5: Una tragedia

5.1:

NEL FRATTEMPO (Casa Seville).

Theodore era in camera sua, seduto sul suo letto. In mano teneva un piccolo oggetto che nel corso degli anni era diventato il suo feticcio, un simulacro del suo dolore e della sua perdita. L’anello con la scritta “T&E”, quello che avrebbe regalato a Eleanor per il loro San Valentino.

Nessuno oltre a lui stesso era a conoscenza di quel piccolo oggettino di bigiotteria e del valore simbolico che aveva assunto nel corso degli anni. L’ultimo ad averlo visto era stato Simon, il giorno in cui Theodore tornò a casa dall’ospedale. Mentre per quanto riguardava Dave e il resto della famiglia, Theo aveva sempre cercato di tenerlo nascosto a tutti, forse per timore di vederselo sottratto come il resto delle sue cose.

Dave credé di fargli un favore portandogli via molti dei ricordi che avevano fatto parte della sua infanzia, pensando che questo l’avrebbe aiutato a superare il passato. Peccato che nel suo silenzio, Theo non aveva mai detto a nessuno di quanto ci tenesse alle sue cose, e nella convinzione di sentirsi in qualche modo responsabile per ciò che successe a Eleanor, aveva cercato di non far notare a nessuno il disagio per tutta la nostalgia che provava ogni minuto di ogni giorno.

Dal corridoio del piano superiore un rumore sordo di passi cominciò a farsi udire sempre più forte ogni secondo che passava.

Theo si portò rapidamente l’anello alla bocca e ne baciò la superficie fredda, poi lo richiuse in fretta e lo nascose dentro la fodera del cuscino sul quale dormiva.

Qualcuno bussò delicatamente tre volte sulla porta, dopo di che, Theo vide Dave entrare in camera sua.

«Theo… è pronta la cena. Viene a mangiare.» Lo invitò cordialmente Dave.

 

5.2:

POCO DOPO.

«Sei di buona forchetta questa sera!» Commentò Dave.

Da diversi anni ormai Theodore era arrivato a mangiare poco o niente dei pasti che Dave gli preparava. In taluni casi era stato persino costretto a forzarlo per spingerlo a mettere qualcosa nello stomaco. Quella sera però le cose non andarono così, per fortuna. Theodore aveva mangiato in fretta e con decisione la sua porzione di cibo ed era arrivato a chiederne ancora a Dave, il quale si era dimostrato più che felice ad accontentarlo.

Al commento dell’uomo, il chipmunk smise di mangiare e rifletté sulle sue parole. Nemmeno lui si era reso conto di quanto stesse effettivamente mangiando quella sera.

«Credo di sì.» Rispose.

Nel volto di Dave si formò un piccolo e discreto sorriso di soddisfazione, che cercò di nascondere al chipmunk mentre finiva la sua parte della cena.

«E’ per via di Alvin, non è vero? Sei contento di rivederlo?» Gli chiese poi, anche se forse non era stato una buona idea, si disse tra se e se.

Theodore si fermò ancora, e proprio come poco prima, si mise nuovamente a riflettere.

«Non lo so, io… » ripensò a quel pomeriggio, alla prima discussione che aveva avuto con Alvin dopo tutti quegli anni, alla reazione che questi aveva avuto saltando giù dal divano e fuggendo via in quel modo «gli ho detto delle brutte cose oggi… gli ho detto che ero arrabbiato perché in tutti questi anni non ha mai chiesto di parlare con me, anche se sapevo che in realtà ero io a non voler parlare con nessuno… gli ho detto che… »

Theo si stava alterando. Non era la prima volta che Dave assisteva a questa situazione. Per anni il chipmunk era stato visitato e seguito dai più disparati psicologi e specialisti, eppure nessuno era mai stato in grado di fare qualcosa di concreto per aiutarlo. La colpa era in gran parte dovuta, appunto, a questi sbalzi d’umore improvvisi, che si manifestavano nei rari momenti in cui qualcuno riusciva a instaurare un dialogo con lui e con i quali passava in brevissimo tempo da uno stato d’umore neutro e apatico, a uno di rabbia e frustrazione incontrollata.

