4: Io e te, ancora insieme… ancora qui

Come immaginavo.
La corrente del mare ci aveva ormai riportato sull’isola. Una decina di metri ci separava dalla spiaggia su cui eravamo approdati la prima volta. Era buffo che fossimo tornati proprio in quel punto, come se l’isola cercasse in qualche modo di dirci che il nostro destino era rimanere qui per sempre.
Brittany era sdraiata a pancia in su sulla tavola di legno della zattera, ancora priva di sensi (ma viva, come mi ripetevo ogni volta che la riguardavo), mentre io me ne stavo seduto sul bordo destro con i piedi immersi nell’acqua. Non aveva senso che tentassi di remare con qualcosa, perché tanto ci pensava già il mare a condurci, e adesso come adesso, data la situazione, l’idea della terra ferma dell’isola non mi dispiaceva affatto.
In lontananza, vedevo ancora la nube di fumo fuoriuscire dal vulcano, ma per lo meno l’eruzione era cessata. In compenso, vedevo comparire del fumo in altri punti dell’isola, probabilmente dovuti agli incendi scoppiati con la caduta dei detriti infuocati e della lava. Mi augurai che il nostro rifugio era ancora intatto e al sicuro dagli incendi, perché era lì che volevo portare Brittany.
Non era sicuro lasciarla sulla spiaggia. Poco prima le avevo messo una mano in fronte, e mi ero accorto che aveva la febbre alta, quindi lasciarla in mezzo al sole cocente non era possibile. Non avevo neanche tempo di prepararle un nuovo riparo, perché speravo davvero che Dave o qualcun altro sarebbero tornati a cercarci qui, e in questo caso, la prima cosa che avrei dovuto fare era di preparare una nuova scritta sul terreno, o comunque qualcosa che avrebbe fatto capire ai soccorritori che eravamo entrambi lì e che li aspettavamo.
Attesi che la corrente ci avvicinasse ancora un po’ alla spiaggia, dopo di che mi tuffai in acqua e trascinai la tavola di legno con sopra Brittany a riva.
Quando fummo arrivati, la prima cosa che feci fu di tentare ancora una volta di svegliare Britt. Provai a chiamarla, poi le diedi ancora qualche colpetto sulle guance, ma a parte qualche mugugno, non ottenni risposta. Provai a sentirle ancora la fronte. La febbre sembrava esserle aumentata e la vedevo tremare per il freddo.
Probabilmente era stata questa la causa di tutto. Durante la crociera, o forse proprio qui sull’isola, deve aver contratto qualche tipo d’influenza che l’aveva fatta ammalare. Probabilmente stava bene durante la fuga dal vulcano, i primi effetti dovrebbe aver iniziato a sentirli sulla zattera, per poi avere il primo mancamento durante il salvataggio. Tutto quello che stavamo vivendo era frutto di uno sfortunato caso…se solo fosse andata col secondo gruppo, quando Dave le aveva proposto di andare con Jeanette, tutto questo non sarebbe successo. Se fosse caduta anche in quel caso, ci saremo comunque stati io, Simon e Dave a recuperarla all’istante. Ma ormai era inutile rimuginare sui “se”…ormai eravamo qui, e io ero il solo che poteva fare qualcosa.
<< Resta qui, Britt >> le dissi, come se mi aspettassi una sua risposta, e corsi immediatamente verso la foresta. Cercai tra gli arbusti qualche pianta che potessi usare come corda, e quando ne raccolsi un piccolo fascio, tornai immediatamente alla spiaggia. Scartai all’istante tutte quelle che mi sembravano troppo dure o ruvide, oppure quelle che ritenevo troppo corte, e con quelle rimaste assicurai Brittany alla tavola di legno. Se dovevo trascinarla via usando il pezzo della zattera a mo’ di barella, dovevo almeno assicurarmi che non cadesse fuori.
Persi almeno 15 minuti nell’operazione e verificai, poi, di non averla legata troppo stretta. Quando fui certo che tutto andasse bene, afferrai la barella di fortuna con sopra Britt e inizia a trascinarla via dalla spiaggia. La nostra destinazione? Il rifugio.

