1: La verità la conosciamo solo noi

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Dopo “Un segreto nei sogni”, la storia romantico-drammatica di Simon e Jeanette, ho avuto l’idea di creare una specie di trilogia di storie, scollegate tra loro e tutte dedicate ad una coppia diversa, ma tutte collegate col tema dell’amore e del dramma.
Dopo la visione di Alvin 3, ho iniziato a provare molta più simpatica nei confronti della coppia formata da Alvin e Brittany, quindi decisi che la mia prossima storia doveva essere dedicata a loro!
Secondo me è una bella storia, ma ovviamente sarete voi a giudicare, quindi vi auguro buona lettura e spero che vi piacerà!

TRAMA: La storia è ambientata nel lasso di tempo tra il salvataggio di Alvin e del suo gruppo dalla zattera sulla quale erano sfuggiti all’ eruzione vulcanica dell’isola di “Alvin Superstar 3”, e il concerto agli “International Music Awards”, in cui li vediamo esibirsi prima dei titoli di coda!
Durante il salvataggio, un improvviso malessere di Brittany le fa perdere i sensi e cadere in mare. Alvin si tufferà per salvarla, ma una serie di sfortunate circostanze li riporterà sull’isola, dove non solo dovrà ancora lottare per la sopravvivenza, ma anche trovare una cura per Brittany, che è gravemente malata…

 


Oggi:

Alvin…Alvin Seville. E’ questo il mio nome, è questo il nome del mio gruppo, è questo il nome che il pubblico sta gridando e applaudendo.
Questo dovrebbe essere il più bel giorno della mia vita, essere qui, agli “International Music Awards”, con i miei fratelli, con le Chipettes, con Brittany. Dovrei essere al settimo cielo, perché abbiamo appena concluso con successo una delle più difficili esibizioni della nostra vita. I nostri fan gridano, invocano il nostro nome, ci vogliono, non ne avrebbero mai abbastanza delle nostre esibizioni, e come ciliegina sulla torta per questo magico momento che da mesi aspettavo con trepidazione, Brittany mi è vicino e mi abbraccia mentre saluta il pubblico in platea. Anch’io sorrido, e mentre la tengo abbracciata, saluto il pubblico insieme ai miei amici e fratelli. Ma allora perché ho questa sensazione di inquietudine?
Ma che domande, Al…lo sai bene perché.
Sposto lo sguardo dalla platea a Brittany, lei non si accorge che in quel momento la sto guardando. Nonostante quello che abbiamo passato, lei non sembra inquieta come me, come non lo sembrano Simon, Theodore, le altre Chipettes e Dave. Ma è comprensibile. Loro non sono stati partecipi di quella vicenda, non hanno vissuto le paure che ho vissuto io, non hanno visto con i propri occhi quello che in quel momento vedevo io, e non hanno dovuto prendere quelle decisioni che invece io sono stato costretto a prendere…
Dave, da dietro le quinte mi sta fissando. Ha un espressione seria. Non il tipo di espressione furibonda che ha di solito, quando ne combino una delle mie, ma di sincera comprensione. E’ come se con quello sguardo cercasse di comunicarmi che ormai tutto è passato, che ora siamo tutti qui, e che stiamo coronando il nostro sogno da Rock Star. Voleva farmi capire che, per quanto drammatica fosse stata quella vicenda, dovevo passarci oltre come hanno fatto tutti gli altri e andare avanti.
Se Dave ha notato questa mia inquietudine, chi sa se la noteranno i giornalisti. Chi sa se sospetteranno qualcosa? No, impossibile, lo sai bene Alvin.
Quando siamo volati via dalla nave su quell’aquilone (per colpa mia), è stato rilasciato un comunicato stampa che ha comunicato al mondo della nostra scomparsa. Quindi tutti sanno di quel pezzo della storia, ma per quanto riguarda quel che è successo durante il nostro salvataggio, Dave ha deciso che per il bene di tutti forse sarebbe stato meglio tacere con i giornalisti. Se l’avessimo raccontato, saremo stati costretti a spiegare tutto nei dettagli…se avessimo spiegato tutto nei dettagli, probabilmente i nostri fan si sarebbero preoccupati a morte.
