2: Un tuffo disperato

Brittany mollò la presa e si lasciò cadere. Sia Dave che il nostro soccorritore tentarono di afferrarla al volo, ma fu inutile per entrambi. Sentì poi Dave urlare il suo nome, mentre io me ne stavo ammutolito e incredulo a guardarla precipitare nel vuoto.
Sentivo di dover fare qualcosa, e non curante delle conseguenze, feci la cosa più stupida, ma in quel momento unica, che mi venne in mente…mi lascia cadere anch’io. Non sapevo cosa avrei potuto fare, ma non avevo nessuna intenzione di lasciarla da sola in acqua.
Una mano, però, riuscì ad afferrarmi. Era Dave.
<< Che stai facendo, Alvin?? Sei impazzito!!? >>
<< Dave, lasciami!! Non posso lasciarla laggiù!! >>. Non gli lasciai il tempo di rispondermi. Con un rapido scatto mi voltai e lo azzannai a un dito. Lui urlò di dolore e lasciò la presa, liberandomi.
Mentre precipitavo, tentai di capire dove fosse Brittany. Speravo di vederla galleggiare in superficie, ma in quegli instanti, mentre mi trovavo a precipitare nel vuoto, non ci riuscii. Se solo Dave non mi avesse afferrato al volo, avrei sicuramente visto in quale punto si fosse tuffata, e avrei saputo dove cercarla.
Raccolsi braccia e gambe e mi preparai all’impatto con l’acqua.
Ricordo che la prima sensazione che provai una volta entrato, era di gelido freddo. Per questo, o forse semplicemente per lo shock della situazione, mi mancò il fiato per alcuni brevi istanti. Dovetti però riprendermi in fretta e cercare Brittany.
Mi guardai intorno, cercando nel frattempo di restare a galla col corpo, ma non riuscivo a vederla.
Urlai il suo nome con tutti il fiato che avevo in corpo, ma a causa del rumore dell’elicottero sopra la mia testa, era molto improbabile che mi potesse sentire.
Sperai fino all’ultimo di riuscire a vederla, ma poi giunsi ad una tragica conclusione…era sott’acqua!
Non pensai minimamente a guardare sopra di me, verso l’elicottero, per vedere cosa stava succedendo, mi limitai a prendere una profonda boccata d’aria e immergermi.
Sott’acqua tentai di aprire gli occhi, bruciavano a causa del sale dell’acqua marina, ma resistetti al fastidio. Nuotai sott’acqua, guardandomi intorno ad ogni bracciata. Cercavo un’ombra, un dettaglio, qualcosa che mi avesse permesso di capire dove fosse Brittany.
Nuotai verso il basso, girai tutto intorno alla zona da dove mi ero immerso, mi allontanai e mi riavvicinai. Erano trascorsi pochi secondi, ma per me erano un’eternità. Ero nel panico più totale, e ben presto, oltre alla paura e alla stanchezza, mi resi conto che non sarei riuscito a reggere l’apnea ancora a lungo. Dovevo riemergere per riprendere fiato, ma così avrei perso solo secondi preziosi, che invece avrei dovuto spendere per cercare di ritrovare Britt…
Non curante di quanto sarei riuscito a resistere ancora, continua a cercarla ancora e ancora, mentre le lancette dell’orologio scorrevano implacabili. Il mio istinto di sopravvivenza mi imponeva di risalire, ma non gli davo retta.
Ad un certo punto, stremato, sfinito, e senza più ossigeno in corpo, mi arresi. Era stato tutto inutile…dovunque fosse, ormai l’avevo perduta…avevo perduto per sempre la mia Brittany…
Non avevo più nulla per continuare a lottare, quindi non cercai nemmeno di risalire in superficie. Smisi di nuotare e mi lascia inghiottire dalle acque.

Quanto tempo era passato? 1 minuto? 30 secondi? Probabilmente la seconda.

Sentii propagarsi nell’acqua un rumore lontano e sordo, qualcuno si era appena tuffato. Forse uno dei nostri soccorritori, o forse Dave, che in qualche modo deve essersi liberato e rigettato in mare.