L’eruzione vulcanica aveva rilasciato una grandissima quantità di cenere che si era riversata su tutta l’isola. Man mano che ci addentravamo sempre di più al suo interno, vedevo il terreno ingrigirsi sempre di più a causa della fuliggine. Per fortuna il nostro rifugio non era troppo lontano dalla spiaggia, quindi arrivammo abbastanza velocemente.
Incastonata al suolo e con una piccola nube di fumo che l’avvolgeva, ad appena mezzo metro dalla casetta costruita da Britt, c’era un’enorme roccia rovente, piovuta dal vulcano. Tirai un gran sospiro di sollievo quando la vidi lì…poco più a destra e avrebbe centrato in pieno il rifugio, distruggendo l’unico riparo che ancora avevamo (dal momento che, come avevo già detto, il mio era crollato poco dopo che io terminai la sua costruzione).
Per arrivare alla casetta sull’albero, Brittany aveva costruito una piccola scaletta a chiocciola che partiva da terra e si innalzava fino ad un grosso ramo, da lì in poi, ci sarebbe stata un’altra serie di gradini di una seconda scalinata più piccola che avrebbe condotto all’entrate della casetta-rifugio.
Il lavoro che lei aveva svolto era impeccabile, solo che ora rappresentava un grosso ostacolo…non avrei potuto trascinarla per tutti quei gradini sulla tavola di legno…potevo solo slegarla e portala fino in cima in braccio, e così feci.
Portarla in braccio fin dentro la casetta non era stato molto faticoso, Brittany non pesava tanto per me, in mare era stato un altro discorso, perché in quel caso ero stremato ed ero sul punto di affogare insieme a lei.
Ad ogni modo, la portai fin dentro la casetta, dove in un angolo, disposti ordinatamente in fila, c’erano sei piccole brande di foglie create da lei nel caso avessimo dovuto usarle per dormire. Come tocco di classe per l’eccezionale lavoro che aveva fatto, ai piedi di ciascuna delle brande aveva inciso, sul legno del pavimento, le iniziali dei nostri nomi A, B, S, J, T, E.
La adagiai delicatamente sulla branda corrispondente alla sua lettera e stetti seduto di fianco a lei per alcuni minuti, guardandola dormire. Nel frattempo approfittai per riprendere un po’ le forze. Non per molto, però, perché dovevo tornare il prima possibile in spiaggia per scrivere quel messaggio per i soccorsi.

Mi svegliai di soprassalto.
Inizialmente non riconobbi il luogo dove mi trovavo, poi realizzai, ero dentro la casetta-rifugio costruita da Brittany. Senza rendermene conto, mi ero sdraiato sulla mia branda e mi ero appisolato, chi sa per quanto.
Brittany era ancora lì, dove l’avevo lasciata, priva di sensi, infreddolita e con la febbre ancora alta.
Che sciocco che ero stato. Non dovevo addormentarmi in quel modo. Chi sa quante ore avevo dormito? E se i soccorsi fossero già passati e io me li fossi lasciati sfuggire?!
No…dovevo ricompormi, non era il momento degli attacchi di panico.
Mi avvicinai a Brittany, provai a svegliarla per l’ennesima volta, ma non insistetti più di tanto, poi, quando costatai che anche questo ennesimo tentativo era inutile, mi limitai a coprirla con alcune delle foglie della sua branda.
Che sconsiderato che ero stato…non solo mi ero addormentato come se niente fosse, ma l’avevo persino lasciata al freddo. Con che coraggio l’avrei guardata negli occhi quando si sarebbe svegliata?
Comunque sia, avevo già perso troppo tempo. Uscii dal nostro rifugio e dopo aver dato una sbirciatina in una delle finestre, per assicurarmi che Brittany stesse ancora dormendo, mi diressi di fretta verso la spiaggia.