Nonostante in cuor mio sento che Dave ha ragione, che dovrei passare oltre, non posso fare a meno di rievocare quel ricordo, quei drammatici momenti nei quali stavo per perdere Brittany, nonostante fosse a pochi centimetri da me, così vicina, ma allo stesso tempo, lontana. La guardo ancora una volta, e stavolta lei se ne accorge. Mi sorride, è felice. Vedere quel suo sorriso così dolce mi tira su di morale, e ricambio a mia volta con un altro sorriso.
Dave aveva ragione, ora Brittany sta bene, ma durante il salvataggio….

Qualche giorno prima:

Che avventura ragazzi.
Non capita tutti i giorni di sfuggire ad un’eruzione vulcanica dopo essere naufragati su un’isola sconosciuta.
Lo devo ammettere, questi ultimi giorni ero davvero a pezzi. Come se la fame e la sete non fossero sufficienti, tutti mi davano contro per averli fatti finire nell’isola, Zoe si era rivelata una pazza scatenata avida peggio di Ian, e Simon, che era l’unico che poteva riportarci sulla retta via, era diventato un damerino francese che aveva occhi e cervello (quel poco che ne aveva) solo per Jeanette.
Mi è sempre piaciuto il ruolo del combina guai. Mi divertiva sempre un mondo far impazzire Dave e Simon, ma in una situazione come questa, col timore che nostro padre non sarebbe mai arrivato a salvarci, mi dissi che forse era arrivato il momento di crescere e di prendermi le mie responsabilità.
Lavorai duramente per costruire con le mie sole forze quel rifugio (che comunque era crollato in mille pezzi pochi minuti dopo averlo terminano), cercai di tenere in riga il gruppo e, quando alla fine Dave era tornato, finalmente avevo avuto l’occasione di dimostrargli che anch’io potevo essere responsabile, coordinando i lavori per la costruzione della zattera che ora ci stava portando via dall’isola.
La fuga dall’eruzione vulcanica era stata durissima. Almeno in 3 occasioni diverse stavo per essere centrato in pieno da qualche masso infuocato piovuto dal cielo, e anche mentre ci allontanavamo con la zattera, remando a più non posso (per quanto il contributo che davamo io e Simon con i nostri remi di fortuna non era un granché), almeno 5 enormi blocchi di pietra si schiantarono in acqua a pochi metri da noi. Sapevamo tutti che se anche uno solo di quelli ci avesse centrato, non saremo mai più riusciti ad andarcene, e questo ci diede la carica di adrenalina per remare e allontanarci il più velocemente possibile.
Ora l’isola è lontana. Girandomi verso la sua direzione ero ancora in grado di vederla, imponente e maestosa, ma è sufficientemente distante da impedire al vulcano di nuocerci.
Io e Simon ce ne stavamo in piedi sopra ad una cassa, mentre di fianco a noi, sulla destra, Dave stava ancora remando, con Zoe, dall’altra parte della zattera ad aiutarlo con il secondo remo.
Dietro di noi Brittany e Eleanor, accompagnate da Theodore, stavano cantando ancora “Vacation”, la canzone che ci eravamo preparati per festeggiare la nostra crociera, e che ora, cantata con quel ritmo così triste, era quasi una metafora della sventura che avevamo e che stavamo ancora vivendo.
<< Ora non ci esibiremo mai agli “International Music Awards! >> si lamentò Brittany dopo aver terminato la canzone. Qualcosa nella sua voce mi colse di sorpresa. Chiunque altro avrebbe semplicemente detto che era giù di corda, ma a me non sembrava che fosse solo questo. Mi voltai verso di lei, notando che, oltre a essere depressa, come Eleanor, sembrava anche esausta, sfinita. Erano segni davvero impercettibili, i suoi, ma in questi due anni, io, più degli altri, avevo imparato a riconoscerli…forse persino meglio di quanto non ne fossero in grado le sue stesse sorelle.