Col tempo, Dave aveva imparato a riconoscere questi sbalzi e a intervenire tempestivamente per prevederli.

Dopo aver compreso che in quel preciso momento Theo stava per subirne un altro, lo interruppe subito sperando di calmarlo.

«Theo, Theo. Aspetta! Qualsiasi cosa tu gli abbia detto…» mentre Dave tentava di parlargli, con le mani mimava il gesto di calmarsi.

«… e ora lui mi odia!» Lo interruppe a sua volta il chipmunk «Se n’è andato senza neanche rivolgermi la parola… »

Dave si alzò dal suo tavolo e si avvicinò con passi lenti ma ampi verso Theo, poi gli si inginocchiò di fianco e gli appoggiò alcune dita della mano destra sulla spalla, facendolo azzittire subito.

«Stammi a sentire… qualsiasi cosa tu gli abbia detto, lui non ti odia. Alvin e Simon sono i tuoi fratelli, ti vogliono bene. Non potrebbero mai odiarti.»

«E allora perché Alvin se n’è andato per tutti questi anni? Perché non è mai tornato?»

Dave temeva questa domanda. In cuor suo aveva sperato di non trovarsi mai nella situazione di dover spiegare il perché delle decisioni di suo figlio Al. La verità è che nemmeno lui conosceva la risposta, quindi l’unico tipo di soluzione che avrebbe potuto dare a Theodore erano le sue impressioni soggettive e le sue idee.

Sospirò.

«Perché era sconvolto per tutto quello che era successo a te e a Ellie… come tutti noi, del resto… e alla fine ha commesso degli errori. Ma questo non conta ora, Theo. Alvin finalmente è tornato, e questo significa che ha capito i suoi sbagli.» Prese una piccola pausa, durante la quale si alzò in piedi. «Vedrai che da oggi le cose cominceranno ad andar meglio per tutti.»

Theo lo guardò con la sua prima espressione ottimista da oltre un decennio.

«Nei sei sicuro?» Gli domandò speranzoso.

Dave annuì.

«Assolutamente!»

Dopo di che, finalmente Theodore accennò un sorriso, infondendo anche a Dave una nuova ventata di ottimismo.

Mentre sparecchiava la tavola, cominciò a sperare che forse il ritorno di Alvin, tutto sommato, stava facendo veramente la differenza.

«Lei… mi manca molto.» Esclamò malinconico, Theo.

Dave inserì i piatti e le posate nella lavastoviglie e si voltò verso il chipmunk con un’espressione seria.

«Manca a tutti noi, Theo. E sbagli a pensare che la colpa sia tua.»

«Se io non l’avessi distratta…»

Dave lo interruppe.

«Non potevi saperlo. Nessuno poteva… »

Theodore restò in silenzio, così come l’uomo.

Quella quiete improvvisa era quasi ipnotica per l’anziano Dave. Mentre si passava delicatamente la mano tra la sua barba bianca, d’improvviso cominciò a rievocare quella drammatica giornata di tredici anni prima.

 

5.3:

14 FEBBRAIO 2013 (Los Angeles, luogo dell’incidente)

Dave non poteva ancora credere a quanto stava succedendo.

Solo fino a un’ora prima aveva ricevuto una chiamata dai ragazzi nella quale lo avvertivano che erano usciti dalla scuola e che si stavano dirigendo al parco.

Era il giorno di San Valentino e con ogni probabilità avrebbero approfittato della passeggiata per stare un po’ per conto loro.

Quella sera sarebbero andati tutti insieme al ristorante, e lì avrebbero colto l’occasione per farsi lo scambio dei doni. Sempre ammesso che non avessero deciso di farlo già durante il pomeriggio.

Dave era nel suo studio quando squillò il telefono, intento a occuparsi della contabilità casalinga del mese.

Scese al piano di sotto con non curanza, quasi senza preoccuparsi del rischio che gli squilli potessero interrompersi. Raggiunse il telefono e afferrò la cornetta portandosela all’orecchio.

Dall’altro capo della linea una voce e lui molto familiari, quella di Simon, lo pregava di raggiungerli il più presto possibile al parco.