La prima volta che tutti insieme eravamo arrivati sull’isola, una delle prime cose che facemmo era di creare una grande scritta di SOS nel caso i soccorsi fossero passati di lì. Qualche giorno fa la prendevo tutta sul ridere. Ero convinto che presto, molto preso, Dave sarebbe arrivato a prenderci e non ero minimamente preoccupato della nostra situazione. Sta volta però era diverso. Brittany aveva la febbre alta, io dovevo prendermi cura di lei ma non sapevo in che modo e quel che è peggio è che ora molto probabilmente tutti ci consideravano morti in mare, quindi le probabilità di essere tratti in salvo, sta volta, erano minime.
Se veramente volevamo essere avvistati, la prima cosa che dovevo fare era di modificare quella scritta del SOS. Se con i soccorsi ci sarebbero stati anche Simon o qualcuno degli altri, vedendo la nuova scritta, avrebbero potuto capire subito che eravamo ancora lì.
Trovai l’SOS e dopo averci riflettuto alcuni secondi, decisi che al posto di quelle tre lettere, avrei lasciato un altro messaggio: W HR. Dove le tre lettere sarebbero state per “We Here”, “Noi qui”.
Forse era troppo enigmatico, ma sperai che così avrebbero capito che ci trovavamo ancora nell’isola.
Mi misi al lavoro. Cominciai a smontare la prima lettera di “SOS” e a ridisporre le pietre per formare “W”.
Quando fui costretto a prendere alcuni dei massi dalla lettera “O” per completare la W, mi accorsi che l’idea del W HR non era stata tra le migliori…i massi che avevo non mi sarebbero mai bastati per tutte e tre le lettere, o le riducevo di dimensione, col rischio di rendere meno visibile la scritta, oppure dovevo andare alla ricerca di altri massi o scegliere una nuova sequenza di lettere. E questo, In entrambi i casi, avrebbe significato perdere del tempo prezioso.
Mi sedetti su una delle pietre e comincia a riflettere sul da farsi, quando un rumore alle mie spalle attirò la mia attenzione. Mi voltai di scatto e non riuscì a credere ai miei occhi. Il tasso del miele era tornato.
L’avevo incontrato un paio di giorni prima, quando ero ancora alla ricerca della legna per il rifugio che stavo costruendo (sì, quello che poi è crollato, lo so). Aveva tentato di rubarmeli e di scappare via con tutta la refurtiva, ma ero riuscito a batterlo d’astuzia. Il problema era che ora non avevo nulla da usare come fionda per scaraventarlo via.
A quanto pare era riuscito a sopravvivere all’eruzione vulcanica, e a giudicare dalla sua espressione, nemmeno lui sembrava contento di vedermi.
<< Oh, no…senti, non…non ho tempo da perdere con te ora…vattene!! >> gli gridai contro, sperando, magari, di intimorirlo e di farlo fuggire. Lui, però, mi ignorò, e non curante di me, si avvicinò alla scritta di sassi.
<< No, questi non sono tuoi! Non toccarli! >>
Vicino a me, per terra, c’era un piccolo ramo, che poco prima avevo usato per tracciare i contorni delle nuove lettere, prima di iniziare a disporre i massi. Lo afferrai di scatto e inizia a sventolarlo in aria davanti alla faccia dell’animale.
<< Ti ho detto di andartene, hai capito?!! >>
Alla fine, il tasso del miele sembrò recepire il messaggio e andarsene.
Tirai un sospiro di sollievo, e, dopo essermi calmato, ricominciai a riflettere sul come risolvere il problema della mia scritta.
Cinque minuti dopo, il tasso ritornò. Quando lo rividi, notai che tra le zampe teneva una piccola pietra.
Stavo per saltargli addosso e azzannarlo, furibondo, ma poi guardai verso le lettere, più che altro per la curiosità di scoprire da quale punto della scritta W OS (con parti “O” usate per completare la “W”) provenisse la pietra che mi aveva rubato. Stranamente, mi sembrò che fosse tutto al suo posto, come l’avevo lasciato io.