Dave…non l’avrei più rivisto…come non avrei più rivisto i miei fratelli, pensai…era giusto quello che avevo deciso di fare? Avevo perso Brittany, ma loro adesso stavano per perdere anche me. Non potevo permetterlo…non dopo tutto quello che gli avevo fatto passare.
Mi ripresi, nonostante ormai i miei polmoni erano a secco di ossigeno, e mi dissi che almeno io dovevo risalire.
Non so perché, ma mi tornò in mente un discorso di Simon riguardante l’ipossia: se i polmoni non riescono a raccogliere l’ossigeno, cominciano ad assimilare quello già presente in corpo, e non è per niente una buona cosa.
Quindi dovevo davvero sbrigarmi a risalire se volevo evitare di morire annegato pure io.
Cominciai a nuotare verso la superficie, ma non andai molto lontano, perché poi fui colto da uno strano presentimento…mi sembrò di vedere a 3 di distanza da me, più o meno a 4 o 5 metri di profondità, un’ombra scendere lentamente verso il basso. Sarebbe benissimo potuta essere qualsiasi cosa. Un pesce, un pezzo della zattera, un oggetto caduto dall’elicottero…oppure Brittany.
Mi dimenticai dell’ipossia, dell’apnea che ormai non riuscivo quasi più a reggere e della stanchezza, e iniziai a nuotare il più velocemente possibile verso la strana figura. Più mi avvicinavo e più l’ombra diventava nitida. Quando fui a un solo metro non ebbi più dubbi…era lei!
Se ne stava a pancia in su e inerme come una bambola di pezza…una visione terribile…mentre la forte corrente sottomarina la allontanava lentamente da me, lei continuava sprofondare sempre di più. Io nuotavo a più non posso, per cercare di raggiungerla, ma anche se ormai c’erano solo pochi centimetri a separarci, io ero sempre più debole e stremato. Per quanta resistenza extra mi avesse dato, ormai neanche l’adrenalina poteva fare più di tanto. La vista iniziò ad offuscarsi a causa dell’apnea, sentii che a momenti sarebbero iniziati gli spasmi d’asfissia e i miei muscoli ormai si rifiutavano di obbedirmi. Dovetti farmi affidamento a tutta la mia forza di volontà per non cedere.
Con uno sforzo disumano (per quanto io non sia un umano, ma un chipmunk), allungai il braccio nel tentativo di afferrarla, ma anche a causa della vista offuscata l’unica cosa che ottenni era di urtarla e farla roteare su se stessa di 180 gradi, allontanandola da me di altri quattro o cinque centimetri.
La disperazione ormai era l’unica cosa che era rimasta in me…Brittany era proprio lì, davanti a me, a pochi centimetri, eppure io non riuscivo ad afferrarla. E se poi ci fossi riuscito? Pensai. Forse sarebbe lo stesso stato inutile. Forse era già annegata, forse era già morta prima di cadere in acqua!
Non aveva importanza, viva o no, non potevo permettere che il mare me la portasse via proprio ora che l’avevo ritrovata. Decisi di fare un ultimo tentativo, l’ultimo sforzo che potevo permettermi. Se avessi fallito anche sta volta, mi sarei lasciato andare con lei.
Raccolsi le ultime energie che mi erano rimaste e allungai nuovamente il braccio. Per un attimo, mi sembrò di aver fallito ancora, ma proprio all’ultimo momento riuscì ad afferrarle un ciuffo di peli della coda! La tirai verso di me quanto bastava per assicurarmi una presa migliore, e quando il mio pugno stringeva tra le dita il pelo della sua coda, diedi un ultimo, violentissimo strattone che la avvicinò a me. Se fosse stata cosciente probabilmente avrebbe provato molto dolore per il modo in cui l’avevo strattonata.
Ora che l’avevo recuperata, mi resi conto che il peggio era appena iniziato. Dovevo riportarla su in qualche modo, ma temevo che ormai le mie forze non avrebbero retto. La tenni stretta a me e cominciai a nuotare verso la superficie, ormai andavo completamente alla cieca, non ero più nemmeno sicuro che stessimo effettivamente risalendo.
