dire proprio quello? Non lo so nemmeno io, ma ero certo che avesse detto questo.
Nonostante l’ambiente intorno a noi si era fatto completamente grigio e rosso a causa degli incendi che stavano divampando nell’area e alla fuliggine che pioveva dal cielo, riconobbi il luogo in cui ci stava portando: le grotte!
Entrammo dentro, dopodiché il tasso cominciò ad arrampicarsi sulle ripide pareti della roccia. Provammo a seguirlo fin dove potevamo, ma ad un certo punto, dovetti per forza fermarmi. Raggiungemmo un punto particolarmente sopraelevato, che con un grosso salto e afferrandomi al bordo con le mani, sarei riuscito a salire senza problemi, ma con Brittany sulle spalle sarebbe stata un’impresa impraticabile. La feci scendere e l’aiutai con le braccia a salire.
<< Aggrappati al bordo, Britt! >> le dissi, ma non ce ne fu bisogno. Il tasso del miele la afferrò e la tirò su senza che lei facesse il minimo sforzo, poi aiutò anche me a salire.
<< Grazie, amico >>
Lui grugnì e riprese a marciare.
<< Alvin, ora non serve più che mi porti, riesco a camminare da sola >>
<< Sei sicura, Britt? >>
<< Sì, questa volta, sì >>
Percorremmo un piccolo corridoio nella roccia, giungendo, infine ad una minuscola caverna, larga non più di paio di metri e così bassa da permettermi di toccare il soffitto con le mani. In una delle pareti, tra le rocce, c’era una piccola fenditura, dalla quale filtrava dentro un po’ di luce, abbastanza da permettermi di vedere cosa avevo intorno. Vedevo sparpagliate di qua e di la diverse pile di ramoscelli di varia forma e dimensione, in un angolo c’era quello che aveva tutta la parvenza di essere un piccolo nido di foglie, e nell’angolo opposto, c’era della frutta essiccata.
<< Ci ha portati nel suo nido? >>
<< Direi di sì, Britt >>
Ora si spiegava come avesse fatto a sfuggire al disastro della prima eruzione, viveva in quello che a tutti gli effetti era una specie di bunker nella roccia! Né la lava né le palle di fuoco avrebbero mai corso il rischio di colpirci lì dentro, e se anche il fumo degli incendi fosse penetrato nella grotta, la fenditura nella roccia ci avrebbe garantito, per lo meno, un costante ricircolo dell’aria. Era davvero il miglior posto in cui potessimo rifugiarci!
Mi affacciai alla fenditura e comincia a guardare fuori. Purtroppo la nube di fumo aveva avvolto il cielo, e non era possibile capire se l’elicottero fosse ancora nei paraggi. Anche se ormai era assai improbabile. Devono essere passati almeno quaranta minuti dall’inizio dell’eruzione e, sperando che siano riusciti ad allontanarsi in tempo, ormai dovevano essere già lontani.
Ora che ci stavo pensando, però, non l’avevo ancora detto a Brittany!
<< Ci hanno trovato >>
<< Come? >> mi domandò lei, che era in piedi di fianco a me e si stava guardando intorno.
<< Prima della seconda eruzione…stava arrivando un elicottero, ma credo che si sia dovuto allontanare … >>
<< Oh… >>
<< Già…ma per lo meno ora sanno che siamo qui. Presto verranno a prenderci >>
<< Meno male >>
Distolsi lo sguardo dall’esterno, e lo puntai a Brittany.
<< …come ti senti, Britt? >>
<< Va un po’ meglio…ma credo di avere ancora un po’ di febbre… >>
Provai a sentirle la fronte, appoggiando delicatamente la mia mano su di essa.
<< Sì, sei ancora un po’ calda, dovresti riposarti…ormai comincia a fare anche buio… >>
<< Anche tu dovresti riposarti un po’ però, Alvin… >>
Aveva ragione.
<< Già… >> mi limitai a risponderle.
Mentre noi parlavamo, intanto, il tasso del miele non solo aveva accettato di ospitarci nella sua piccola caverna, ma ci stava anche preparando un piccolo letto di foglie usando quelle del suo nido.
A lavoro ultimato ormai era quasi buio fuori, a causa anche del fumo che oscurava il cielo, e dentro la caverna non si vedeva quasi più niente.