Il tasso del miele afferrò con le fauci il sasso e me lo portò, mentre io lo osservavo sbigottito. Quando lo lasciò cadere ai miei piedi, finalmente capì. Voleva aiutarmi.
<< E’ così? Vuoi aiutarmi con la scritta? >>.
Il tasso grugnì, era la sua unica risposta.
<< Lo prendo come un sì >>

Finalmente potei riprendere il mio lavoro.
Mentre io continuavo a ridisporre i sassi per completare la scritta W HR, il tasso del miele continuava a portarmene in continuazione altri dalla foresta. Dove li trovasse, era un mistero per me, ma l’importante è che continuava a portarli, e che era veloce con i viaggi.
Ad un certo punto gli gridai << Ok, basta così! >> perché me ne aveva raccolti a sufficienza, anche troppi, e allora l’animale si auto-assegnò un nuovo compito: mentre io disponevo i sassi nella giusta posizione, lui li raccoglieva dal mucchio e me li appoggiava vicino.
Grazie al suo intervento finii il lavoro molto più in fretta del previsto.
<< Bhe…che posso dire…grazie! >>
Mi guardò è grugnì ancora una volta, poi si voltò di colpo e corse nella foresta.
<< Hey! Dove stai andando?! >>
Niente da fare, era scomparso.
Approfittai del tempo risparmiato per andare verso il boschetto di manghi, dove ne raccolsi un paio da portare al rifugio. Sulla strada del ritorno trovai anche una grossa conchiglia scheggiata su uno dei bordi. Decisi di prenderla, mi sarebbe tornata utile nel caso avessi dovuto raccogliere dell’acqua.
In effetti, mi dissi, non sarebbe stata una cattiva idea se fossi tornato alle cascate per prenderne un po’.
Tornai alla casa sull’albero e lasciai i due manghi appena raccolti in un angolino dell’interno del rifugio, poi controllai ancora lo stato di salute di Brittany. Con la fronte che andava a fuoco e i gemiti di fatica che le sentivo fare ad ogni respiro, pensai che avrei dovuto fare qualcosa per cercare di raffreddarla un po’. La scoprì di un pochino, vedendola improvvisamente gemere per i brividi di freddo. Qualche volta era capitato anche a me di prendermi l’influenza, e in quei casi la prima cosa che Dave faceva sempre era assicurarsi che non mi coprissi troppo con le coperte, poi…qual’era la seconda? Ah sì! Dave prendeva un piccolo panno inumidito con l’acqua fredda del rubinetto e me lo adagiava sulla fronte. Il panno potevo sempre ricavarlo strappando un pezzo della mia felpa, il punto era che non avevo l’acqua…un buon motivo per tornare alle cascate il più in fretta possibile!
<< Torno subito Britt! Tieni duro! >>
Corsi fuori dal rifugio e mi diressi rapidamente verso le cascate, portandomi con me la conchiglia trovata poco prima. Durante il tragitto, mi chiesi se il tronco che faceva da ponte a quel precipizio, dove per poco Dave non era caduto giù, c’era ancora, o se l’eruzione vulcanica non l’avesse fatto precipitare.
Per mia fortuna, era ancora al suo posto, dovevo solo attraversarlo con prudenza, ed essere pronto a scattare in caso avesse deciso d’improvviso di crollare. Lo attraversai senza problemi, ancora per mia fortuna, e proseguii il mio viaggio per le cascate.
Dopo aver percorso una ventina di metri, mi accorsi che d’improvviso la temperatura si era fatta più cocente , e nell’aria iniziai a sentire uno strano odore, a metà tra il bruciato e qualcosa che non ero in grado di descrivere. Rallentai la marcia, perché quell’odore e quella calura sempre più crescente, non mi piacevano per niente. Avevo un’ipotesi su cosa potesse essere, e ne ebbi la conferma pochi metri dopo.
Intorno a me avevo iniziato a vedere lava parzialmente solidificata e vegetazione bruciata, segno che la colata era scesa fin lì. Dovevo essere prudente come non mai, perché se mettevo piede nel punto sbagliato, sarei finito peggio che arrosto…con la lava non c’era da scherzare! E non c’era bisogno che mi ricordassi di qualche lezione di Simon per saperlo.
Il fiume di lava si stava parzialmente riversando nel lago, facendo ribollire l’acqua nel punto in cui il magma entrava in contatto con essa. Non era sicuro tentare di entrare in quelle acque, ne tantomeno provare a raccoglierle, non ne sapevo molto delle correlazioni tra acqua e magma, ma non volevo rischiare che li dentro si fosse riversato qualcosa che potesse averla resa tossica o chi sa cos’altro. Decisi di salire fino al punto in cui avrei potuto raccogliere direttamente l’acqua della cascata, almeno lì c’erano più probabilità che fosse fresca ed eventualmente potabile.
Provai a raccoglierne un po’ con la conchiglia, ma mi resi subito conto che non sarei mai riuscito a portarla fino al rifugio senza perderne la maggior parte durante il ritorno. La mia priorità era di portare un panno bagnato a Brittany, per poterla raffreddare un po’, quindi dovevo inventarmi qualcosa in fretta.
Ci riflettei un po’, in effetti…forse più di quanto avrei dovuto, ma alla fine arrivai a una possibile soluzione. Non era necessario che portassi l’acqua fino al rifugio, per poi preparare lì il panno per Britt. Potevo benissimo impregnarlo di acqua ora e usare la conchiglia per trasportarlo, così avrei impedito che l’acqua gocciolasse via troppo di fretta e lo asciugasse velocemente.
Sì, l’idea, nella sua semplicità, era ottima! Mi serviva solo il panno, ora.
Afferrai uno dei bordi della mia felpa e inizia a tirare, ma non si strappo nulla.
<< Ma come accidenti c’era riuscito Simon?! >> mi chiesi ad alta voce tra me e me.
Forse avrei dovuto provare a strapparmi una delle maniche, magari quelle avrebbero ceduto più facilmente.
Niente da fare. Le cuciture reggevano.
Dovevo riconoscerlo…a quanto pare, Simon era molto più forte di me.
Frustrato e irritato, mi sollevai il bordo inferiore della felpa e ne rosicchiai via una grossa porzione con i denti, almeno questo tentativo riuscì nel suo compito.
Immersi la porzione di felpa rosicchiata nel getto della cascata e quando si impregnò per bene, la arrotolai con delicatezza e la riposi dentro la conchiglia, stando attento a perdere meno liquido possibile. Poi scesi con calma dalle rocce e tornai da Brittany.

Per quanta attenzione avessi fatto durante il viaggio, non ero riuscito a impedire che molta dell’acqua raccolta col panno gocciolasse via dalla conchiglia, ma quella poca che rimaneva a inumidirlo era ancora sufficiente per mantenerlo fresco.
Lo strizzai un po’ per togliere l’acqua in eccesso, facendo attenzione che sgorgasse tutta all’interno della conchiglia (mi sarebbe servita dopo per inumidirlo ancora, nel caso si fosse asciugato) e lo adagiai sulla fronte di Brittany. Avrei dovuto fare tutto molto più di fretta, ma almeno ora stavo effettivamente facendo qualcosa per provare ad aiutarla. Restai di fianco a lei in silenzio, guardandola dormire. Ogni tanto lo rimuovevo e lo immergevo un po’ nell’acqua della conchiglia, per inumidirlo un po’, e glielo rimettevo sulla fronte.

Probabilmente era passata almeno mezz’ora da quando avevo fatto ritorno alla casetta con il panno bagnato, e in quel lasso di tempo continuavo a chiedermi se mai, sta volta, ci avrebbero trovato. Non avevo con me un orologio o qualcosa che mi aiutasse a tener conto del tempo che trascorreva, sapevo solo che era circa mezzo giorno quando l’elicottero ci aveva trovato sulla zattera, e lo sapevo solo grazie a Simon, che ce l’aveva fatto notare dal fatto che il sole si trovava “nel punto più alto del cielo”, per ripetere le sue parole alla lettera. Ah, Simon…chi sa cosa stava facendo in quel momento, mentre Brittany lottava per la vita e io lottavo per tenercela. Chi sa se aveva intuito che forse ci trovavamo ancora qui?