Per fortuna, dopo aver fatto ancora affidamento ai residui di energia che rimanevano, riuscimmo a raggiungere la superficie.
Tirai una profondissima boccata d’aria provando una delle più piacevoli sensazioni mai provate. Potevo sentire la vita che mi stava abbandonando rientrare in me.
Aprì gli occhi venendo momentaneamente accecato dall’intensità del sole, poi, dopo aver tossito e inspirato un paio di volte cercai di capire dove fosse l’elicottero. Era strano…benché sentissi le eliche in funzione, mi sembravano molto più distanti. Quando finalmente lo vidi, notai che si stava spostando, come se stesse esplorando in nostra ricerca.
A sette o otto metri da noi, vidi anche riemergere da sott’acqua il nostro soccorritore. Quindi era lui a essersi tuffato, poco prima. Quello che invece non capivo era come facessimo a essere così distanti dall’elicottero e dall’uomo in mare…avevo davvero nuotato così tanto? No, impossibile. Era colpa della corrente! Anche adesso riuscivo a sentirla mentre ci spingeva via. Durante la fuga dall’isola avevamo avuto non pochi problemi ad allontanarci dal vulcano, proprio a causa della forte corrente che continuava a spingerci verso la riva.
Tentai di chiamare l’uomo in mare, affinché ci sentisse e ci portasse in salvo, ma ero ancora sfinito. Quel poco che usciva dalla mia bocca erano frasi soffocate, inoltre il peso del corpo di Brittany, che nel frattempo reggevo, mi spingeva verso il basso.
Dall’elicottero, uno del gruppo dei soccorsi parlò al collega in acqua con il megafono.
<< Thomas, dobbiamo andare! >>
E subito dopo l’elicottero si portò sopra l’uomo, lanciandogli la scaletta. Thomas disse qualcosa. Probabilmente non era d’accordo con la loro decisione, almeno, da quel poco che mi sembrava di capire da quella distanza e con il rumore delle eliche.
<< Abbiamo avvisato la seconda squadra, stanno arrivando, ma noi dobbiamo andare! Non possiamo fare altro >> gli disse la voce del megafono
Tentai di chiamarli ancora, gridando a più non posso, ma fu inutile, non mi sentirono. Quando Thomas risalì dalla scaletta, l’elicottero se ne andò…lasciando me e Brittany da soli in alto mare.

Sentivo che sarei impazzito. Probabilmente sarebbe successo, se solo non avessi ancora avuto Brittany con me. Lei aveva aspettato abbastanza, dovevo cercare di capire se era ancora viva. Provai a chiamarla per nome, a colpirla con degli schiaffetti, a darle dei leggeri strattoni, ma non reagiva. Continuai invano a urlare il suo nome piagnucolando. Non sapevo davvero cosa fare.
Provai a guardarmi intorno, notando ad un certo punto che a tre metri da noi c’era un piccolo pezzo della zattera che galleggiava a pelo dell’acqua. Nuotai verso la sua direzione, trascinando con me Brittany, finché non la raggiunsi (per fortuna in quel momento ci trovavamo controcorrente rispetto al pezzo di legno della zattera, così era stato facile raggiungerla. Volendo avrei potuto risparmiare le forze e aspettare che la corrente la avvicinasse a noi, ma date le circostanze, non potevo perdere altro tempo). Mi aggrappai ad un’estremità con una mano, mentre con l’altro braccio, tiravo Britt fuori dall’acqua appoggiandola sulla tavola di legno, poi ci salì sopra anch’io.
Oltre al discorso sull’ipossia, ricordo che Simon mi aveva anche insegnato una cosa che ora mi sarebbe tornata davvero utile…la rianimazione. Per prima cosa, mi aveva spiegato, bisognava verificare se la vittima aveva polso e se respirava, quindi contrai subito le condizioni di Britt. Non la sentivo respirare, e non sembrava avesse battito. Il cuore dei roditori batte ad una velocità superiore rispetto a quella umana, quindi l’avrei sentito di sicuro se così fosse stato. Invece niente. Come temevo.