«Simon, che succede?» Gli aveva domandato. E tra i caotici rumori di sottofondo, uniti all’evidente agitazione del chipmunk, era riuscito a cogliere solo due parole: “incidente” e “grave”. Ma furono più che sufficienti per spingerlo ad uscire di fretta da casa senza nemmeno preoccuparsi di chiudere la porta a chiave.

Durante il breve tragitto, le parole di Simon gli martellavano in testa insistentemente, mentre lui non faceva che formulare tra sé e sé domande su domande per trovare una risposta a quello che fosse successo.

Tutto gli sembro inverosimile quando raggiunse la sua destinazione. Cinque volanti della polizia di Los Angeles erano parcheggiate ai bordi della strada, un paio di agenti si occupavano di far confluire il traffico mentre altri cercavano di tener lontani i curiosi.

Un’ambulanza partì a sirene attive allontanandosi dal luogo e un furgoncino con dentro una giornalista del Tg locale arrivò ben presto sul posto.

Una coppia di poliziotti andò verso di loro intimandoli di star lontano.

Dave seguiva tutta la scena stranito da quanto i suoi occhi stavano vedendo.

«Dave! Dave! Siamo qui!»

La voce di Alvin che lo chiamava con agitazione, seguita in coro da quella degli altri Chipmunks e Chipettes gli fece riacquistare contatto con la realtà.

Corse verso di loro.

Uno degli agenti gli si parò di fronte per bloccarlo, scambiandolo per un altro passante curioso o forse un giornalista, ma dopo averlo riconosciuto si fece da parte per permettergli di raggiungere il gruppo dei chipmunk.

«Ragazzi?! Che diavolo è successo qui, cos’è tutta questa gente? E la polizia?»

«Oddio Dave…è una cosa terribile!» Gli rispose Brittany. La guardò negli occhi e vide che aveva le lacrime.

«Che cosa vuoi dire? Che è successo?!» Insistette Dave, sempre più nel panico.

Qualcuno gli appoggiò una mano sulla spalla. Dave si voltò e si trovò di fronte uno degli agenti. Nel frattempo, un’altra ambulanza li raggiunse.

«Dave Seville? Lei è il Signor David Seville?»

Dave annuì.

«Sì, ma cosa…»

«Venga con me, la prego» Gli ordinò. In volto aveva un’espressione seria e il suo tono di voce non era rassicurante. Dave aveva capito che doveva prepararsi al peggio.

«S-sì…» si voltò verso i chipmunk «ragazzi, voi aspettatemi qui, ok?»

Simon e Alvin annuirono, Brittany e Jeanette invece si tenevano abbracciate e piangevano.

All’inizio non ci fece caso, forse perché lui stesso si rifiutava di concepire quell’idea, ma alla fine dovette per forza porsi quella domanda.

“Dove sono Theodore ed Eleanor?”

«Agente, mi dica che è successo.» Lo pregò Dave.

Questi si allontanò insieme a lui di altri tre metri e si avvicinarono a una delle volanti parcheggiate.

L’agente si voltò verso Dave e tirò un breve sospiro, forse per prepararsi a comunicare la notizia.

«C’è stato un incidente, Signor Seville. Due dei suoi ragazzi stavano attraversando la strada, quando un pirata alla guida di una Ford li ha… investiti». L’agente esitò prima di pronunciare l’ultima parola. Doveva essere professionale, non farsi sopraffare dalle emozione, eppure anche lui appariva turbato dalla notizia.

Dave non badò però al turbamento dell’agente. Pensò solo a quella parola, “investiti”. Allora era andata proprio così! Si disse. Non era solo un’altra delle paranoie da genitore iperprotettivo di Dave.

Si portò una mano alla bocca.

«O mio… Dio… e… e loro? Come stanno? Chi… chi è stato…»

L’agente lo interruppe.

«Signor Seville, la prego. Si calmi. So che per lei è una notizia non facile da accettare, ma deve ascoltarmi: uno dei due, Theodore, è stato portato con urgenza all’UCLA Medical Center per un grave trauma cerebrale. L’auto che li ha investiti l’ha urtato di striscio con la ruota anteriore sinistra. Quando l’hanno soccorso aveva perso molto sangue ed era privo di sensi.»

Ogni singola parola dell’agente appariva a Dave come una confusa allucinazione. Stava davvero parlando di Theodore? Il sangue, la frattura cerebrale? Poteva davvero trattarsi di lui?