<< A quanto pare siamo veramente sfigati… >> le rispose Eleanor, accompagnando la frase con il gesto di “Loser”, portandosi la mano destra sulla fronte e facendo il segno della lettera “L” con il pollice e l’indice, gesto che anche Britt, subito dopo, ripeté.
Mentre continuavo a fissarla, davanti a me Zoe iniziò a parlare con Jeanette, scusandosi per il suo comportamento nell’isola, e ciò mi fece temporaneamente distogliere l’attenzione da Britt. Non durò molto, perché subito dopo scesi dalla cassa in cui mi trovavo con Simon e mi diressi rapidamente verso Brittany. Salì sul barile e le chiesi << Va…va tutto bene, Britt? >>
<< Oh…sì Alvin, non ti preoccupare, sono solo un po’ stanca >> mi rispose lei, concludendo con un sorriso. Le cresi.
Tornai da Simon, appena in tempo per vederlo scendere a parlare con Jeanette.
Eravamo rimasti solo io e mio padre Dave, così mi dissi che forse avrei dovuto approfittarne per parlargli…chiedergli scusa per tutto. Lo chiamai, e lui mi rispose con quel suo solito tono di voce serio ma comprensivo.
<< Io…volevo dirti che…ora che non siamo tutti…insomma…ehm…morti…eheh…scusa…scuusaa…mi sono comportato da bambino sulla nave…e ho…in un certo senso, forse…rovinato le vacanze di famiglia >>.
Non era esattamente il tipo di discorso che avrei voluto che mi sentisse dire, ma ormai quel che era fatto era fatto.
<< Avvolte un cavallo di razza ha bisogno di spazio per correre >> rispose lui.
Che strana risposta, pensai, ma l’importante è che alla fine ci eravamo chiariti.
<< Sì? …Sì, mi piace questa apertura mentale! Sei molto saggio, David! >>
Ci scambiammo un gesto di amicizia per consacrare la nostra pace appena fatta.
<< Ciccio…? >> intervenne Ian, che fino ad ora se ne era rimasto tranquillamente sdraiato a poltrire mentre Dave e Zoe remavano.
Anche lui voleva far scambiare con noi il gesto di pace. Io e Dave ci fissammo l’un l’altro come per dirci “E questo che vuole ora?!”
<< Niente amore per lo Zio Ian? >> chiese lui, dopo aver capito che non avevamo nessuno intenzione di assecondarlo.
<< Ci hai rinchiuso nelle gabbie!! >> gli gridarono contro Brittany ed Eleanor. Britt non aveva più quello strano tono di voce che aveva prima, questo mi rassicurò.
<< Ma dai! Stiamo ancora parlando di quello?! Nuovo argomento: ho salvato la vita di Dave! >>
<< Va bene, ma ti tengo d’occhio, Ciccio! >> gli disse Theodore, che se ne stava di vedetta.
Dopo qualche secondo di silenzio Dave mi chiamò, chiedendomi se avevo ancora con me il coltellino svizzero…oh no! Ci siamo! Pensai io.
<< Il coltellino? …Oh, giusto! Eheh…scusa, stavo per ridartelo… >>
<< No, tienilo tu, è meglio! >>
<< Davvero? >>
<< Forse puoi usarlo per mandare un segnale a quell’elicottero! >> mi disse indicando un punto davanti a se con la mano destra.
Guardando nella direzione del suo indice, vidi volare verso di noi un elicottero della guardia costiera.
Nella zattera tutti cessarono le loro attività e iniziarono a gridare e dimenarsi per farsi notare dai soccorsi in arrivo. Anch’io mi unì a loro per qualche secondo, poi ascoltai il consiglio di Dave e cominciai a mandare segnali usando la lama del coltellino per riflettere la luce del sole.