Avevo paura, molta…ma dovevo mantenere la calma…ero l’unico che poteva ancora aiutarla.
Ricordandomi delle spiegazioni di Simon, inizia (o per meglio dire, improvvisai) un massaggio cardiaco. 30 serie che avrei dovuto alternare con un tentativo di rianimazione respiratoria, per completare un ciclo, poi avrei dovuto ripetere da capo…finché non si sarebbe ripresa…o fino a quando non mi fossi arreso io.
Il primo ciclo di rianimazione non ottenne risultati, come furono inutili anche il secondo e il terzo…al quarto stavo iniziando a perdere le speranze, e mentre tentavo ancora, le lacrime iniziavano a colarmi dagli occhi. Ero ormai alla fine del quarto ciclo quando una voce maligna dentro la mia testa mi ripeteva in continuazione “E’ morta, rinuncia!”…No! Non volevo arrendermi, non dopo tutto quello che ho passato!!
Iniziai il quinto ciclo col massaggio cardiaco, che ancora non dava risultati. Il pianto divenne presto disperazione, per la mia Brittany per la quale ormai sembrava non esserci davvero più nulla da fare.
Mentre continuavo, non potei più trattenermi, e gridai << Brittany, ti prego, svegliati!! Non lasciarmi solo…ti…ti prego…Britt!! >>. E Britt si riprese.
Tossì sputando acqua dalla bocca e ansimando. Io, con le lacrime agli occhi, tentai di parlare.
<< Britt, Britt?! Mi senti?? Sono io, Alvin!! >>
<< A…Alvin… >>
<< Sì, Britt! Sono Alvin…Britt?? Britt! >> provai a chiamarla, ma non rispose. Il mio nome fu l’unica cosa che disse, dopodiché perse nuovamente i sensi…ma almeno sta volta respirava.
Per la prima volta da quando quella brutta avventura era iniziata, mi permisi di fermarmi per recuperare le forze. L’agitazione e l’adrenalina si stavano esaurendo, e io iniziai a sentirmi veramente stanco. Il riposo non durò a lungo, però. Da lontano sentì ancora il rumore di un elicottero. Erano la seconda squadra di soccorsi! Come promesso erano già arrivati!
Tentai di frugare nel taschino della mia felpa alla ricerca del mio coltellino, ma mi ricordai di averlo appoggiato da qualche parte sulla zattera, e di essermene dimenticato quando questa si è spezzata…non avevo modo di avvertili.
Provai a urlare e a saltellare, cercai di farmi notare in ogni modo possibile. Ad un certo punto mi tolsi persino la felpa e comincia a sventolarla sperando di attirare la loro attenzione con il suo rosso, ma niente da fare, erano troppo distanti. Già è difficile avvistare una zattera con degli esseri umani, figurarsi una piccola tavola di legno con sopra due chipmunks. Difatti dopo una ventina di minuti in cui tentavo di attirare in ogni modo possibile la loro attenzione invano, li vidi andarsene e sparire all’orizzonte.
Mi rimisi la felpa, che fino all’ultimo avevo usato nella speranza di farmi notare, e controllai Brittany, che dormiva sdraiata sulla tavola di legno della zattera. Le sentii il battito, che era debole, ma almeno c’era ed era regolare, e in seguito guardai in direzione dell’isola.
Sapevo che la corrente ci stava riportando verso di essa. Difatti ora la vedevo molto più grande e vicina rispetto a quando l’avevo osservata l’ultima volta.
Il vulcano sembrava aver cessato la sua attività. Bene, pensai. Almeno non avremo rischiato di farci colpire da qualche altra palla di fuoco. Ma cosa avremo fatto? Dave ci avrebbe ritrovati anche sta volta? Oppure si sarebbe definitivamente rassegnato, convinto di averci perso per davvero, sta volta?

Commenta l'articolo!

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: