8: Tutti sbagliano

8.1:

«Forse anche questo fa parte del sogno…» Suggerì Dave.

«No Dave, te l’ho detto! Non ho mai sognato la voce di Eleanor!» Obbiettò Brittany.

«Non intendevo dire questo! Ma che forse fa parte del sogno di qualcun altro! Di Theodore magari, o di Simon!»

«No Dave, non è così.» Gli rispose la voce di Eleanor.

«Eleanor… dove sei?» Provò a chiedere Simon, ma non ci fu risposta.

«Mark, Jeanette. Riuscite a sentire qualcosa?» Chiese rivolgendosi a sua moglie e a suo figlio

«Io non ne sono in grado, Simon. Solo Mark potrebbe… » Rispose Jeanette.

«Non ci riesco nemmeno io! E’ come se non ci fosse! Riesco a sentire solo le vostre presenze, ma di lei niente! Però…» si ammutolì.

«Però cosa?» Domando suo padre.

«Mark?» Lo chiamò invece sua madre.

«Sta… sta per accadere qualcosa… »

Ci fu un breve istante in cui tutto si azzittì, subito dopo, però, un’altra violenta scossa sismica, simile in modo inquietante a quella del sogno della notte precedente, si manifestò con tutta la sua furia facendo sobbalzare tutti. Dave compreso.

«E adesso che diavolo succede?!» Chiese nervosamente l’uomo.

«Non può essere! Non sta succedendo di nuovo! Mark, ma che… »

«Mamma! Io non ho fatto niente questa volta! Lo giuro!»

«Ma allora come… »

Un’altra scossa sismica spaccò letteralmente in due l’isola in cui era ambientato il loro sogno.

«Pensiamo dopo alle domande! Mark, svegliaci, presto!» Gli ordinò Simon.

Mark si stava sforzando di rispedirli nella realtà. Credeva di sapere come fare, eppure avvertiva una specie di sensazione opprimente, come di qualcosa che gli stava impedendo di usare i suoi poteri da Viaggiatore dei Sogni.

Digrignò i denti, chiuse gli occhi e cercò di usare tutto quello che aveva imparato in quelle poche ore per impedire che la sua famiglia venisse inghiottita dal Nulla che sarebbe venuto quando il sogno sarebbe collassato.

Anche Jeanette cercava di inventarsi qualcosa per salvare la situazione.

Ai tempi in cui aveva conosciuto il Mark adulto, nei suoi sogni, oltre ad aver imparato ad usare molti dei poteri del suo futuro figlio, le era anche stato spiegato che i Sognatori, essendo “Vivi” erano molto più potenti dei Viaggiatori, perciò detenevano un certo vantaggio su alcune capacità.

Allora lei era molto più forte del Mark adulto, pertanto poteva compiere con molta più facilità azioni che a lui risultavano difficili se non impossibili, come alterare in modo complesso la realtà stessa del sogno o altri trucchetti simili.

Col suo intervento, sperava quindi di riuscire in qualche modo ad impedire il collasso del sogno in cui si trovavano, o di trasferire tutti in un altro mondo, dove sarebbero stati al sicuro. Ma questa volta la situazione era diversa. Mark non era più un semplice Viaggiatore, era un Viaggiatore “Vivo”, con un potenziale superiore a quanto lei avrebbe mai potuto sviluppare! Di conseguenza, se nemmeno Mark era in grado di fermare il collasso del sogno, quante speranze poteva avere lei di farcela?

Ci era riuscita una volta, questo era vero. Ma qualcosa nella sua testa le diceva che ora non avrebbe più avuto la stessa fortuna.

Nel frattempo, il mondo del sogno intorno a loro stava collassando sempre di più, nonostante gli sforzi congiunti di madre e figlio per mantenere il controllo sulla Materia dei Sogni che lo componeva.

«Non abbiamo molto tempo, fate qualcosa!» urlò Simon.

«Ci stiamo provando!  Ma è inutile!!» gridò invece Jeanette.

«Fermatevi.»

Era ancora la voce di Eleanor, sempre così distante ed enigmatica.

«Cosa?»

«Fermatevi, Jeanette. Andrà tutto bene.»

«Ma… il sogno sta…»

«Non vi succederà niente. Fidatevi di me.»

Jeanette si fermò. Ammutolita dalla strana richiesta della voce di sua sorella.

«Mamma? Cosa devo fare?» Le chiese Mark, che nel frattempo stava ancora provando a riportarli tutti alla realtà, cercando di farli svegliare.

«Fermati anche tu, Mark.» Gli disse la voce di Eleanor.

Il piccolo chipmunk guardò verso sua madre.

«Mamma… ?»

«Fa come dice.» Gli disse lei.

«Ok…»

«Jeanette… sei sicura di fare la cosa giusta?» Intervenne Brittany.

«Non lo so, Britt. Lo spero.»

«Dannazione! In che situazione siamo finiti?!» Commentò Alvin.

I sei chipmunk e Dave attesero in ansia che succedette qualcosa, mentre intorno a loro, come in una scena già vista non molto tempo prima, le scosse sismiche facevano crollare progressivamente intere porzioni di sogno, che precipitavano in profondi baratri neri disgregandosi in Materia dei Sogni.

«Come facciamo a essere sicuri che quella sia davvero lei?» Domandò Dave, estremamente turbato.

«Sono io, Dave. Fidati di me… fidatevi tutti. Presto capirete.» rispose la voce.

Senza dare nell’occhio, Jeanette aveva cercato di sforzarsi di svegliare almeno se stessa, ma senza riuscirci.

Ormai non avevano comunque scelta. Era tardi per fare qualsiasi cosa.

Pochi minuti dopo, l’ultima porzione del sogno rimasta integra, quella in cui il gruppo si trovava, precipitò nel vuoto insieme a loro.

Dave, Alvin, Brittany e Theodore iniziarono a gridare mentre i loro corpi cadevano nel baratro sottostante. Mark gridò aiuto ai suoi genitori, anche se non potevano aiutarlo in nessun modo. Mentre, per quanto riguarda loro. L’unica cosa che fecero era di guardarsi l’un l’altra, prima di chiudere gli occhi e aspettare di scoprire cosa sarebbe successo alla fine di quel baratro.

 

 

 

 

 

8.2:

Fu una sensazione veramente strana.

Mentre precipitavano, ci fu uno strano bagliore bianco, seguito da un acuto stridio molto simile a quello di un vetro sul pannello di una lavagna.

In seguito, lei e il resto del gruppo si trovarono a levitare nel vuoto, in una realtà che le ricordava stranamente il Nulla del suo sogno di tanti anni prima, quando aveva fatto la conoscenza del Mark Viaggiatore dei Sogni. Anche se in questo caso non era proprio la stessa cosa.

Il Nulla del sogno di Jeanette era nient’altro che una riproduzione del cosmo, con la Via Lattea, le costellazioni e i pianeti, un Mondo dei Sogni che aveva sognato perché a quei tempi condivideva con suo marito la passione per l’astronomia. Quello in cui, invece, si trovavano ora era un vero e proprio Nulla. Una realtà vuota e apparentemente infinita, nella quale loro levitavano come se la gravità non esistesse più.

«Che sta succedendo, stiamo ancora cadendo?» Domandò Alvin, più perplesso che spaventato.

«No… non credo. Sembra quasi di stare in una stanza a zero G.» Rispose Simon.

«Non per essere sgarbato, ma che accidenti è una stanza a zero G. ?»

«A zero gravità, Alvin.»

«Ahh! Ok. Adesso mi è tutto più chiaro… quindi? Che succederà adesso?»

Theodore stava levitando di fianco a Brittany, Mark e Dave. Cercò di spingersi in avanti, superare il gruppo muovendosi nel vuoto come se nuotasse nella gelatina.

«Ellie… sei qui?» Chiese ruotando il capo in tutte le direzioni possibili e cercandola.

«Appoggiate i piedi a terra.» Disse la voce di Eleanor.

«Terrà? Ma dove? Io non la vedo… » Obbiettò Mark.

Jeanette aveva assistito a troppe cose strane nel corso della giornata, quindi si disse che avrebbe seguito le indicazioni della voce della sorella.

Si spinse all’indietro usando le braccia e non appena si trovò in posizione verticale allungò il piede destro fino ad appoggiarlo ad una superficie solida ma invisibile. Allungò anche il secondo piede e finalmente la gravità tornò a funzionare nel modo giusto.

Pavimento invisibile. Anche questo era un elemento in comune con il Nulla del suo vecchio sogno.

«Scendete pure, è sicuro.» Avvisò gli altri Jean, e anche lo, uno dopo l’altro, scesero al suo livello e si riunirono in gruppo.

«Ellie, dove sei?» Domandò , ansioso, Theodore.

Ma nessuno gli rispose.

«Ellie?»

Insistette ancora un paio di volte, ma ancora nessuna risposta.

«E’… è sparita… Mamma?»

«Non lo so, Mark. Eleanor, se sei qui… se ci senti. Hai detto che dovevamo fidarci. Che dobbiamo fare adesso?»

Il silenzio fu la sola cosa che si sentì.

«Fantastico… » commentò Alvin «Siamo arrivati fin qui per niente… haia!!» Brittany lo azzittì con una gomitata sul fianco. Poi gli indicò con un cenno della testa Theodore.

Il chipmunk aveva un’espressione di delusione e tristezza che sarebbe stata in grado di spezzare il cuore a chiunque. Esattamente come era spezzato il suo in quel momento.

Aveva così tanto sperato di poter rivedere la sua Eleanor ancora una volta, e quella voce che li aveva guidati fino a lì e che era stata come un faro che portava luce nella nebbia del suo animo affranto dal dolore, ora sembrava sparita nel nulla.

Teneva la testa rivolta verso il basso, con lo sguardo fisso verso quel pavimento invisibile sopra il quale stavano in piedi.

Dave, che si sentiva il gigante del gruppo, cercò di sfruttare la sua altezza per scrutare in lontananza, sperando di notare nell’orizzonte qualcosa che ai chipmunk era sfuggito.

«C’è un modo per svegliarci?» Chiese Simon rivolgendosi a Mark e Jeanette.

Lei sospirò.

«Non lo so, possiamo provarci.»

«Aspettate!» Esclamò Dave.

«Cosa? Che c’è?» Domandò Alvin.

«Lì in fondo! C’è qualcosa!»

Tutti guardarono verso la direzione che Dave stava puntando con l’indice destro, anche Theodore, e videro a una decina di metri di distanza da loro una specie di piccola luce che si stava avvicinando procedendo lentamente e con passo regolare.

Non sembrava levitare nel vuoto, era invece a terra e pareva fosse all’incirca delle dimensioni di Mark.

Non era facile riuscire a distinguere una forma, poiché l’oscurità del vuoto creava un contrasto con l’intensità della luce emessa da quel piccolo corpo, che li accecava col suo riverbero.

Dopo un breve momento di stupore, però, i Nostri non ebbe più bisogno di distinguere le sue forme per capire cosa fosse quell’entità che si stava avvicinando.

Forse era Eleanor. Ipotizzarono i Chipmunks e le Chipettes.

Sì, è lei! Costatò invece Dave, che dalla sua altezza riusciva a vederla meglio di tutti.

 

8.3:

Per Theodore fu l’attesa più snervante della sua vita.

La piccola luce accecante che si stava dirigendo verso di loro era troppo lenta perché lui potesse aspettarla.

Forse non era la scelta migliore che avrebbe potuto compiere, ma dimenticandosi degli altri, che come lui attendevano con trepidazione il suo arrivo, decise di farsi avanti e di raggiungerla per primo.

«Theodore, fermo. Che fai?» Gli chiese Dave.

Il chipmunk lo ignorò e cominciò a camminare verso la luce, da prima con piccoli titubanti passetti, che divennero ben presto una marcia spedita.

Completò gli ultimi metri che lo separarono dal piccolo corpo luminoso, e finalmente la vide. Eleanor. Proprio lì, di fronte a lui.

La luce che avvolgeva il suo corpo ora si era fatta meno intensa e lui poté osservarla senza rimanere abbagliato dalla sua intensità.

Era giovane. Aveva ancora l’aspetto che aveva il giorno dell’incidente, persino lo stesso vestito, quel maglioncino verde che era diventato parte della sua persona al pari dei suoi due codini nei capelli. E sorrideva, serena come se non fosse successo mai niente.

«Ciao Theo.»

La mente di Theodore era percossa da mille domande.

Era davvero lei? Gli aveva davvero parlato? Perché era così serena? Perché li ha condotti fin lì? Ed era stata davvero lei a farlo? La voce che li ha guidati era davvero la sua?

Domande a cui sperava che Eleanor potesse rispondergli.

«Si. Sono proprio io.» Gli rispose come se gli avesse letto nel pensiero, poi si protrasse in avanti e lo abbracciò. Quando lo fece, Theodore poteva sentire la solidità delle sue braccia stringersi intorno a lui. Qualunque cosa fosse quella Eleanor, non era di sicuro un fantasma, non del tipo che lui conosceva.

Per anni aveva desiderato di poterla rivedere ancora una volta. Stringerla a se. Ma ora che si trovava faccia a faccia con lei, in un contesto talmente strano e di fronte a una persone che ormai non dovrebbe esserci più. Non riusciva a manifestare altro sentimento al di fuori dell’incredulità.

«Ellie?» Era Brittany ad averla chiamata.

Lei e il resto del gruppo avevano deciso di raggiungerla poco dopo Theo.

«Britt! Jean! E’ bello avervi qui, sorelline!» Esultò prima di correre ad abbracciare anche loro.

Di tutto il gruppo, Eleanor sembrava l’unica a non sentirsi in alcun modo stranita da tutta la situazione.

«Ellie… come mai sei qui? Pensavamo che fossi… morta… » Iniziò a parlare Jeanette.

Il volto di Eleanor si fece serio.

«Già, è così infatti… »

Andò verso Alvin e Simon.

«Ragazzi…»

Alvin ebbe un istante di esitazione, poi aprì le braccia e si fece abbracciare come gli altri.

Dopo aver ripetuto il rito anche con Simon, Eleanor si scostò da lui.

«Vedo che ce l’hai fatta.» Disse rivolgendosi a Simon, e andando poi da Dave.

Mentre l’anziano prese in mano la piccola Chipette. Il chipmunk con gli occhiali scambiò alcuni sguardi interrogativi con gli altri.

Eleanor fece alcuni commenti sul conto della folta barba di Dave, dicendogli che stava bene con essa, poi, quando l’uomo la appoggiò a terra, lei si diresse anche verso Mark.

«E tu devi essere il mio nipotino!»

«S-sì… sono Mark… »

«Sì, lo so.» Gli disse sorridendogli.

«Ellie… cosa volevi dire prima?» Si fece avanti Simon d’improvviso.

Eleanor si voltò verso di lui.

«Quando ti ho detto che ce l’avevi fatta, vuoi dire?»

«Sì… »

Eleanor sospirò e si allontanò di pochi passi.

«Ragazzi. Lo so che la situazione in cui vi trovate ora vi sembra strana. Ma la verità è che avevo bisogno di rivedervi ancora una volta.»

«Rivederci?»

«Si Dave… soprattutto te, Theo.» Tornò da lui e gli mise una mano su una guancia, non potendo fare a meno di distogliere lo sguardo dal pessimo stato in cui si trovava quello che una volta era il suo migliore amico. Con il corpo così deperito, i ciuffi di pelo mancanti, l’evidente espressione di malinconia che negli anni aveva scavato il suo viso, anche ora che la felicità di averla ancora vicino a se gli aveva momentaneamente fatto dimenticare tutto il periodo nero trascorso fino ad ora.

«Che cosa ti è successo? Perché ti sei ridotti così, Theodore?»

I Seville si guardano tra di loro con sguardi imbarazzati, ben consapevoli di ciò che Eleanor voleva dire.

Alvin si passò la mano tra i capelli.

«Già, non ce la siamo passata molto bene da quando non ci sei più… » cominciò «però ora siamo qui, no?»

«Sì, Alvin. Siete qui. Ma fino ad ora? E non mi rivolgo solo a te, che te ne sei andato, o a Brittany che ti ha seguito… mi rivolgo a tutti voi, ragazzi. Come avete potuto comportarvi in questo modo? Come avete potuto permettere che il mio Theo si riducesse così?» Chiese indicandolo con entrambe le braccia.

Nessuno di loro era in grado di darle una risposta, ma tutti unanimemente erano costretti ad ammettere che aveva ragione. Poi, però, il raziocinio prese il sopravvento sui sensi di colpa di Simon, e un dubbio cominciò a insinuarsi nella sua mente.

«Come… come fai a sapere queste cose?»

Eleanor lo fulminò con lo sguardo, come se si sentisse offesa dalla domanda del chipmunk.

«Vi ho osservati, Simon. Vi osservo da tanto tempo… »

Eleanor cominciò a dar loro spiegazioni sul perché si trovassero lì.

Mentre parlava, Dave, Mark e i Chipmunks ascoltavano con attenzione ciò che la Chipette aveva loro da dire. Brittany e Jeanette, invece, stavano comunicavano tra loro con lo sguardo. Non c’era bisogno delle parole per quello che dovevano dirsi, perché entrambe sapevano a cosa l’altra stava pensando. Le parole di Eleanor risvegliarono ancora una volta, anche nelle due sorelle, il ricordo delle vicende che avevano condotto la loro famiglia al distacco, già, perché non era solo Alvin il responsabile di tutto. Anche Brittany aveva le sue colpe, e insieme a lei, anche Jeanette, che forse a ben pensarci, potrebbe essere stata la vera responsabile di tutto.

 

8.4:

10 ANNI PRIMA (Los Angeles)

Si dice che il tempo ha il potere di guarire tutte le ferite, ma con regole precise.

Come i graffi più profondi, che guarendo non scompaiono mai del tutto, ma lasciano comunque traccia del loro passaggio con le cicatrici, anche le tragedie peggiori guariscono, lasciando però nella mente di chi le ha subite il ricordo di quei drammatici momenti.

Ed era così che avevano trascorso la loro vita, quelli della famiglia Seville, nel corso dei sei anni seguenti alla morte della loro Eleanor.

La Band non esisteva più. I concerti, le interviste, i CD  e i tour facevano parte del passato.

Ognuno aveva cercato di andare avanti come poteva.

E così, mentre Theodore era caduto in uno stato di catalessi quasi perenne dovuta alla convinzione di essere in qualche modo responsabile della sua morte, Simon insieme a Jeanette, e Alvin insieme a Brittany avevano proseguito con le strade che si erano prefissati fin dall’inizio.

Jeanette ormai era all’ultimo anno del suo periodo di college e passava le giornate a dedicarsi allo studio per affrontate l’esame finale e conseguire la laurea, mentre Simon era intenzionato a inseguire un sogno che all’apparenza poteva sembrare irrealizzabile, voleva cioè diventare egli stesso un docente dell’ U.C.L.A., e per farlo avrebbe dovuto affrontare delle imprese immani. Non solo per la difficoltà in se che raggiungere un tale ambizioso posto di lavoro comportava, ma anche per il fatto di dover convincere il mondo intero che uno scoiattolo parlante che da giovane era stato anche una rock star di successo aveva le carte in regola per essere degno di insegnare in una delle università più prestigiose d’America!

Nel frattempo, mentre Alvin proseguiva alla Jet Records il lavoro che gli era stato rimediato qualche tempo prima da Ian Hawke, Brittany stava dedicando tutta se stessa all’avvio della sua attività da insegnante di ballerina.

Ogni cosa stava seguendo il suo regolare corso degli eventi, finché un giorno, il 17 Maggio 2018, l’allora ventiquattrenne Jeanette scoprì qualcosa che rischiava di compromettere per sempre tutti i suoi sforzi per conquistare la laurea tanto desiderata.

Era accaduto tutto troppo in fretta. Le emozioni avevano preso il sopravvento e la natura alla fine aveva deciso per lei, ma se solo si fosse fermata un attimo a riflettere alle conseguenze, sicuramente si sarebbe potuta evitare ogni cosa.

Era tarda serata. Una serata che Simon e Jeanette avevano deciso di dedicare solo ed esclusivamente ai loro studi.

Nel campus universitario erano riusciti a farsi assegnare la stessa stanza, che dividevano con altri due compagni di corso di Simon, che però quella sera non c’erano.

Erano l’1.00 o forse l’1.30 di notte quando Simon decise di chiudere i suoi testi e di andare a letto dopo aver augurato alla sua ragazza la buona notte con un bacio.

Jeanette restò a studiare ancora per un po’, finché la sua testa riusciva ancora ad assimilare qualche nozione da quel che leggeva, dopo di che, trascorsi quaranta minuti, anche lei decise di chiudere.

Salì sul letto nel quale dormiva Simon, che dividevano in due, ed entrò sotto le coperte cercando di non svegliarlo. Un senso di inquietudine però  le impedì di addormentarsi. Non era per gli esami che avrebbe dovuto sostenere, no. Era per Eleanor. Le mancava il suo dolce sorriso e la sua solare allegria, ripensò a lei, agli anni dell’infanzia trascorsi insieme, ai concerti, alle avventure con i Chipmunks, e ora, niente, non c’era più. Volata via come una foglia trasportata dal vento, per non fare più ritorno al suo albero.

Una lacrima le scese sulla guancia mentre portava le mani al viso per evitare che il pianto e i singhiozzi svegliassero il suo amato Simon.

Mentre piangeva in silenzio, la mano del suo ragazzo le si poggiò sul braccio.

«Hey, hey… che succede?» Le domandò.

«Oh… scusami…» cercò di asciugarsi le lacrime e di tirar su col naso del muco con il quale il pianto le aveva riempito le narici «non volevo svegliarti… torna a dormire.»

Con un’espressione compassionevole sul volto, Simon le accarezzò il viso con una mano.

«Lo sai che a me puoi dire tutto. Coraggio.»

«E’… è Eleanor… mi manca mia sorella, Simon, mi manca tantissimo!»

«Lo so, amore. Manca moltissimo anche a me, ma se fosse qui in questo momento credo che l’ultima cosa che vorrebbe per noi è vederci soffrire così tanto per lei.»

«Sì. Hai ragione… è solo che qualche volta mi chiedo se fosse stato possibile fare qualcosa per impedirlo, come è successo a noi… credi che sia una pazza a pensarlo?»

Simon ci rimuginò su per alcuni secondi, alla ricerca di una buona risposta da darle.

«Io credo che se Mark avesse potuto fare qualcosa per salvare anche lei, l’avrebbe fatto.»

«Ne sei sicuro?»

«Certo che lo sono… non saremo nemmeno qui altrimenti.»

Seguì una breve pausa di riflessione, durante la quale, mentre Jeanette rifletteva sulle parole di Simon, lui restava lì ad aspettare che lei reagisse in qualche modo.

Poco dopo. Pensando di dover essere lui a giungere per primo alla conclusione, le chiese «Va un po’ meglio?»

«Sì… » anche se non ne sembrava convinta.

«Allora che ne dici se andiamo a dormire adesso, sai come si dice: “La notte porta buoni consigli”»

«Già… » rispose accennando un timido e indeciso sorriso.

Simon le diede un altro piccolo bacio sulle labbra prima di rimettersi a letto.

Jeanette chiuse gli occhi. Ma i mille pensieri che le frullavano nella testa le impedivano ancora di prendere sonno.

Simon aveva ragione, si disse tra sé e sé, Mark avrebbe salvato anche Eleanor se solo ne avesse avuto la possibilità.

Certo è triste, quando credi di crescere col libero arbitrio, scopri poi che tutte le tue scelte, in realtà sono già scritte. Dove vai, chi conosci, come vivi. Tutto fa parte di uno schema prestabilito.

Forse anche il fatto di essere sfuggiti alla morte faceva parte di un qualche piano.

Era assurdo pensare che in un mondo dove tutto era stato già deciso da un potere più alto, loro due ora erano gli unici a poter beneficiare di quel grande privilegio che era la libertà di scegliere.

No. Simon e Jeanette erano vivi per una ragione. Doveva per forza essere così.

Trovandosi dieci anni dopo di fronte al fantasma di Eleanor, a rievocare il ricordo di quella notte, si chiese cosa l’avesse spinta a fare quello che di li a poco avrebbe fatto, ma in quel momento, nel passato, non pensò a nulla. Sentiva solo il bisogno di farlo, guidata forse da un istinto che credeva assopito da anni.

Strisciò verso Simon e prima ancora che lui, svegliandosi, avesse il tempo di chiederle cosa stesse facendo, lei era già sopra di lui intenta a baciarlo con una passione irrefrenabile.

Qualsiasi cosa avesse spinto Jeanette a comportarsi in quel modo, Simon non volle scoprirlo, e lasciò che gli istinti prendessero il controllo del suo corpo così come accadde a Jeanette.

Quella sera si concluse in un modo che nessuno dei due avrebbe potuto prevedere e ci vollero appena due giorni perché Jeanette si rendesse conto di quanto grave fosse stato il suo errore.

Quella notte era il 15 Maggio 2018, e la mattina del 17 Maggio dello stesso anno, dopo essersi sentita strana per diverse ore, scoprì con spaventoso stupore di essere incinta.

 

8.5:

Non era facile poter dare una descrizione ben precisa di come avessero accolto la notizia i restanti membri della famiglia Seville.

Da una parte, tutti sapevano che prima o poi sarebbe accaduto per forza, dato che a confermarglielo era stato il Viaggiatore dei Sogni Mark, dall’altra invece ci fu l’ovvia sensazione di incredulità dello scoprire che si stava realmente concretizzando la sua previsione. Ma a rendere le cose più difficile e inopportune era il periodo in cui tutto avvenne.

Ormai l’esame finale per la laurea era alle porte e Jeanette si trovò nella situazione di dover affrontare una gravidanza nel periodo più stressante e difficile della sua vita.

Simon faceva il possibile per sostenerla, anche a costo di sacrificare il suo sogno di diventare professore all’ U.C.L.A. e nei giorni seguenti alla scoperta di Jeanette, anche Dave e Brittany cercavano di fare il possibile per sostenerla.

Per quanto riguarda Alvin, aveva deciso di starne fuori. Anche lui come Theodore, non era stato in grado di reggersi nell’oblio nel quale era stato trascinato dopo l’incidente. Si era visto costretto a dare l’addio a un’amica e quasi a un fratello, mentre tutto quello che il suo nome rappresentava andava completamente allo sfascio con la decisione di sciogliere per sempre la band.

Amava Brittany, ma non provava più alcun interesse per le vicende della famiglia. Quando la sua compagna gli comunicò la notizia, decise che avrebbe mostrato un minimo di interessamento solo ed esclusivamente per rispetto nei confronti del fratello Simon, per il resto invece, non pensava ad altro che non al suo lavoro.

 

8.6:

13 GIUGNO 2018 (Casa Seville)

Era una serata particolare.

A causa degli impegni che un po’ tutta la famiglia doveva sostenere quotidianamente da alcuni mesi, Dave non aveva più la possibilità di trascorrere del tempo con i suoi ragazzi.

L’unico che gli restava era Theodore, che purtroppo continuava a restare chiuso nel suo silenzio. Alvin e Brittany avevano il loro lavoro e Simon e Jeanette per la maggior parte del tempo passavano le giornate a studiare e a trascorrere le notti nella camera del loro dormitorio. Solo di recente lo stato interessante di Jeanette li aveva riavvicinati un po’, ma erano ancora lontani dall’unione che avevano avuto prima dell’incidente.

Per rimediare, Dave decise di organizzare una piccola cena di famiglia con la quale si augurava sul serio di poter trascorrere una piacevole serata in compagnia dei suoi ragazzi, ormai divenuti grandi.

Si assicurò che fosse tutto pronto e attese il loro arrivo con trepidazione.

Simon, Brittany e Jeanette arrivarono insieme in taxi e si accomodarono a tavola chiacchierando e scherzando nell’attesa del rientro dal lavoro di Alvin.

Ci fu uno scambio di domande e risposte di Simon e Dave riguardo alle condizioni di Theodore, che come già detto, non sembrava migliorare in nessun modo, benché Dave l’avesse già fatto sottoporre e diverse sedute psichiatriche.

Mentre parlavano, se ne stava seduto da solo in un angolo della poltrona in salotto, e anche se si fosse accorto che si stava parlando di lui, non avrebbe comunque fatto niente per reagire.

Alvin arrivò venti minuti dopo gli altri, e dopo aver salutato tutti e posto un paio di domande riguardo la gravidanza di Jeanette, che era già a quasi un mese, si accomodò a tavola insieme agli altri.

Dave portò un piccolo vassoio con la cena per Theodore, che a quell’epoca, nonostante il suo stato, mangiava ancora senza problemi il cibo che gli veniva offerto, e ritornò dagli altri per dare il via alla serata.

 

8.7:

Nel bel mezzo della cena, tra una battuta ironica, il racconto di qualche aneddoto universitario e diverse domande riguardo il futuro da genitori di Simon e Jeanette, Alvin, di punto in bianco diede un paio di colpetti al suo bicchiere di vetro, nel quale era contenuta della Cola, per richiamare l’attenzione degli altri.

«Devo fare un piccolo annuncio, ragazzi!»

Calò improvvisamente il silenzio e tutti guardarono con curiosità Alvin, per sentire ciò che aveva da dire.

«Vi ricordate di quella proposta del contratto da solista di cui vi avevo parlato tempo fa?» Chiese rivolgendo lo sguardo a Dave e Brittany, che sapevano di cosa stesse parlando.