«E-ed Eleanor?» Aveva paura a chiederglielo, ma il modo in cui l’agente l’aveva esclusa dalla conversazione non prometteva nulla di buono nemmeno per lei. Si augurava solo che almeno le condizioni di Ellie fossero meno disperate che non per Theo.

«Ecco, vede Signor Seville. Sembra che fossero molto vicini quando l’auto li ha investiti. Theodore è stato sfiorato dalla vettura ed è caduto a terra battendo la testa, lei invece… non ce l’ha fatta. Mi dispiace.»

Se fino ad ora l’impressione di Dave era di vivere una qualche specie di allucinazione, dopo aver udito quelle ultime terrificanti parole dell’agente, a Dave sembrò di vivere un incubo a occhi aperti.

«C-cosa?» Fu l’unica parola che riuscì a pronunciare.

L’agente gli lanciò un’ultima, compassionevole occhiata, poi abbassò lo sguardo e si allontanò. Non poteva fare altro per quell’uomo, e il suo lavoro gli imponeva di mantenere un atteggiamento quanto più distaccato possibile, anche se nemmeno per lui era facile, nonostante non avesse nulla a che fare con i Seville.

Del resto, due grandi star del firmamento musicale internazionale erano appena state vittima di uno degli incidenti stradali più sconvolgenti degli ultimi anni, e uno dei due, una “Lei” per giunta, era deceduta sul colpo in un modo orrendo. Si sarebbe parlato a lungo di quell’incidente e i giornali ne avrebbero tratto spunto di discussione per mesi, per non parlare dei Talk Show delle TV locali, che di queste notizie ci campano sempre in maniera vergognosa.

Mentre Dave restava ammutolito e immobile, cercando di convincersi che quello che stava succedendo fosse solo un terribile incubo, i paramedici usciti dalla seconda ambulanza si mossero velocemente con una piccola barella di un metro di lunghezza verso il centro del marciapiede. Nel punto dove i due chipmunk erano stati colpiti dal pirata della strada. Lì, in terra, un piccolo panno bianco era stato disteso sopra qualcosa che aveva bisogno di essere coperto.

Uno dei due uomini si chinò per raccoglierlo con calma e delicatezza, mentre intorno a loro la polizia cercava a fatica di contenere la folla di passanti e giornalisti che si stava rapidamente aggregando intorno al corpo.

Dopo averlo caricato sulla piccola barella, lo portarono dentro l’ambulanza e si avviarono per la loro strada, mentre i Chipmunks e le Chipettes, insieme a Dave ma privati di due membri del loro gruppo, rimasero lì, impotenti e in balia degli eventi.

 

5.4:

ALCUNE ORE DOPO (Los Angeles, UCLA Medial Center)

Erano passate diverse ore, almeno cinque da quando Theo era stato condotto alla centro medico.

Dave, insieme ad Alvin e Simon erano nella sala d’attesa, aspettando con ansia qualche notizia dalla sala operatoria.

Brittany e Jeanette avevano scelto di restare a casa, troppo scosse dalla perdita della sorella per poter sopportare di trovarsi lì con loro.

I tre erano distrutti per quello che era successo a Ellie, tuttavia in loro albergava ancora la speranza che almeno Theo riuscisse a cavarsela. Una speranza vana, ma alla quale si erano aggrappati con tutte le loro forze.

C’erano stati dei problemi per quanto concerneva chi si sarebbe dovuto occupare delle sue cure. Dato il suo retaggio e il fatto che si trattasse di un chipmunk parlante considerato praticamente alla stregua di un essere umano, la decisione di condurlo all’UCLA Medical Center era stata quasi immediata, ma arrivato a destinazione, i medici dovettero ammettere che si trattava pur sempre di un roditore. Fu così chiamato direttamente dal Campus un abile Veterinario specializzato in chirurgia al quale fu affidata la responsabilità di salvargli la vita.

Era sulla sua esperienza che albergavano tutte le speranze della famiglia Seville e dei fans della band.

Dave camminava avanti e indietro per la sala d’attesa, borbottando tra sé e sé parole a tratti incomprensibili.