Dall’elicottero, una voce che parlava con un megafono ci rassicurò dicendoci che ora eravamo salvi!
L’elicottero si avvicinò sempre di più, fino a fermarsi in aria sopra le nostre teste. Brittany e gli altri esultavano e si scambiavano abbracci di felicità, mentre io, insieme a Dave, Zoe e Ian osservavamo attentamente la scena che si stava svolgendo sopra le nostre teste .
Uno degli uomini della guardia costiera si calò giù dall’elicottero assicurato ad una corda. Con se aveva delle imbragature, che avrebbe usato per recuperarci tutti uno alla volta.
<< State tutti bene? Qualche ferito? >> fu la prima cosa che chiese quando toccò terra sulla zattera.
<< Eleanor ha una caviglia infortunata, ma per il resto stiamo bene >> rispose subito Dave.
Il soccorritore guardò da prima verso di me, e in seguito Simon e tutti gli altri. Poi guardò nuovamente Dave.
<< Voi siete i Seville? >>
<< Sì >>
<< Grazie al cielo, sono giorni che vi stiamo cercando, ormai stavamo quasi per perdere le speranze >> fece una piccola pausa, nella quale guardò ancora me e gli altri chipmunk e poi riprese a parlare con Dave << Purtroppo non abbiamo le attrezzature per assicurare i ragazzi. Dovranno reggersi forte a noi mentre vi portiamo su! >>
<< D’accordo, nessun problema! >> risposi io, facendomi portavoce del gruppo. Gli altri non obbiettarono, ma del resto non è che avessimo tanta scelta.
<< Dovete mettervi d’accordo su chi andrà per primo, dovremo portarvi su un gruppo alla volta. >>
Dave ci rifletté su per una manciata di secondi e disse << Ian vai tu per primo, e Eleanor e Theodore andranno con te, poi andrà Zoe con Brittany e Jeanette e infine e infine io con Alvin e Simon >>
<< No, Dave, fai andare prima Simon con Jeanette >> gli disse Brittany.
<< Non capisco, Britt… >>
<< Jeanette soffre di vertigini, quindi penso sia meglio che vada Simon con lei >>.
Nel frattempo che Brittany parlava, io e Simon ci scambiavamo un rapido segno di intesa.
<< Ha ragione, Dave. >> gli dissi io.
<< Signori, per me va bene qualsiasi cosa, ma prendete una decisione al più presto! Siamo a corto di carburante e da un momento all’altro potremmo non averne a sufficienza per rientrare, fate presto! >> ci avvertì il soccorritore.
<< Va bene, faremo come dice Brittany. Presto!! >> decisi io per tutti.
<< Ok, allora, Ian prima tu…Theo, Ele, andate con lo Zio Ian! >>
<< Va bene, Dave >> gli rispose Theodore.
Ian prese in mano mio fratello e Eleanor, e insieme si avvicinarono rapidamente al soccorritore in attesa sulla zattera.
Ci volle un po’ per assicurare Ian alle imbragature, a causa di quello stupido costume da pellicano, ma alla fine tutto procedette nel verso giusto. Quando finalmente l’operazione terminò, il soccorritore diede dei segnali ai colleghi sull’elicottero affinché iniziassero a portarli su.
Theodore e Eleanor avevano non poca paura, a giudicare dalle loro espressioni, ma se si sarebbero retti forte sul costume di Ian, tutto sarebbe andato a gonfie vele. Così è stato. Ian, mio fratello e Eleanor raggiunsero l’elicottero, e il soccorritore scese per il secondo gruppo.
<< Simon…ho paura… >> sentii dire da Jeanette.