«Se ce ne ricordiamo? E’ da giorni che non parli d’altro!» Commentò Dave.

«Ehehehe, già! Bhe, dovete sapere che…»

«Aspetta Al… contratto da solista?! Di cosa state parlando?»

«Ah, è vero Simon. Voi due non sapete niente. Bhe è successo la settimana scorsa. Ero a lavoro quando si è presentato questo tizio… un pezzo grosso della Jet Records credo, che mi ha fatto questa proposta di tornare a cantare per un paio di anni (tre forse) come solista per alcune canzoni su cui stavamo lavorando in studio. Voleva sapere se ero interessato e aveva detto che avrebbe dovuto scegliere tra me è un altro paio di nomi che erano nella sua lista. Per il momento avrei solo dovuto dare la mia disponibilità o meno.»

«Gli ho detto di accettare… » continuò Brittany al posto suo «i fan non hanno mai preso molto bene la notizia dello scioglimento della band dei Chipmunks e delle Chipettes, così abbiamo pensato che magari sarebbe potuta essere una buona occasione per un breve ritorno… ma quindi, che hanno detto? Ti hanno scelto?»

«Ehehe, certo!»

«Dici sul serio?! Ma è fantastico!!»

«E non hai ancora sentito la parte più bella! Ho chiesto loro se c’era posto anche per te, se c’era la possibilità di farti fare alcuni duetti con me, cose del genere, e lo sai? Hanno accettato!»

«Mi prendi in giro?!»

«No, sono serio!!»

Brittany saltò in piedi e andò ad abbracciare Alvin, per poi iniziare a ringraziarlo e baciarlo felice come non lo era stata da anni.

«E’ una notizia fantastica, Alvin! Allora, quando inizierete?» Domandò Dave.

«Presto! Tra un paio di giorni dovremo partire per New York, e a settembre inizieremo a registrare nella sede di Manhattan!»

«Come?!?»

Brittany fece un passo indietro.

Anche gli altri ebbero la stessa reazione di stupore.

«Che c’è, Britt?»

«Non mi avevi detto che saremo dovuti andare a New York!»

«Come sarebbe a dire? Sì che te l’ho detto!»

«No! Non l’hai mai fatto!»

«Alvin, ti rendi conto che è dall’altra parte degli Stati Uniti?!» Gli chiese con aria sbigottita Simon.

«Credi che non lo sappia, genio? E comunque, si può sapere che vi è preso a tutti d’improvviso? Britt, che c’è? Pensavo che ne saresti stata felice!»

«Alvin, non possiamo andare a New York!»

«Cheee?? E perché, scusa?!»

«Come sarebbe a dire “perché”?? Non pensi a Simon e a mia sorella? Hanno bisogno di me… di noi! E ora più che mai! Non possiamo partire così di punto in bianco piantandoli in asso! E poi, come la mettiamo con il mio corso per insegnare ballo, ci hai pensato?»

«Ma Britt, ci sono ottime scuole anche lì, lo sai!»

«Brittany ha ragione! Alvin, questo è il momento meno opportuno per fare viaggi di quel genere.» Si intromise Dave.

Ad Alvin montò improvvisamente dentro una rabbia indescrivibile.

«Ohh, ma pensa per te, Dave! Non hai il diritto di intrometterti nella faccenda!!»

«Ma, Alvin… »

L’uomo restò ammutolito. Incapace di concepire che a rispondergli in modo tanto sgarbato era stato proprio suo figlio Alvin.

«Alvin, è con Dave che stai parlando, adesso finiscila, ti stai comportando come un dannato egoista!!» Lo intimò Simon dopo essersi alzato dal suo posto.

«Cooosa?!? Chi è l’egoista qui?!? Tu e Jeanette vi divertite tutta la notte con le vostre cose e dopo venite qui a pretendere che io mi giochi la mia carriera per colpa vost… »

Non finì la frase. Brittany lo aveva colpito con un potente schiaffo che  rimbombò per la stanza.

«Non parlare in questo modo di mia sorella, chiaro?!»

La guancia di Alvin cominciò a bruciargli, ma riuscì a fermare la sua furia.

Ora al posto della rabbia, provava solo frustrazione.

Sperava, anzi, era convinto che con quell’annuncio avrebbe dato una notizia con la quale avrebbe allietato ulteriormente la serata. Invece quello che ottenne era solo uno schiaffo da parte di Brittany.

«Sì.» Disse per risponderle. «Credevo che ne saresti stata felice, l’ho fatto per te.»

Detto questo, saltò giù dal tavolo e uscì fuori dalla stanza.

«Alvin, dove stai andando?» Gli domandò Dave, che aveva deciso di chiudere un occhio per l’aggressione che aveva appena subito dal chipmunk.

Il chipmunk non volle rispondergli.

Percorrendo il corridoio, all’entrata del salotto trovò Theodore intento a seguirlo con lo sguardo. Probabilmente aveva sentito la discussione e aveva deciso di uscire temporaneamente dal suo stato associale per capire cosa stesse succedendo. Lo sguardo dei due fratelli si incrociò per un istante, prima che Alvin cominciasse a salire le scale per raggiungere la stanza di lui e di Brittany (che un tempo apparteneva alle Chipettes).

Era arrabbiato. Cercava di controllare il respiro e di mantenere il controllo, ma le mani gli formicolavano, e lui desiderava solo sfogarsi con qualcosa.

Guardò la parete sulla sua sinistra e decise di farne il suo bersaglio. La colpì con violenza cinque volte, tanto da ferirsi leggermente le nocche di entrambe le mani, ma quel dolore lo aiutò a ristabilire il controllo.

Andò verso l’armadio, dove sapeva che Dave teneva alcune delle loro valige.

Trovò la sua e quella di Theodore e Jeanette, ma non sapeva dove fossero le altre tre. Ad ogni modo, afferrò la sua per la maniglia e la tirò fuori.

La apri e ci guardò dentro.

Voleva partite per New York, accettare l’offerta. Anche dopo quella ridicola discussione che si era appena tenuta nella sala da pranzo.

Restò a fissare per alcuni secondi l’interno vuoto della valigia, finché qualcuno non lo raggiunse.

«Alvin…» Era Brittany.

Lui sospirò.

«Che c’è?»

«Che stai facendo?»

Già, bella domanda Alvin, “Che stai facendo?”, si chiese fra sé e sé. Ripetendo a mente le parole della Chipette.

«Non lo so nemmeno io.» si voltò verso di lei a la fisso dritta negli occhi. «Ti chiedo scusa per prima, davvero. Ma io partirò comunque.»

Brittany sbuffò.

«Alvin, dai su, smettila…»

«Non sto scherzando, Britt. Io partirò…» si diresse verso di lei e quando le fu vicino le prese la mano «… e vorrei che tu venissi con me.»

«Lo sai che non possiamo farlo… io vorrei venire, credimi… ma devo stare con mia sorella, cerca di capire, ti prego. Ha sofferto tantissimo per Eleanor, non possiamo abbandonare lei e Simon… e poi, non ci pensi a Dave e a Theodore?»

«Britt… anch’io ho sofferto per Ellie, e tu lo sai. Ma qui non reggo più! Devo andarmene da questa casa, ho bisogno di ricominciare, e… non posso farlo senza di te… ».

Brittany restò in silenzio, dubbiosa e incapace di rispondere.

«Sono anni che loro sono lontani da casa. Stanno in quei loro dormitori del campus e non pensano ad altro che studiare. Noi siamo sempre rimasti qui! Ssono loro che se ne sono andati per primi, e adesso vorrebbero farci credere che noi gli siamo indispensabili?!» Continuò allora Alvin.

