EPILOGO

1:

ORA SCONOSCIUTA (Luogo sconosciuto)

Strano. Era convinto che avrebbe sentito almeno qualcosa, un istante di dolore intenso che poi si sarebbe spento, invece non ci fu niente.

Aprì gli occhi come se si fosse risvegliato da un sogno e davanti a sé vide subito proiettarsi, come fosse un megaschermo, tutte le immagini facenti parte della sua vita, dalla nascita fino ad ora. Sicuramente faceva parte del rituale del trapasso, come se si trattasse di un riepilogo di tutto quello che era stato fatto fino ad allora, prima di proseguire. Ma cominciò a domandarsi che utilità avrebbe mai potuto avere e se veramente ce n’era una.

Quando il “film” della sua vita giunse al termine, al suo posto si aprì un’enorme sfera di luce che abbaiò tutto il suo corpo, e una specie di richiamo, silenzioso ma irresistibile, cominciò ad attrarlo verso di essa, invitandolo a entrarci.

Theodore provava dentro di sé il desiderio intenso di varcarla, per scoprire tutte le meraviglie che erano contenute al suo interno. Se fosse entrato, lì dentro sarebbe stato felice per l’eternità, ne era convinto.

A passi lenti ma sicuri, compì la breve strada che di lì a poco lo avrebbe condotto alla serenità eterna. Non avrebbe più dovuto preoccuparsi di niente. Mai più dolore, mai più conflitti, mai più solitudine.

Ma era la scelta giusta?

Ricordati perché sei qui, Theodore! Si disse tra sé e sé.

Giusto, non poteva permettersi di cedere al richiamo della luce, se era qui era solo perché doveva trovare il modo di aggiustare le cose nel mondo dei Vivi. Aveva costretto i suoi fratelli e il suo stesso nipote ad assistere al suo folle gesto, e ora doveva portare a termine la seconda parte della sua missione.

Distogliere lo sguardo dalla luce si rivelò più arduo di quanto non lo credeva possibile, e ancora più difficile era compiere i passi necessari per allontanarsi.

«Ma in fondo, perché resistere? Se è questo quello che aspetta a tutti, che senso ha dannarsi per cambiare le cose?» Si chiese a sé stesso ad alta voce, e per un attimo si fermò e valutò l’idea di entrare nella luce.

«No! Hai promesso loro che avresti cambiato le cose! Ora fallo!» Si spronò da solo, e ciò gli diede la carica necessaria per voltarsi dall’altra parte e allontanarsi il più possibile dal potente richiamo.

Fece cinque passi in avanti, uno più faticoso dell’altro, e giunto al sesto, ebbe l’impressione che la luce si stesse affievolendo. Che significava questo? Si stava finalmente allontanando dalla sua influenza? O era qualcos’altro? Avrebbe dovuto voltarsi e guardare, ma temeva che ciò avrebbe vanificato gli sforzi compiuti fino ad allora. Ne compì altri tre, durante i quali costatò che la luce non diminuì di intensità, ma lo fece nel momento in cui lui, terminato il terzo, si fermò. Si stava indebolendo in modo irregolare, indipendentemente da quanto Theodore si allontanasse.

La curiosità, o forse l’attrazione esercitata dalla luce, lo spinse a voltarsi verso la sua direzione e guardare. A quel punto capì cosa stava succedendo. La luce si stava rimpicciolendo!

Se inizialmente era grande il doppio di Theodore, ora si era rimpicciolita al punto da essere grande quanto metà del suo corpo, e pochi secondi dopo, si ridusse ancora di più.

D’un tratto, dopo essersi ristretta sempre di più, sparì davanti agli occhi di Theodore esattamente come era apparsa, facendolo sprofondare nel buio più totale.

Era accaduto esattamente quello che aveva descritto Eleanor. Il portale per l’aldilà si era chiuso di fronte a Theodore, e ora lui, come la Chipette, era destinato a restare intrappolato nel Limbo per l’eternità.

2:

Laggiù, avvolto nell’oscurità del Limbo, Theodore vagò alla ricerca di Eleanor, che sembrava sparita nel nulla.

Il suo corpo aveva iniziato a brillare, proprio come quello della Chipette, ed era l’unica fonte di luce visibile nel raggio di un orizzonte che sembrava infinito.