<< Bhe, Alvin…io vado a dormire… >>
<< Sì, ok…arrivo anch’io tra poco >>
Brittany si avvicinò al tasso del miele che si stava già appisolando sul suo nido. Lo ringraziò per il letto che ci aveva preparato e gli diede un bacetto su una delle guance. Da quel poco che riuscì a intravvedere nel buio, il tasso sembrò gradirlo, e me ne diede conferma quando gli senti emettere uno dei suoi versi.
Brittany si sdraiò e si addormentò.
Ero stremato come mai in tutta la mia vita, quindi poco dopo la raggiunsi anch’io. E ci addormentammo tutti e tre.

Quella notte feci un incubo orribile…avevo rivissuto la scena di Brittany che cadeva in acqua, e di me che mi tuffavo a salvarla…la differenza, sta volta, era che lei era cosciente e io non ero riuscito a salvarla…mentre nuotavo negli abissi per cercare di recuperarla, un enorme tentacolo mostruoso la afferrava e la trascinava sempre più in profondità, lontano da me…finché, ad un certo punto, era sparita.
Per fortuna, era solo un sogno…
Quando mi svegliai la mattina, guardandomi attorno, mi accorsi che il tasso era sparito, in compenso, vicino al nostro letto, trovammo un grosso mango, bello fresco e maturo, che probabilmente ci aveva portato lui mentre dormivamo. Brittany stava ancora dormendo, ma si svegliò quasi subito.
<< Buongiorno, Alvin >> mi salutò sorridendomi.
<< Ciao, Britt >>
<< Uhh! La colazione in camera! Quel tasso sa come far felice una ragazza! >>
<< Già, he he… >> ridacchiai anch’io.
<< Britt…come ti senti? >>
<< Molto meglio, Al, grazie…credo che la febbre ormai sia passata, senti pure tu! >>
Sì, in effetti non scottava più in fronte, e sembrava anche allegra e sorridente, al contrario di me. Non le avevo ancora raccontato quella parte della storia. Lei sapeva che l’avevo tirata fuori dall’acqua e portata su quel pezzo della zattera, ma non che fossi quasi annegato con lei nel tentativo di trovarla e riportarla su. Ripensai anche a quell’orribile sogno, così realistico e spaventoso, e credo che in quel vortice di emozioni contrastanti che provavo in quel momento, mi sia lasciato sfuggire una lacrima. Per fortuna la luce del sole, finalmente libera dalla nube di cenere della seconda eruzione, non si trovava ancora nell’angolazione giusta per illuminare per bene la caverna, così lei non si accorse che in quel momento trattenevo a stento il pianto.
<< Bhe, non so tu, ma dopo tutta quest’avventura mi è venuta un po’ di fame, quindi mangio…e tu invece? Non hai appetito? >>
<< Oh…sì…anch’io… >>
<< Alvin…va tutto bene? >>
Cercavo di stare lontano dalla luce del sole. Non volevo che mi vedesse in quello stato.
<< Sì, sì…non devi preoccuparti, Britt…sono solo…solo…felice che tu stia bene…ecco tutto… >>
<< Oh…capisco…bhe, sì, Alvin, sto bene…grazie a te… >>
Non so cosa mi avesse preso quella mattina. Avrei voluto abbracciarla, essere al settimo cielo per il fatto che era finalmente guarita…invece corsi fuori dalla caverna.
<< Alvin, dove stai andando?! >> urlò lei, ma io non le risposi e non mi fermai.
Uscì dalle grotte e percorsi una ventina di metri di foresta grigia per la cenere caduta durante il giorno prima, fino a che non arrivai alla spiaggia. Non la nostra, che si trovava a diverse centinaia di metri di distanza, ma pur sempre spiaggia.
Mi avvicinai alla riva, e lì mi sedetti, tra la sabbia e la cenere, mettendomi a piangere. Se mi chiedessero ora il perché mi comportai in quel modo, probabilmente non saprei darvi una risposta. Forse, sapendo che Brittany era finalmente salva, finalmente sentivo di potermi permettere di sfogarmi per tutto lo stress del giorno precedente. Eravamo passati dall’essere tratti in salvo al lottare per la nostra vita in una frazione di secondi ed è solo per una fortunata serie di circostanze se potevano ancora dire di essere vivi.