«Non posso crederci… questo è un incubo! Non può essere successo davvero!!»

Alvin e Simon erano invece seduti sulle poltrone.

«Avrebbero dovuto aspettarci! Perché non ci hanno aspettato?!» Si chiese Alvin, come se si aspettasse che la risposta potesse riportarlo indietro nel tempo per cambiare le cose. «Se dovesse morire anche Theodore… » proseguì, ma Simon gli diede uno spintone sulla spalla.

«Alvin, stai zitto! Theodore ce la farà!»

«Come?! Come fai a esserne così sicuro? Sai anche fare i miracoli ora?!» Lo aggredì di tutta risposta Alvin.

Simon non seppe rispondere. Come tutti, anche a lui sembrava inverosimile la situazione. Durante quegli ultimi giorni al liceo, non vedeva l’ora di iniziare il suo periodo di College all’U.C.L.A.. Sarebbe dovuto sentirsi onorato di camminare in una delle proprietà del campus dei suoi sogni, ma ora le circostanze che l’avevano condotto al centro medico erano tutto fuorché piacevoli. Suo fratello stava lottando per la vita, assistito da uno staff medico impreparato ad affrontare una situazione come la sua. E anche se ce l’avrebbe fatta, restava poi il problema di come dirgli di Eleanor. Come l’avrebbe presa?  E loro, quali parole potevano usare per comunicarglielo?

Più ci pensava e più gli sembrava che non ci fosse risposta.

«Simon ha ragione, Alvin… Theo… lui deve farcela… lui non può… » farfugliò Dave, cercando di trattenere a stento le grida di frustrazione.

Subito dopo, uno dei chirurghi che si stavano occupando di Theodore uscì finalmente dalla sala operatoria.

«Signor Seville?» Lo chiamò. Era giovane. Forse uno studente dell’ultimo anno, ma sembrava sapesse il fatto suo.

Dave e i due chipmunk corsero subito verso di lui, ansiosi di ascoltare gli esiti.

«Allora? Ci siete riusciti? Come sta?» Gli chiese agitato Dave.

«Il veterinario è riuscito a curare tutte le fratture più gravi. Ora le sue condizioni sono stabili… » cominciò a spiegare.

«Ah bene! Grazie al cielo.» Esultò Dave, seguito da Alvin e Simon che tirarono un sospiro di sollievo.

«Non ho finito… le fratture sono state curate, ma purtroppo durante l’operazione è entrato in coma, e non sappiamo dirle per quanto ci resterà.»

«Cosa?!» Trasalì Dave. «Ma… com’è possibile? Non avete detto che le sue condizioni erano stabili?!»

«Non è più in pericolo di vita, ma le sue condizioni restano gravissime. Ha subito una lesione al lobo temporale causata da alcune schegge dell’osso cranico … »

«Oh, no!» Commentò Simon.

«Che significa, Simon? Fatemi capire qualcosa!» Si intromise Alvin, ancora più agitato di Dave.

«Il lobo temporale… è la regione che regola i ricordi delle persone.» Gli spiegò il fratello.

«Precisamente.» Gli confermò il giovane chirurgo.

«Quindi? Che succederà? Potrebbe soffrire di perdite di memoria?» Chiese Dave al chirurgo.

«Tutto dipende da quanto grave sia la lesione. Purtroppo il centro non ha esperienza con i chipmunk senzienti. Non sappiamo a quali conseguenze potrebbe portare. Potrebbe soffrire di leggeri vuoti di memoria… o non ricordarsi più nulla al suo risveglio…» il chirurgo si fermò per sospirare «… credo che dovrete prepararvi al peggio.»

Non c’è limite al peggio! si disse tra sé e sé Dave. Ma ad ogni modo c’era ancora qualcosa che non gli era chiaro.

«Ma ora come sta? Voglio dire… lei ha detto che è entrato in coma? Quanto ci vorrà perché si risvegli? Un giorno? Due?»

Altro sospiro del chirurgo. Significava “altra cattiva notizia in arrivo”.