Il filo dei miei pensieri venne interrotto da un grugnito a me ormai familiare, il tasso del miele mi aveva ritrovato. Mi affaccia alla finestra della casetta per riuscire a vedere dove fosse, e mi ritrovai il suo faccione proprio davanti, che mi fissava con la sua solita espressione curiosa.
<< Woh…hey, mi hai spaventato! Senti…non so se mi capisci…ma…volevo ringraziarti per l’aiuto che mi hai dato prima…sai…con la scritta… >>.
Il tasso non sembrò badare molto alle mie parole. Lo vidi fissare con estrema curiosità Brittany dal’apertura della finestra.
<< Oh, lei…è la mia….uh…una mia amica…è molto ammalata…ma non so cos’abbia…ho provato a raffreddarle la fronte con un panno, ma non sembra funzioni… >>.
Oh, andiamo, Alvin! Cosa ti illudi di ottenere raccontandogli questo? Probabilmente non riesce nemmeno a capirti! Pensai in quel momento.
Il tasso del miele restò imbambolato a fissarla per alcuni secondi, ignorando completamente tutto ciò che gli dicevo. Ad un certo punto si allontanò dalla finestra ed entrò bruscamente nella casetta, cogliendomi completamente alla sprovvista. Non mi aspettavo certo una reazione di questo tipo!
Si avvicinò a Brittany e iniziò ad annusarla.
Io ero nel panico più totale, perché non sapevo cosa avrebbe fatto da lì a poco. Mi guardai intorno, cercando di ricordarmi dove avessi messo la tavola di legno della zattera sulla quale avevo trasportato Britt. Se l’avessi trovata rapidamente, avrei eventualmente potuto usarla come arma per scacciare l’animale. Temevo che gli fosse venuto in mente di rapirla e di trasformarla nella sua cena, invece si allontanò subito da lei e afferrò con la bocca la mia conchiglia da terra. Poi, con la stessa rapidità con cui era entrato, uscì fuori dal nostro rifugio e scappò, portandosela via.
<< Hey, no…aspetta un momento! Quella è mia!! >>
Uscii fuori anch’io e iniziai a corrergli dietro, non volevo permettergli di rubarmela!
Lo rincorsi nella foresta per diversi metri, con l’impressione che si stesse prendendo gioco di me, dal momento che quando guadagnava distanza, si fermava per brevi istanti, o rallentava la sua fuga, permettendomi sempre di riguadagnare terreno, e quando mi ero avvicinato abbastanza, riprendeva la sua corsa. Si fermò definitivamente solo quando entrambi avevamo raggiunto un luogo a me familiare: la piccola sorgente d’acqua dove, giorni prima, Brittany adorava farsi il bagno, prima che l’attività vulcanica avesse iniziato a portarla a temperature roventi. Anche ora stava fumando, ma non ribolliva come l’ultima volta.
Comunque sia, io volevo solo rimpossessarmi della mia conchiglia e tornare da Brittany, visto che me n’era andato senza nemmeno assicurarmi delle sue condizioni. Il tasso del miele non me lo impedì, e anzi, dopo averla lasciata cadere a terra, saltò nuovamente tra gli arbusti, sparendo dalla mia vista.
<< Con tutti i problemi che mi ritrovo oggi, guarda te se devo perdere tempo con questi giochetti!! >>
Stavo per andarmene, quando il grugnito del tasso, che era ricomparso, mi richiamò per l’ennesima volta l’attenzione. Sta volta, tra le fauci teneva delle strane e grosse foglie ovali.
<< E ora che vuoi? >>
L’animale le lasciò cadere nella sorgente d’acqua, poi con la zampa mi fece una specie di cenno, come se mi invitasse a guardare. E io lo feci.