In quel luogo freddo e spoglio, dove non sentiva più né la stanchezza né la fame, ben presto finì per perdere completamente la cognizione del tempo. Più di una volta si domandò se avesse vagato nel nulla per giorni, per mesi o ancora peggio, per anni.

Si accorse ben presto, però, che quella condizione di degradante vita eterna aveva anche dei lati positivi. Man mano che il tempo passava, nella sua testa cominciavano a emergere conoscenze che non credeva di avere. Il significato della vita, l’importanza delle regole che governano l’equilibrio tra i vari mondi, la consapevolezza di essere in grado, come Eleanor, di stabilire un contatto con i sogni condivisi dei Viaggiatori, e molti altri segreti che il linguaggio umano non sarebbe stato in grado di descrivere a parole (nemmeno quello dei chipmunk). Volta per volta, nuove conoscenze si aggiungevano a quelle già apprese, come se ci fosse qualcuno col preciso compito di imprimerle nella mente di Theodore.

Alcune ore, o forse alcuni giorni dopo il suo arrivo nel Limbo, quando ormai stava per perdere le speranze di trovare Eleanor, in un punto imprecisato dell’orizzonte di fronte a sé, gli parve di scorgere un minuscolo puntino luminoso che si stava dirigendo verso la sua direzione.

Si strofinò gli occhi per schiarirseli e vedere meglio, ma si rese conto che, essendo divenuto uno spirito, non era più necessario che lo facesse. Allora decise che avrebbe atteso alcuni secondi, giusto per assicurarsi di non avere una specie di allucinazione, e se la luce sarebbe rimasta ancora lì o si sarebbe avvicinata, lui l’avrebbe raggiunta.

Chiuse gli occhi e contò ad alta voce fino a dieci. Non era più nemmeno sicuro di ricordarsi quanto fosse lungo l’intervallo di tempo tra un secondo e l’altro, ma non aveva importanza, alla fine l’importante era terminare quella conta.

Quando lì riaprì, con sua grande fortuna la luce c’era ancora, e come lui aveva sperato, si era ulteriormente avvicinata. Quindi le andò incontro.

D’improvviso però si arrestò. E se poi non fosse stata Eleanor, ma qualcun altro? Si chiese dubbioso. Non era detto che loro due fossero gli unici a girovagare in quel mondo per l’eternità. Così come loro avevano scelto di restare, anche altri potrebbero aver deciso di fare la stessa scelta.

Ma non dovette attendere molto per vedersi smentire di fronte a se la sua stessa ipotesi. Erano ancora molto distanti l’uno dall’altra, ma riuscì comunque a riconoscere la sua sagoma e i suoi lineamenti.

Sì, era Eleanor, l’aveva trovata!

3:

Le era molto vicino adesso. Non più di un metro.

Lei lo stava fissando con uno sguardo che lasciava trasparire tutta la sua incredulità e il suo disappunto.

Da quando si erano visti l’ultima volta, Eleanor non aveva mai distolto la sua attenzione da Theodore, pertanto, era al corrente del gesto che aveva appena compiuto.

«Ciao, Eleanor.» La salutò Theo, nel tentativo di rompere il ghiaccio.

L’espressione di lei si tramutò in rabbia sgomenta.

«Oddio, Theodore… che cosa hai fatto!» Esclamò scuotendo la testa.

Il chipmunk emise un sospiro amareggiato.

«Non ho avuto scelta. Era l’unico modo per tornare da te.»

Seguì un breve istante di imbarazzante silenzio, durante il quale la Chipette cercò di riordinare le idee.

«Non posso crederci… no, mi rifiuto! Non puoi averlo fatto sul serio.»

«Hai ragione. Nemmeno io immaginavo che l’avrei fatto, ma a questo punto ero pronto a tutto pur di sapere la verità… e poi, sapevo che non mi sarebbe successo niente se fossi morto. Mi sarei solo svegliato qui nel Limbo… » smise di parlare e la fissò, aspettando di scoprire se avrebbe obbiettato in qualche modo. Eleanor invece non parlò.