«Alvin, quello è un altro discorso… Simon e Jeanette vanno al college. Lì devono per forza studiare tutto il giorno se vogliono andare avanti e costruirsi un futuro…»

«Anche lì dove dovremo andare noi ci aspetta il futuro… il Nostro!»

«Questo l’ho capito, ma no ti sembra di correre un po’ troppo? Insomma, dove vivremo, cosa mangeremo?»

«Prima avevo cercato di dirtelo, ma non me ne hai dato il tempo. Se firmiamo il contratto ci offriranno vitto e alloggio fino a che non inizieremo a registrate, poi coi soldi che faremo potremo pagarci l’affitto di un appartamento tutto nostro, ci pensi! Potremo vivere come esseri umani! Potremo tornare a fare quello per cui siamo nati! Cantare e ballare, non è quello che hai sempre voluto?»

L’entusiasmo nelle parole di Alvin era palpabile nell’aria, ma Brittany, benché più disponibile di prima a rivalutare la proposta, aveva ancora dei forti dubbi.

«Alvin… noi… noi siamo solo dei chipmunk… come faremo a gestire una casa per umani? Non… non essere ridicolo…»

Alvin avvicinò il suo viso a quello della sua ragazza, e quando era a pochi millimetri da lei, le diede un lungo e tenero bacio, diverso dai soliti abitudinari che si scambiavano quotidianamente. Quello era un vero bacio, lento, delicato e suadente.

«Qualsiasi cosa dovremo affrontare, potremo farcela, se lo faremo insieme.»

Le sue parole riuscirono a fare breccia nel cuore di Brittany. Mentre lo guardava negli occhi da così vicino, riusciva a leggere in essi tutta la felicità che sprizzava. Era felice, e Brittany finì per essere totalmente ammaliata dalla sua gioia.

Era riuscito a convincerla. Alvin non aveva bisogno di una conferma a parole per capirlo.

«Lo sai che gli altri non la prenderanno bene?» Lo avvertì lei.

Alvin abbassò lo sguardo.

«Sì… ma sai, di loro non mi importa niente!»

Brittany gli sorrise. Non seppe spiegarsi nemmeno lei perché lo fece, ma c’era una cosa che ormai aveva capito. Voleva andare con lui! Ormai era decisa.

 

8.8:

Brittany aveva ragione. Non la presero per niente bene.

Era salita con l’intento di far ragionare Alvin e convincerlo a desistere, ma scendendo con lui era solo riuscita a convincere se stessa a seguirlo in quell’assurdo viaggio a New York.

Simon andò su tutte le furie quando gli comunicarono la notizia, e la discussione fra lui e Alvin finì per essere molto simile a quella avuta con Brittany: tirarono in ballo l’università, lo stato di Jeanette, le domande su dove avrebbero vissuto durante i primi mesi a New York. La sola differenza è che sta volta le cose non si risolsero a favore di Alvin, come nella precedente discussione.

Simon, fuori di se, uscì dalla stanza e chiamò un taxi, dicendo che se ne sarebbe andato e che per lui la serata era finita lì.

Brittany e Jeanette non si dissero nulla per tutto il tempo. Il loro litigio si basò su sguardi di odio e rabbia e anche se non lo disse apertamente, lei odiò Brittany per la sua decisione esattamente come Simon odiò Alvin.

Per quanto riguarda Dave, aveva tentato di prendere posizione, ma le sue parole finirono per essere vuote e insignificanti, e non poté fare altro che osservare le ultime fondamenta della loro famiglia crollare miseramente di fronte ai suoi occhi.

Il giorno seguente Brittany e Alvin andarono insieme in taxi alla Jet Records per firmare il contratto che li avrebbe vincolati definitivamente al viaggio per New York, poi lei andò alla sua scuola di Ballo per comunicare il suo ritiro improvviso dall’istituto. Un po’ le dispiaceva farlo, ma come aveva detto Alvin, a New York avrebbe potuto riprendere le sue lezioni non appena la situazione si sarebbe stabilizzata.

A casa, preparano le loro cose con l’aiuto di Dave, che benché non approvasse la loro decisione, non poté fare a meno di adempiere al suo ruolo di buon genitore.

E il 15 giugno 2018, senza che vi fosse niente che li potesse fermare, Alvin e Brittany presero l’ultimo taxi, quello che li avrebbe ricondotti ancora una volta alla Jet Records, dove un’auto li attendeva per accompagnarli all’aeroporto.

Jeanette era lì quando partirono, e nonostante la rabbia che ancora provava per la decisione della sorella, la salutò con un abbraccio prima che salisse sul veicolo insieme ad Alvin. Simon invece aveva deciso di restare al campus. Si sentiva tradito nell’animo e non aveva intenzione di essere lì ad assecondare il loro egoismo.

Theodore era rimasto fuori da tutta la faccenda e non aveva bene in chiaro il perché stesse succedendo tutto ciò. Alvin e Brittany erano passati a salutarlo prima di andare. Scoprì solo che i due se ne stavano andando a New York, e presto avrebbe anche scoperto che sarebbero stati via per molto tempo, forse per sempre.

Con la loro partenza, l’ultimo legame della famiglia si spezzò, e mentre Simon e Jeanette non potevano fare altro che proseguire i loro studi, Dave restò da solo, con un Theodore estraniato da tutto e chiuso ogni giorno nel suo impenetrabile silenzio.

Qualche giorno dopo la loro partenza, nel tentativo disperato di recuperare un po’ dell’equilibro di cui aveva bisogno. Simon propose a Jeanette di sposarlo, e lei shockata e incredula, ma felice ed estasiata, accettò.

A New York, Brittany e Alvin si erano già ambientati nell’appartamento che gli era stato dato dalla sede di Manhattan della Jet Records e così lei poté già tornare per qualche giorno in California per partecipare al matrimonio di sua sorella.

Alvin provava rancore per la volta in cui Simon non era venuto a salutarli, pertanto, decise a sua volta di non venire al matrimonio. Ne seguì una breve discussione con Brittany che però non durò molto.

Così partì la prima di una lunga serie di viaggi in solitaria che lei avrebbe dovuto sostenere da sola negli anni a venire.

Il matrimonio di Simon e Jeanette avvenne il 28 luglio dello stesso anno, in una cerimonia più tosto discreta, formata prettamente da parenti e amici.

Sette mesi dopo, il 10 febbraio 2019, venne al mondo il loro primo figlio. Un maschietto che senza esitazione decisero di chiamare Mark, in onore al Viaggiatore dei Sogni che lì aveva salvati molti anni prima.

Quello che successe negli anni a venire è una storia già raccontata. Le carriere di ognuno prendevano le strade che il destino decideva per loro, fino a che, dieci anni dopo, eccoli lì, ancora una volta tutti uniti, in una dimensione onirica, a parlare con quello che aveva l’apparenza di essere il fantasma della loro defunta amica Eleanor.

 

8.9:

11 FEBBRAIO 2029 (Luogo Sconosciuto)

«Vi ho osservati, ragazzi. Vi osservo da tanto tempo… »

Era giunto il momento che Eleanor desse loro delle risposte.

Era grazie a lei se erano riusciti ad arrivare fin lì, e lei era anche il motivo del perché si erano imbarcati in quell’assurdo viaggio.

«… conoscete le storie sulla luce alla fine del tunnel, l’ultimo viaggio prima dell’aldilà?»