Dopo alcuni secondi di immersione, dalle foglie iniziò a fuoriuscire una specie di sostanza rossastra, che colorò in breve tempo l’acqua della sorgente.
<< Grandioso, sai preparare il tè, grazie dell’informazione, ora però, scusami, ma devo tornare da Britta… >>.
Non mi permise di andar via, mi afferrò per il cappuccio della felpa.
<< Oh, ma insomma! Ti ho già ringraziato per l’aiuto con la scritta, che altro vuoi da me?! >>
Il tasso del miele mi strappò dalle mani la conchiglia.
<< Hey, ma cosa…?! >>
Con essa, raccolse un po’ di acqua dalla sorgente, poi, voltandosi verso, ne bevette un sorso, passando il resto a me.
Se devo essere onesto, l’idea di bere dallo stesso contenitore in cui prima aveva bevuto quel tasso, non mi allettava per niente…ah, ma chi se ne frega! Eravamo entrambi animali! Che problemi c’erano? Mi dissi. E bevvi.
Fui sorpreso dal sapore che aveva…mi aspettavo qualcosa di insapore, o al massimo, amaro, come di fatto dovrebbe essere un normalissimo tè senza l’aggiunta di zucchero…invece era dolcissimo e molto gradevole.
<< Ok, va bene… riconosco che è delizioso, ma non capisco cosa….oh…wowowooo!! >>
D’improvviso sentì un’ondata di energia pervadermi tutto il corpo. Tutta la stanchezza accumulata durante quella giornata sparì di colpo, e ora mi sentivo come rinato, tutto grazie a quello strano tè.
Forse avevo capito perché il tasso del miele mi aveva condotto fin lì dopo aver visto Brittany ammalata. Avrei dovuto farle bere il tè miracoloso, e così, forse sarebbe stata meglio!
Non attesi un solo secondo in più! Riempì la conchiglia fin dove mi era possibile e ripartì per tornare al nostro rifugio, col tasso del miele di fianco a me che mi seguiva camminando a quattro zampe.

Sta volta, per tornare alla casetta ci misi molto più tempo di prima. Volevo perdere per strada il meno possibile di quel tè miracoloso, quindi non solo non corsi, ma cercai di camminare il più lentamente possibile. Alla fine, comunque, non riuscii ad impedire a me stesso di farne cadere fuori almeno la metà, ma visto che prima mi era stato sufficiente bere un terzo della quantità che avevo ora, per recuperare in pieno le forze perse durante la giornata, forse quella quantità sarebbe bastata a rimettere in sesto Britt. Era una speranza vaga, me era anche l’unica che avevo.
<< Aspetta qui, per favore >> chiesi al tasso del miele, che mi aveva accompagnato fino ai piedi dell’albero sul quale si trovava il nostro rifugio, lui obbedì. Salite le scale e rientrato in casa, portai subito il tè a Brittany. Mi chinai vicino a lei, le sollevai la testa e glielo feci bere lentamente, un sorso alla volta.
Quando lo finì, appoggiai la conchiglia a terra e mi misi ad aspettare, ansioso, una reazione di qualche tipo.
Brittany gemette, poi mosse un po’ il braccio destro, infine, molto lentamente, apri gli occhi.
<< A…Al…vin? >>
<< Sì, Britt! Sono io! Come stai? Ti senti meglio? >>
Volevo abbracciarla e stringerla forte a me, contento quant’ero di sentirla finalmente parlare, ma mi trattenni. Si era appena svegliata dopo essere rimasta praticamente priva di sensi per chi sa quante ore, dovevamo fare un passo alla volta.
Lei si guardò un po’ intorno, poi disse << Siamo…siamo nel mio rifugio? >>
<< Sì, Britt… >>
<< Quindi…non…non ci hanno salvato…dove sono Simon e gli altri? >>
<< Non ricordi nulla di quello che è successo? >>
<< Ricordo…che l’elicottero ci stava recuperando…ma poi…cos’è successo? >>
Non ebbi il coraggio di risponderle subito. Durante la giornata avevo fatto del mio meglio per non pensare ai fatti avvenuti durante l’operazione di salvataggio.