Ora la sua espressione, oltre alla rabbia e allo sgomento, comunicò anche timore per quanto sarebbe avvenuto poco dopo, perché Theodore si trovava lì per uno scopo, e questa volta, nel modo che aveva escogitato per raggiungerla di nuovo, lei non poteva fare nulla per allontanarlo.

«Sai perché sono qui. Ora, per favore, se ti è mai importato qualcosa di noi, parla.» Insistette lui.

«Theo… certo che mi importa di noi, ma… »

«Ma cosa? Ellie. Perché non me lo vuoi dire? Ormai non è più un tuo segreto, che senso ha continuare a far finta che non ci sia nulla?!»

«Non è per questo… è solo che… » E si ammutolì ancora.

Theodore stava cominciando a spazientirsi.

«Ok, senti. Tu hai detto che qui nel Limbo si finisce per apprendere delle cose che non conosceresti da nessun’altra parte, Giusto? Ebbene, da quando io sono qui ho imparato segreti che non mi sarei mai potuto immaginare, e sono pronto a scommettere che i viaggi nel tempo fanno parte di questi segreti. Prima o poi finirei comunque per scoprirlo da solo, quindi che senso ha continuare a tacere?! Eleanor, io voglio sapere… anzi no… DEVO sapere se sono veramente possibili e come!»

Sperava davvero, questa volta, di essere riuscito a convincerla a rispondergli, e mentre la attendeva, tornò a fissarla in silenzio, cercando di stabilire un contatto visivo con il suo sguardo. Un contatto che però lei non voleva, dato che continuava a evitarlo guardando sempre da tutt’altra parte.

La Chipette dovette rassegnarsi al fatto che Theodore aveva ragione. Era inutile cercare di nascondere una verità che in fondo non avrebbe tardato a scoprire da solo.

«Questo posto, Theodore… il Limbo… è una specie di corridoio… una via d’accesso attraverso la quale è possibile raggiungere le varie dimensioni. Esistono mondi, come quello che noi definiamo l’Aldilà, in cui è possibile accederci solo a determinate condizioni… in questo caso, entrando nella Luce prima che il varco si chiuda. Oppure nei sogni, coi quali però è possibile interagire solo in presenza di un Viaggiatore. In altri, invece, è possibile aprire una via d’accesso semplicemente sacrificando parte della proprio energia spirituale… quella di cui sono fatte le anime… »

«Hai detto… sacrificare?»

«Sì… cedendo una piccola parte della propria energia, puoi aprire portali per alcuni mondi per brevi periodi di tempo, e entrarci finché l’accesso resterà aperto.»

«E la conseguenza di questo sacrificio qual è?»

Eleanor sospirò.

«La perdita dei nostri poteri… la capacità di osservare i nostri cari nel mondo dei vivi e di comunicare con i loro sogni, o di aprire altri portali per altre dimensioni… »

Ora Theodore era perplesso.

«Tutto qui? Stai cercando di dirmi che tornare nel passato è possibile e che l’unica cosa che ti preoccupa è perdere i tuoi poteri?! Per quanto mi riguarda, è un sacrificio che sono disposto ad accettare più che volentieri… »

«No Theodore, aspetta. Il discorso non è così semplice, altrimenti avrei cercato anch’io di farlo da tempo… il fatto è che… bhe, mettiamola così: esistono tre dimensioni distinte che hanno a che vedere col mondo dei Vivi. E ognuna di esse segue un preciso binario temporale… » si fermò cercando di dare a Theodore il tempo di elaborare le informazioni che gli stava fornendo  «queste tre dimensioni sono quello che noi percepiamo come “passato” “presente” e “futuro”.»

«Quindi, stai dicendo che in questo momento, mentre io e te parliamo… ci sono tre dimensioni nelle quali succedono le stesse cose… ma in tempi diversi?? Scusa… e di quant’è la differenza di tempo trascorso tra una dimensione e l’altra?!»

«In realtà non funziona così. Però è un concetto difficile da realizzare. Io vivo nel Limbo da molti anni ormai, e ancora non sono certa di averlo compreso appieno. Il “presente”, la dimensione da dove veniamo noi, è collegata direttamente con il “passato” e il “futuro”. Tutto quello che accade nel “presente”, è conseguenza di quello che era previsto dal “futuro”, e tutto quello che è già successo, modifica per sempre il “passato”…»

«Ellie, aspetta! Io… non riesco a seguirti… voglio dire, ok… passato, presente e futuro, fin qui ci sono… ma cosa ha a che fare tutto questo con te? E’ possibile cambiare il passato sì o no?»