Alvin, Dave e Simon annuirono alla domanda della Chipette, mentre le sue sorelle si lanciavano sguardi a vicenda e cenni come se parlassero tra di loro in silenzio.

«Bhe… » riprese Eleanor «… quel giorno ho scoperto che non era solo una leggenda. Quando ero morta qualcosa mi aveva condotta qui, proprio nel posto in cui ci troviamo ora.»

«Questo posto è… l’aldilà?» Chiese Brittany che d’improvviso era tornata a seguire insieme a Jeanette e agli altri il discorso di Eleanor.

«No, non proprio. L’aldilà è quello che c’è dopo la luce. Non so che forma abbia, né cosa sia la vita oltre quella soglia. Ma quel giorno io avevo la possibilità di varcarla. Ero appena arrivata qui, che il varco mi si aprì proprio di fronte agli occhi. Sapevo dell’incidente e di cosa mi fosse successo, quindi sapevo che avrei dovuto attraversarlo, ma… » si fermò di colpo.

«Ma? Che successe poi?» La spronò Simon a continuare.

«… sapete, è strano. Quando ti trovi in questo posto, impari delle cose… non so cosa lo rende possibile, ma ti ritrovi di punto in bianco a conoscere dei segreti che mai avresti immaginato in vita… quando mi portarono qui, mi resi conto che potevo continuare a vedervi. Potevo vedere tutto quello che facevate come se fossi la spettatrice di un film. Avrei dovuto varcare la soglia e andare al di là della luce, ma in cuor mio mi dissi che se potevo osservare le vostre vite, allora dovevo restare qui. Non volevo abbandonarvi… »

«Perciò sei rimasta?» Intervenne Jeanette.

Eleanor annui.

«Vi osservai durante l’arrivo di Dave nel luogo dell’incidente, e d’improvviso la luce dietro di me chiuse. Non immaginavo che sarebbe successo, credevo che sarebbe rimasta lì per sempre ad aspettarmi, ma quando si chiuse non mi importò comunque.»

«Quindi, se questo posto non è l’aldilà, che cos’è?»

«Credo che tu lo sappia meglio di tutti, Jeanette. Lo chiamano il Limbo. E’ una specie di dimensione vuota, dove vengono confinate tutte le anime destinate all’oblio, quelle che non hanno più uno scopo. Anche lo spirito di Mark, quando era Viaggiatore dei Sogni, finì qui prima della sua reincarnazione.»

Jeanette sussultò. Quasi senza neanche volerlo, aveva ottenuto risposta a uno dei più grandi dubbi che si era mai posta in tutta la sua vita.

Quando il Viaggiatore dei Sogni scomparve di fronte a loro, dopo avergli salvato la vita, disse che sarebbe rimasto confinato in un luogo sconosciuto dove non sapeva cosa gli sarebbe successo, e ora finalmente quel luogo aveva un’identità: il Limbo.

Jeanette si era sempre chiesta cosa potesse essere questo posto e a giudicare dalle parole di Eleanor, non solo lo aveva finalmente scoperto, ma ci stava pure camminando dentro.

Osservò suo figlio, come se si aspettasse che da quei suoi piccoli occhietti giungesse uno sguardo d’intesa che le confermasse tutto. Ma il suo Mark, benché condividesse gli stessi poteri del Viaggiatore, non aveva i suoi ricordi. Pertanto era inutile cercare risposte in lui.

«E poi? Che è successo dopo?» Chiese questa volta Dave.

«Bhe, Dave… ormai avevo fatto la mia scelta. Avevo deciso di restare qui a osservarvi, ma non avrei mai immaginato che la mia morte vi avrebbe sconvolto fino a questo punto… » si fermò  e guardò ancora una volta Theodore.

Come darle torto? Si disse tra sé e sé Alvin.

«… vi ho osservati mentre,tra una discussione e l’altra, la nostra famiglia si sfaldava come tanti tasselli di un puzzle, e io non potevo fare nulla per impedirlo. Voi non sapete quante volte avrei voluto potervi contattare per dirvi di farvi forza e di andare avanti. Insomma, voi soffrivate per me, e io ero qui che cercavo in tutti i modi di dirvi che in fin dei conti stavo bene. Che ero solo da un’altra parte, ma sempre con voi!» Quest’ultima frase, Eleanor la disse rivolgendosi a Theodore, che più di tutti aveva bisogno di sentire quelle parole.

Simon rivolse lo sguardo a Mark e fu lì che finalmente comprese ciò a cui Eleanor stava mirando.

La Chipette si accorse di questo e glielo confermò.

«Sì, Simon. Per anni avevo cercato di contattarvi tramite i vostri sogni, ma non ero in grado di raggiungervi. Voi spesso mi sognavate, ma in realtà – immagino ve ne siete già accorti – quella non ero io… »

Brittany annuì. In quella parte del racconto Ellie aveva alluso ai suoi incubi ricorrenti.

«… sapevo che lo spirito del Viaggiatore si era reincarnato nel corpo di vostro figlio, ma non sapevo che avesse i suoi stessi poteri. Ma quando ieri sera, vi aveva condotto tutti e tre in quel sogno condiviso, avevo cercato subito di condurvi qui… »

«Il terremoto… oddio… non era il sogno che stava collassando… eri tu che… ?»

«Sì, Jean.» Le confermò Eleanor.

Jeanette si portò le una mano alla bocca. Sconvolta da quella rivelazione.

«Pensavi che fosse colpa dell’inesperienza di Mark coi suoi poteri, invece ero io che tentavo di condurvi nel Limbo per potervi parlare.»

Jeanette rivolse lo sguardo a Simon e Mark e si scusò con loro.

«Oh, non sentirti in colpa. Se proprio deve esserci una responsabile, quella sono io. Avrei dovuto parlarvi fin da subito come ho fatto sta volta, è solo che temevo che non mi avreste dato retta, che avreste pensato che la mia voce facesse parte del sogno.»

«Sei stata tu quindi? Sei entrata in uno dei miei sogni e mi hai detto che avremo dovuto chiedere aiuto a Mark e sognare insieme affinché tu potessi riprovarci?»

«Non è proprio corretto, Simon. Se fossi riuscita a entrare in un tuo sogno sarebbe stato più facile. Ho solo cercato di fare ciò che potevo per trasmetterti il messaggio. Ecco perché sta mattina credevi di avermi sognato benché non ne comprendessi la ragione. Io non sono una Viaggiatrice. Non è tra i miei poteri comunicare coi Vivi attraverso i loro sogni. Ma sono felice che le circostanze mi abbiano permesso ugualmente di portarvi qui. La verità, ragazzi, è che volevo solo dirvi di non soffrire più per me. Io sono sempre stata qui con voi, anche se non potevate vedermi.»

La Chipette li lasciò un attimo riflettere in silenzio sulle sue parole, quando Theodore poggiò la sua mano su una spalla.

«Ellie… io volevo solo… chiedere scusa per…»

«Theo. Non devi scusarti di nulla! L’incidente è stato solo uno stupido scherzo del fato. So che in questi sedici anni ti sei sentito responsabile di tutto, ma non è così…»

«No! Non è per quello… ecco, volevo solo scusarmi per come mi sono comportato in questi anni… tutti gli altri hanno cercato di andare avanti, di rifarsi una vita, mentre io sono stato solo capace di stare seduto in un angolo della casa a incolparmi per l’incidente e per tutto quello che stava accadendo intorno a me… quindi, chiedo scusa a tutti, ma soprattutto…chiedo scusa a te.»

Theodore si sentì improvvisamente più leggero. Come se si fosse levato dalla schiena un macigno di una tonnellata.