<< Alvin…? >>
Brittany mi aveva seguito attraverso la foresta, fino alla spiaggia, e ora si era seduta di fianco a me.
<< Che succede? >>
Provai a darmi un contegno, ad asciugarmi le lacrime, ma il fatto che si trovasse qui, vicino a me, non mi aiutava a frenare le mie emozioni.
<< E’…è tutta colpa mia, Britt… >>
<< Non capisco… >>
<< Sì, quest’isola…la tua febbre…l’eruzione…non sarebbe successo niente se…se…mi fossi comportato come una persona matura… >>
<< No, Alvin…non dire così…non potevi sapere… >>
<< Eri quasi morta per colpa mia, Britt! >>
<< Ero malata…ma ora sto bene, stai tranquillo… >>
<< No…non è per quello…cioè…sì…lo è…ma non è questo il punto…quando…quando sei caduta in acqua…quando io mi ero tuffato per cercarti…eri…eri sparita…non riuscivo a trovarti da nessuna parte…temevo che fossi annegata…ero disperato…non sapevo cosa fare..dove cercarti…e sai, quando…quando ti avevo trovata…non riuscivo a raggiungerti…ero disposto a rischiare di affogare pur di raggiungerti…ma non ne ero in grado… >>
<< Oh…bhe…però…però ci sei riuscito, sono qui…vicino a te… >>
<< Pensavo davvero che fossi annegata…mi ero detto che…che se non sarei riuscito a tirarti fuori, mi sarei lasciato andare con te… >>
<< Alvin…dimmi…dimmi che non lo pensavi sul serio… >>
<< Invece sì…io…io ti amo…Britt…se ti avessi persa…ecco…la mia vita non avrebbe più avuto senso… >>
<< Oh…Alvin… >>
Anche sta volta avrei tanto voluto abbracciarla, ma neanche ora ne ero in grado. Non riuscivo nemmeno a guardarla negli occhi. Invece mi abbracciò lei, e mi strinse con affetto, mentre io cercavo di calmarmi. Mi vedeva come il suo eroe ora, e gli eroi non piangono come bambini.
Lei mi lasciò, e io finalmente mi asciugai gli occhi e smisi di piangere. Ci guardammo negli occhi, poi, molto lentamente, iniziammo ad avvicinarci l’uno all’altra, come attratti da una forza invisibile. Credo che in quel momento lei volesse baciarmi, e anch’io pensavo la stessa cosa. Un suono però ci interruppe, o per meglio dire, un verso. Era il tasso del miele.
<< Grazie mille, ciccio, sei un amico! Dopo averci aiutato a sfuggire dal vulcano e tutto il resto, ci vieni a interrompere proprio ora! >> mi lamentai sarcasticamente. Brittany rise divertita, ma si azzittì di colpo quando vide…lui! Io, invece, semplicemente non riuscivo a credere ai miei occhi. Per un istante fui convinto che fosse un miraggio, un allucinazione, o qualcosa del genere…invece era reale…Dave era lì, proprio davanti a noi. Ebbi come una sensazione di dejà vu, mi tornò alla mente la sensazione di incredulità che avevo provato quando ci aveva trovato la prima volta, mentre io e i miei fratelli, insieme alle Chipettes, ci stavamo organizzando per costruire la zattera per andarcene dall’isola.
<< Ho interrotto qualcosa di importante, chiedo scusa, ragazzi >> commentò lui.
<< Dave! Ci hai trovato, sì!! >>
Brittany corse verso di lui e gli saltò in braccio.
<< Come stai, Britt? >>
<< Bene, grazie! Ma è tutto merito di Alvin…è lui che mi ha salvata! >>
<< Sì, lo so…bhe…Alvin, non sei felice di vedermi? >>
<< Dave…io…non sto sognando, vero? Sei davvero tu? >>
<< E chi altri dovrei essere? Certo che sono io, Al! >>
<< Ma…ma…ma come… >>
<< Come vi ho trovato? >>
<< Sì…voglio dire…io…credevo che l’elicottero se ne fosse andata via per l’eruzione… >>
<< Sì, bhe…in effetti è andata così, ma vi spiegherò con calma, prima, però, le cose importanti… allora? Non sei contento di veder… >>
<< Certo che sono contento di vederti, Dave!! Scusami, scusami davvero per averti morso, non volevo…grazie per averci cercato, grazie per averci trovato, ti voglio un mondo di bene, sììì!! >>
Non gli lascia finire la frase, gli saltai addosso e inizia a ringraziarlo e ad agitarmi in tutti i modi possibili, ero davvero felice…felice come non mai!