<< Non temere, ricorda di tenerti forte e di guardarmi negli occhi mentre saliamo, ok? >>
<< …sì >>
<< Bene ragazzi, ci siamo! Tocca a noi! >> disse Zoe. Assicurare lei fu, ovviamente, molto più facile e rapido. La ragazza propose loro di entrare nelle tasche della sua giacca, in modo che potessero essere sollevati con maggiore si sicurezza, e così fecero.
Anche Simon e Jeanette, insieme a Zoe, riuscirono a raggiungere l’elicottero senza imprevisti di alcun tipo.
<< Coraggio ragazzi, è quasi finita…mi raccomando, reggetevi forte a me! >>
<< Sì, Dave >> gli rispose Brittany. Nell’emozione del momento non mi resi conto che le era tornata quella voce malinconica e stanca.
D’un tratto, mentre nell’elicottero probabilmente il soccorritore stava liberando Zoe dalle imbragature, sotto i nostri piedi si sentì uno strano Crack.
Ci guardammo intorno e tra di noi, cercando di capire cosa fosse.
<< Ma…cos’è stato? >> tentò di chiedere Dave, ma quasi non fece in tempo a finire che alcuni pezzi della zattera alla sua destra si staccarono e finirono in acqua. Le liane e le corde che abbiamo usato per legare la legna con cui l’avevamo costruita si ruppero, e ciò provocò il distacco di quei pezzi.
<< E’ la zattera! Si sta rompendo! >> gridò Brittany.
Vorrei poter dire che quei pezzi furono gli unici a distaccarsi, invece non fu così! Per dirla alla Simon, la rottura di quei pezzi aveva causato una reazione a catena che aveva provocato rapidamente l’indebolimento di tutta la struttura della zattera, che ora si stava scomponendo sotto di noi.
<< Hey, lassù! Fate presto, la zattera sta cedendo!! >> urlò a squarciagola Dave, e nonostante le pale dell’elicottero provocassero un rumore assordante, sembrò che funzionasse, perché subito dopo il soccorritore che aveva tratto in salvo gli altri, si rituffò in fretta e furia per tornare da noi.
Atterrando sulla sempre più debole struttura della zattera, a causa del suo peso si staccò un altro pezzo proprio a pochi centimetri dai suoi piedi. Se non fosse stato legato alla corda con la quale si era calato dall’elicottero, probabilmente sarebbe caduto anche lui in acqua.
<< Coraggio, sbrighiamoci, questa bagnarola non reggerà ancora a lungo! >> ci incitò il soccorritore, e solo un mezzo minuto dopo ci trovavamo tutti e tre in aria, in ascesa verso l’elicottero che di lì a poco ci avrebbe finalmente riportato a casa.
Io e Brittany ci reggevamo forte alla camicia di Dave, stando sdraiati sulle sue spalle. Guardai verso il basso (ci trovavamo già a 6 metri di altezza) e notai che della zattera ormai non restava più niente, solo dei frammenti di qua e di la che ormai si stavano allontanando, trascinati via dalla corrente.
Mi chiesi quanto ancora avrebbe retto la zattera se non fossero venuti a soccorrerci in tempo. Probabilmente poco. Che fortuna! Pensai in quel momento.
Non so perché lo feci, forse era istinto animale, forse semplice coincidenza, fatto sta che subito dopo guardai Brittany, di fianco a me. Stava ansimando, come non aveva mai fatto in due anni da quando l’ho conosciuta.
<< Britt! Che succede?! >> le chiesi preoccupato. Lei mugugno qualcosa che non compresi.
<< Dave…DAVE!! C’è un problema! Brittany sta male!! >> gli gridai all’orecchio, facendolo sussultare.
<< Cosa?! >> mi chiese lui.
<< Alvin…scusami…prima…sulla zattera…ti ho mentito… >> cercò di dirmi lei.
<< Non capisco, Britt…di che parli? >>
<< Io…non era…non era vero che sto bene…io non…sto bene >>
Quando finì di farfugliare la frase, mollò la presa sulla camicia di Dave e si lasciò cadere.

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