«Non sappiamo nemmeno questo. Tutto dipenderà da quanto si protrarrà il coma. In genere i pazienti si risvegliano entro tre o quattro settimane, se tutto va bene. Ma oltre quel periodo le percentuali calano drasticamente. Dopo sei mesi, solo il 15% dei pazienti si riprende, e oltre quel lasso di tempo ci si può affidare solo ai capricci del fato. In genere dopo un anno o due, per statistica tendiamo a considerarli irrecuperabili.»

Dave non sapeva più cosa dire. Andò a sedersi su una delle poltrone e si portò le mani al volto, senza emettere alcun suono.

«Lei cosa ne pensa, dottore? Voglio dire, se dovesse riprendersi… come sarà?» Domandò, quindi, Simon.

Il giovane chirurgo fece spallucce, non sapendo nemmeno lui cosa pensare.

«Vostro fratello ha subito una lesione gravissima. Se si dovesse svegliare, forse potrebbe soffrire anche di altri problemi comportamentali. Il punto è che la lesione era estesa oltre l’immaginabile. E’ davvero un miracolo che sia ancora vivo. E se volete la mia opinione, in tutta onestà non credo che si sveglierà molto presto.»

Le sue parole suonarono come una sentenza di morte.

Si erano appena risollevati con la notizia che Theodore sarebbe sopravvissuto e immediatamente una nuova minaccia aveva iniziato a incombere su di loro.

Quanto avrebbero dovuto aspettare prima di poter avere una qualche certezza sul suo destino?

 

5.5:

I giorni seguenti erano stati un vero tormento per tutta la famiglia Seville.

Theodore giaceva nel suo letto d’ospedale senza dare segni di miglioramento, mentre fuori, nel mondo, la Stampa e il web impazzavano di notizie sull’incidente dei due chipmunk.

Ogni testata editoriale esigeva il suo pezzo di storia da raccontare nell’articolo di turno, i reporter facevano continue pressioni per ottenere interviste da parte di Dave e degli altri chipmunks, che venero quasi sempre rifiutate, salvo in un paio di casi, dopo i quali Dave decise che non avrebbe avuto più niente da dichiarare.

Tre giorni dopo l’incidente ci furono i funerali di Eleanor, seguiti in diretta da tutte le principali TV del mondo. Per i Seville l’evento era ancora più tragico, per la consapevolezza che Theo non era presente lì con loro per assistere la sua amica durante l’ultimo viaggio.

Dopo i funerali arrivò presto l’inevitabile decisione di sciogliere la band, che ormai non aveva più motivo di esistere. Questa fu presa unanimemente da tutti i chipmunk rimasti, insieme a Dave.

Le settimane passavano e Theodore non si riprendeva.

Il polverone mediatico scoppiato in seguito all’incidente e alla quasi immediata decisione di sciogliere il gruppo andò via via scemando col trascorrere dei giorni.

Ormai il mondo si stava cominciando ad abituare alla loro mancanza, e mentre gli ultimi cd andavano letteralmente a ruba, i fan più accaniti e addolorati continuavano a spedire mail e lettere di condoglianze e solidarietà alla famiglia.

Tutto stava cominciando ad assumere un tono assurdamente “normale”.

I Chipmunks e le Chipettes finirono la scuola e decisero di proseguire con le strade che si erano prefissati. Simon e Jeanette si iscrissero all’U.C.L.A. come da programma, avendo così la possibilità di fare visita a Theodore molto più spesso di quanto non lo facessero prima. Nel frattempo, Alvin ottenne il suo lavoro alla Jet Records, mentre Brittany si era iscritta al suo corso di studio per diventare istruttrice di ballo professionista.

Ognuno cercava di andare avanti come poteva.

 

5.6:

Trascorsero 2 anni.

Ormai si erano completamente abituati alla realtà. A intervalli di tempo regolari passavano a trovare Theodore all’ospedale, ci parlavano, gli raccontavano come avevano trascorso le giornate, scherzavano con lui, cercando di illudersi che li ascoltasse e rispondesse loro.

In effetti Theodore li sentiva. Nel mondo onirico e oscuro in cui la sua mente era precipitata, percepiva in lontananza le voci dei suoi famigliari che gli parlavano. Man mano che il tempo passava, riusciva a comprenderli sempre di più, anche se non poteva rispondere.