La sua amica fu molto felice di sentirglielo dire, e anche se non lo disse a voce, si sentì fiera di se per essere riuscita finalmente a sbloccarlo. Gli sorrise e lo baciò delicatamente sulla guancia. Per un breve istante i loro occhi si incrociarono, dopo di che, lei lo abbracciò ancora, e sta volta, fu ricambiata.

Si tennero stretti l’un l’altra per qualche secondo, mentre gli altri se ne stavano in disparte osservandoli.

Alvin e Simon tirarono finalmente un sospiro di sollievo. Theodore si era finalmente ripreso.

Simon attese che i due finissero, per intervenire.

«Bhe, anch’io credo di dovervi delle scuse… » si rivolse a tutti «Non dovevo prendermela in quel modo quando Alvin e Brittany avevano deciso di partire per New York. Sono stato egoista.»

«Vuoi scherzare?! No, Simon! Avevamo già chiarito questo discorso, sono stato io a voler partire a tutti i costi portandomi con me Brittany quando Jeanette aspettava Mark!» Obbiettò Alvin.

A quel punto Dave decise di intervenire e dire la sua. Aveva taciuto per troppo tempo nel corso degli anni, ora era arrivato il momento di prendere posizione, così come aveva sempre fatto prima del giorno dell’incidente.

«Ragazzi. Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Eleanor ha ragione. Non esiste un solo colpevole. Nessuno di noi e responsabile più degli altri. E’ vero, Alvin è stato egoista a voler partire abbandonando tutti, così come Simon ha esagerato a reagire in quel modo. Ma poi ci sono state Jeanette e Brittany, che si sono fatte trascinare da loro due invece di tentare di trovare una soluzione. Theodore, che ha trascorso gli anni chiuso in se stesso e dandosi colpe che non aveva per la morte di Eleanor e io, che avrei dovuto fare qualcosa per salvare la stabilità della nostra famiglia,ma che invece non ho fatto altro che stare in disparte lasciando che le cose accadessero e basta. Ognuno ha fatto la sua parte commettendo i suoi sbagli.»

Eleanor sorrise alle parole di Dave.

«Non avrei potuto dirlo con parole migliori! Dave, gli anni sono passati, ma tu non hai perso il tuo smalto!»

L’anziano le fece l’occhiolino e passo una mani tra la folta barba bianca.

«Ora è arrivato il momento di andare, ragazzi. Il Limbo non è un posto per i Vivi, e voi dovete tornare nel vostro mondo e continuare a viverlo al meglio.»

«E tu che farai?» chiese Theodore. Nel suo tono di voce, una vena di apprensione per la consapevolezza che quel magico momento con Eleanor al suo fianco stava finendo.

«Io dovrò restare qui. Le mie scelte le ho fatte e ora il mio posto è nel Limbo…» si fermò e gli prese le mani tenendole tra le sue «ma continuerò a osservarvi. Voi non potrete vedermi, ma ci sarò sempre. Se vorrete parlarmi, se vorrete mostrarmi qualcosa, io sarò lì con voi…»

Le parole di Eleanor avevano un che di familiare a Jeanette, come una sensazione di déjà vu. Le sembrava di sentir parlare il Viaggiatore dei Sogni Mark. La stessa saggezza, le stesse consapevolezze sulle sue capacità. Forse era una caratteristica comune a tutte le anime che facevano parte di quella realtà, del Limbo, dei Mondi dei Sogni, dell’aldilà.

Eleanor si diresse a passi lenti verso il giovane Mark.

«Tocca a te adesso, piccolo. Devi portarli fuori da qui.»

«Oh, sì… ma, non so come fare, Zia. Questi miei poteri… non ho ancora imparato a usarli bene… » La avvertì imbarazzato.

Eleanor lasciò intravvedere un altro piccolo sorrisetto appena appena accennato.

«Non ti preoccupare. Te lo spiegherò io, ma tu continua a esercitarti. Hai un potere unico. Non sprecarlo!»

«Non lo farò, promesso! Mi eserciterò e diventerò un grandissimo Viaggiatore dei Sogni!» Annunciò entusiasta Mark e facendo sentire i suoi genitori fieri di lui.

«Molto bene… » Ellie parlò rivolgendosi a tutto il gruppo «ora dobbiamo salutarci. Aiuterò Mark a farvi uscire dal Limbo mentre lui cercherà di farvi svegliare. Jeanette, tu conosci alcune delle capacità dei Viaggiatori, devi aiutarci.»

Jeanette annuì decisa.

«Addio ragazzi, è stato bello poter parlare con voi ancora una volta.»

I Chipmunks e le Chipettes si unirono in un abbraccio di gruppo che li fece tornare per un istante dei ragazzi e rivivere le emozioni dei vecchi tempi, poi si salutarono con la loro amica Eleanor. Quindi si separarono e si fecero in disparte per permettere anche a Dave di darle l’addio.

Theodore avrebbe voluto restare lì con lei. Gli spezzava il cuore doverla lasciare proprio ora che finalmente l’aveva ritrovata, ma era la sua volontà, e lui doveva accettarla.

Eleanor spiegò a Jeanette e a Mark quello che avrebbero dovuto fare col suo aiuto.

Mark avrebbe dovuto concentrare tutto il suo potere nella volontà di far uscire la famiglia dal sogno dal quale era partito il loro viaggio, mentre il compito di Jeanette sarebbe stato quello di dargli supporto affinché il compito del piccolo chipmunk fosse più facile.

Madre e figlio si presero per mano, in modo da unire le proprie forze, e insieme pensarono intensamente allo svegliare il resto del gruppo.

Nel frattempo Eleanor doveva fare la sua parte cercando di farli uscire dal Limbo. Sarebbe stato impossibile riuscirci senza l’aiuto dei poteri dei Viaggiatori dei Sogni, ma grazie agli sforzi congiunti della sorella e del nipote, poteva sentire la resistenza delle forze che regolavano quel mondo, farsi sempre più deboli.

Il resto del gruppo attese che succedesse qualcosa, non potevano fare molto altro. Erano in gioco forze che purtroppo andavano al di là della loro comprensione.

D’un tratto i loro occhi furono accecati dallo stesso bagliore bianco visto al loro arrivo nel Limbo, seguito dall’acuto stridio di vetro sulla lavagna che annunciava il trapasso dalla dimensione di Eleanor al loro mondo.

 

8.10:

(Casa di Simon e Jeanette)

Il trapasso dal Limbo alla realtà era riuscito con successo.

Dave e tutti i chipmunk presenti alla seduta di Simon si svegliarono con successo nel salotto dal quale era partito il loro viaggio.

Alvin aprì gli occhi e si mise in piedi. La testa gli girava e aveva la vista leggermente annebbiata.

Non distingueva ancora bene le immagini di cosa lo circondava, ma a giudicare dai brontolii e dalle lamentele degli altri, capii che non era l’unico a trovarsi in quella situazione.

Attese alcuni secondi sbattendo rapidamente le palpebre, fino a che non era tornato a vedere tutto chiaramente.

«State tutti bene?» Chiese quindi.

Alcuni risposero di sì, ma Jeanette si lamentò di un acuto mal di testa.

«E’ per l’effetto del viaggio, credo. Fa male anche me.» La informò Mark.

«Quindi che altro succederà ora?»

«Niente, credo che ormai sia finita.» Gli rispose Simon.

Theodore fu l’ultimo ad alzarsi, e in lui le parole del fratello rimbombarono in testa più che a qualunque altro.

Era davvero tutto finito?

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