<< Britt…hai avuto…non so, credo una specie di mancamento…forse per la febbre…e sei caduta in acqua…io mi ero tuffato per recuperarti, solo che poi i soccorsi…ecco…non sono più riusciti a ritrovarci e…credo…che avessero pensato che fossimo annegati…o qualcosa del genere…perché poi se ne sono andati lasciandoci in acqua… >>
<< Anche Dave se n’è andato? E gli altri? >>
<< Sì, Britt, non ricordi? Loro si trovavano tutti sull’elicottero quando tu sei caduta in acqua…anche Dave era salito… >> feci una breve pausa e ripresi << …tu eri priva di sensi, ma per fortuna, vicino a noi c’era un…pezzo della zattera…ti ci ho portato sopra… e poi ho solo aspettato, finché la corrente non ci ha riportato qui sull’isola… >>
Decisi di omettere, per ora, il fatto che avessi dovuto rianimarla…era già sufficientemente scossa, e non volevo preoccuparla ulteriormente.
<< Quindi…ci siamo solo noi due, Alvin? >> mi chiese.
<< Sì, Britt…io e te…ancora qui…su questa dannata isola… >> e ancora insieme, avrei voluto aggiungere, ma lo tenni solo per me.
Poco dopo, Britt si riaddormentò. Quel tè era riuscito a darle la forza di svegliarsi, ma era ancora ammalata, e nessuna bevanda, per quanto rinvigorente potesse essere, era in grado di combattere un virus.
Provai a sentirle la fronte. Era ancora calda, ma per lo meno sembrava essere meno rovente di prima. Forse il panno inumidito aveva fatto il suo dovere meglio del previsto…o forse quello strano te la stava effettivamente guarendo.
La lasciai dormire ancora, e nel frattempo, decisi che per ora potevo anche lasciarla sola per un po’. Ormai avevo fatto tutto il possibile. Ora dovevo solo aspettare, e vedere che piega avrebbero preso gli eventi.
Uscito dalla casetta, guardai verso il basso, e notai che il tasso del miele era ancora lì, nello stesso punto in cui l’avevo lasciato qualche minuto prima.
Scesi le scale a chiocciola fino a terra e camminai verso di lui. Notai che stava guardando qualcosa in cielo. Inizialmente pensai che si stesse solo osservando intorno, poi capì, invece, che era concentrato su qualcosa…sì! Stava decisamente seguendo qualcosa, ma non con gli occhi! Era un rumore…un rumore che cominciai a sentire nitidamente anch’io quando gli fui a pochi centimetri di distanza…un rumore ormai divenutomi familiare…le eliche di un elicottero!! Provai ad ascoltare in silenzio, in compagnia del mio nuovo amico tasso, cercando di capire da dove venisse.
<< La spiaggia…sì!! Viene dalla spiaggia!! Andiamo, presto!!!! >>
Corsi come un forsennato, seguito dal tasso del miele, e insieme raggiungemmo rapidamente la spiaggia da dove proveniva il rumore dell’elicottero. Mi fermai a pochi metri dal mare e mi osservai intorno, finché, in lontananza, non lo avvistai! Era proprio un elicottero rosso! Come quelli della guardia costiera che ci avevano tratto in salvo quella mattina!! A cinque metri da dove io e il tasso ci trovavamo, c’era anche la scritta W HR, che io e lui avevamo costruito insieme. Era fatta! L’elicottero volava verso la nostra direzione! Non pensavo che l’avrei mai più detto, ma << Sìì!! Ci hanno trovato, ce l’abbiamo fatta!! >>.
D’un tratto, una violentissima scossa sismica mi fece cadere a terra.
<< Oh, no…è adesso che succede?! >>
Il tasso del miele cominciò a saltellare di qua e di là e a grugnire agitato, e mentre io tentavo di rialzarmi, un’altra serie di scosse ci fece traballare. Pochi istanti dopo sentimmo un’enorme esplosione provenire dal centro dell’isola.

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