Alcuni dei medici che avevano in cura Theodore avanzarono la proposta sull’eventualità di staccare la spina. I macchinari a cui era attaccato da tutto quel tempo e che respiravano per lui erano l’unica cosa che lo tenesse in vita, e ormai le probabilità che si svegliasse erano davvero poche.

Nessuno dei Nostri volle però accettare il suggerimento. Non potevano sopportare la perdita di un altro membro della famiglia e speravano ancora in un miracolo che diventava via via più inverosimile man mano che le settimane seguenti trascorsero.

 

5.7:

Un altro anno era passato.

Erano le 2.30 di notte quando il cellulare di Dave squillo. Si svegliò di colpo e rispose, temendo che l’ospedale gli portasse qualche altra brutta notizia. Era preparato quasi a tutto, ma non a quanto gli fu comunicato quella notte del 26 aprile. La notizia gli era parsa inverosimile quanto quella ricevuta il giorno in cui Simon lo chiamò per avvertirlo dell’incidente. Ma questa volta all’altro capo del telefono a parlare fu il medico di Theodore, il quale comunicò loro la notizia che si era finalmente svegliato e aveva cominciato a respirare da solo.

Immediatamente Dave svegliò gli altri e senza dar loro troppi dettagli, salvo avvertirli del risveglio dal coma di Theo, disse loro di vestirsi e di venire con lui al centro medico.

Lo raggiunsero in fretta, e lì furono accolti dal medico curante di Theodore e dall’infermiera che aveva assistito al suo risveglio. Fu proprio questa infermiera, una donna dai capelli corti e neri, sulla quarantina d’età e con gli occhiali, ad accompagnarli alla stanza dove era stato trasferito il chipmunk e a restare con loro nell’attesa del suo risveglio.

Quel che avvenne poco dopo, già lo conoscete.

Theodore si risvegliò confuso e spaesato, con qualche vuoto di memoria come era stato previsto, ma per fortuna senza le gravi amnesie paventate da quel giovane chirurgo tre anni prima. Gli comunicarono la notizia di Ellie e gli restarono vicino mentre lui soffriva per la sua tragica perdita.

Quando tornò a casa, dopo il lungo periodo di riabilitazione, iniziò ben presto a manifestare un comportamento via via sempre più distaccato. Si convinse di essere in qualche modo responsabile dell’incidente di Eleanor e Dave pensò che anche questo, oltre che le leggere amnesie, fosse una conseguenza dei danni cerebrali che aveva subito. Non immaginava certo che la causa scatenante di tutto fosse quel piccolo anello di bigiotteria che sarebbe dovuto essere il regalo di San Valentino per Ellie.

 

5.8:

8 FEBBRAIO 2029 (Casa Seville)

Mentre Dave stava rievocando i ricordi di quei terribili tre anni, qualcuno suonò al campanello per farsi aprire. Era ormai tarda serata e c’erano solo due persone che potevano presentarsi in casa sua a quell’ora. Alvin e Brittany.

Li salutò dopo averli fatti entrare e cominciò a discutere con loro sul come avessero trascorso la serata da Simon e Jeanette. Discorso innocui ed evasivi per distrarsi dai ricordi che aveva appena rivissuto nella sua mente.

Lo avvertirono che il giorno dopo sarebbero usciti con Simon per acquistare il regalo per Mark. Alvin sapeva già cosa prendergli, aveva adocchiato il regalo quel primo pomeriggio, mentre stava raggiungendo a piedi la locanda nella quale aveva l’appuntamento con Simon.

Dave nel frattempo disse loro che aveva già provveduto a ordinare la torta con l’aiuto di Jeanette, e che a parte alcuni piccoli preparativi secondari, il grosso dell’organizzazione per il compleanno era ormai ultimato.

Chiacchierarono ancora un po’ in salotto, in particolare della conversazione che Dave aveva avuto a cena con Theodore, e a sentire cosa si erano detti, ad Alvin tornarono i sensi di colpa. In parte per la sua lunga lontananza per tutti quegli anni, e in parte per essere fuggito in quel modo dopo aver tentato di parlare con suo fratello.

Alla fine decisero di andare a dormire.

Dave prese in mano Brittany e la aiutò a raggiungere il piano di sopra, poi si salutarono e ognuno si diresse nella propria camera da letto.

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