<< Ok, ok, Alvin, sei stato convincente! >>
<< Allora? Come hai fatto a trovarci? >>
<< Bhe forse è meglio che vi racconti tutto con calma… >>

Dave ci raccontò tutto, del fatto che Simon avesse suggerito di cercarci qui, dell’elicottero con il quale erano tornati sull’isola, dell’eruzione da cui sono dovuti fuggire per evitare di compromettere la sua integrità, e ci raccontò anche della scialuppa di salvataggio con la quale era tornato sull’isola.
Dopo che la corrente l’aveva trascinato sulla spiaggia, si era già fatta notte, con la cenere che cadeva costantemente dal cielo e l’attività vulcanica che non si arrestava, aveva deciso che non era sicuro proseguire le ricerche al buio. Seguendo il consiglio che gli era stato dato dalla guardia costiera, aveva indossata una mascherina per evitare di respirare i fumi e le polveri vulcaniche che si erano sparse nell’aria (cosa che noi non avevamo avuto bisogno di fare, dal momento che eravamo al sicuro, nella caverna). Dopo di che, usando alcuni rami trovati sulla spiaggia, si era costruito una tenda di fortuna sgonfiando la zattera e usandola come telo di copertura, e aveva trascorso la notte lì.
La mattina era stato risvegliato da un animale che si era introdotto al suo interno. Era il tasso del miele.
Dave ci disse di essersi spaventato, vedendolo, e di aver cercato di scacciarlo via, ma poi quando in tasso si era allontanato di pochi metri da lui, fermandosi e mettendosi ad attenderlo sulle zampe posteriori, proprio come faceva con me quando voleva condurmi da qualche parte, cominciò a sospettare che volesse che lo seguisse, e così aveva fatto. Del resto, ci disse, doveva pur iniziare la ricerca da qualche parte. Quindi lo seguì per quasi mezzo chilometro, fino a che non vide in lontananza, me e Brittany intenti a parlare seduti sulla spiaggia.

<< Quindi è stato per merito suo che ci hai trovato? >>
<< Proprio così, Alvin! Se non fosse stato per lui, non avrei avuto idea di dove cercarvi. >>
Stando in braccio a Dave, insieme a Britt, guardai per terra, in direzione del tasso. Quell’animale è stato il nostro angelo custode dall’inizio alla fine. Mi aveva assistito con la creazione della scritta sulla spiaggia, aveva preparato per quel tè miracoloso che aveva guarito Britt, ci aveva condotto alla sua caverna e ci aveva anche aiutato a ricongiungerci con Dave.
Pensai alla volta in cui io e lui avevamo avuto quello scontro per la legna del rifugio che stavo costruendo, e mi domandai se anche in quel caso lui avesse saputo che sarebbe crollato e avesse in qualche modo cercato di impedirmi di costruirlo? Era una domanda a cui non avrei mai avuto risposta. Il tasso emise un grugnito. L’ultimo di una lunga serie che gli avevo sentito fare, e anche l’ultimo che avrei sentito da lui, perché subito dopo corse verso la foresta e si dileguò per sempre. Da quel momento, non lo avrei mai più rivisto.
<< Cos’ha detto , Alvin? >> mi chiese Britt.
<< Come? >>
<< Tu riesci a capirlo…ha detto qualcosa? >>
<< …Sì…ha detto…“addio”… >>
<< Oh… >>
<< Ragazzi, sono le 10 di mattina, dobbiamo tornare alla nostra spiaggia >> ci avvertì Dave.
<< Perché tanta fretta? >> gli chiesi io.
<< Perché a mezzogiorno in punto arriverà l’elicottero dei soccorsi per prelevarci, non è lontano da qui, ma meglio non divagare troppo. Appena si faranno vedere li avviseremo con un razzo di segnalazione che mi hanno dato, e finalmente potremo tornarcene a casa >>
<< Bhe, allora che stiamo aspettando?! Andiamo subito! >>
<< Giusto, Alvin! C’è un International Music Award che ci aspetta! >>

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