«Sto cercando di spiegartelo, Theodore! Te l’ho detto che non è facile nemmeno per me. Abbi un po’ di pazienza!» Lo rimproverò Eleanor, spazientita.

«Hai ragione… scusami.» Rispose Theodore, imbarazzato.

«Cerca solo di seguirmi, ok? Tutti noi, che veniamo dal mondo dei Vivi, viviamo nella dimensione appartenente al “presente”. Mentre le nostre copie del “passato” e del “futuro” sono solo delle proiezioni di quello che eravamo e di quello che saremo, e tutto ciò che accade nel presente, determina come saranno le cose nelle altre due dimensioni. Secondo le regole ufficiali, quindi, il “presente” è l’unica delle tre realtà che può essere modificata per influire sulle altre… è tutto chiaro fino a qui?»

Theodore ci rifletté un po’.

«Credo di sì.»

«Bene. Ora senti, come ti dicevo prima, esistono dimensioni in cui alle anime è concesso accedere senza che queste debbano rispettare per forze dei requisiti fondamentali, anche se è comunque sono tenute a un sacrificio di una parte della propria essenza, fondamentale per aprire un varco tra il Limbo e quel mondo e mantenerlo aperto. Una di queste dimensioni è quella del “passato”, così come lo è quella del “futuro”. Una volta al suo interno le regole sono molto simili a quelle del “presente”, quindi, c’è la possibilità di entrare direttamente in contatto telepatico con un Vivente.»

«Più o meno come hai fatto tu con Simon?»

«Sì… »

«Però, se ben ricordo quella volta non eri riuscita a stabilire un vero contatto con mio fratello. Eri solo riuscita a comunicare con lui durante il sonno.»

«Questo perché, secondo le regole, i defunti non possono comunicare con i Vivi. Ma è una regola che molti di coloro che scelgono di restare nel Limbo, alla fine finiscono per ignorare.»

Theodore analizzò molto attentamente le informazioni che gli giungevano all’orecchio dalla voce di Eleanor. Solo ora si rendeva conto di quanto fosse stato improvvisato e stupido il piano che l’aveva portato da lei. Alla fine era riuscito a tornare nel Limbo e a trovarla, ma alla luce di quanto gli era appena stato raccontato, forse potrebbe essere stato lo stesso, tutto inutile.

«Quindi, anche se riuscissimo a tornare nel passato, non è detto che riusciremo a cambiare il presente e il futuro… » si fermò a riflettere «ma Ellie… non credi che valga comunque la pena  di tentare?» Si rivolse a lei.

Eleanor ora aveva di nuovo quello sguardo. Come se avesse qualcos’altro da nascondere, e Theodore se ne accorse.

«C’è dell’altro, vero?»

Lei sospirò.

«Sì… » mormorò.

«Di che si tratta?»

«Ricordi cosa ti ho detto prima? Solo il “presente” può subire delle modifiche, e non appena avvengono dei cambiamenti, anche il suo “passato” e il suo “futuro” cambiano insieme a lui. Non è possibile cambiare il “passato” mantenendo intatto quello che è il suo “presente”. Quindi, se noi due lo cambiassimo, il “passato” diventerebbe il nuovo “presente”, e tutto quello che avverrebbe dopo, diventerebbe il nuovo “futuro”.»

«Quindi ci sarebbe un nuovo presente e un nuovo futuro, bhe… Ellie… non mi dici niente di nuovo! Ripartirebbe tutto da quel 14 febbraio e prenderebbe una strada completamente diversa. Nel caso non lo avessi ancora capito, è proprio quello che voglio fare!»

«No, Theodore. Sei tu che non hai capito! Qui non siamo in “Ritorno al Futuro” o in uno di quei film di fantascienza che parlano dei viaggi nel tempo, non ci può essere un secondo futuro che segue un binario differente da quello prestabilito! Ci può essere solo un “passato”, solo un “presente” e solo un “futuro”! Il presente di ora diverrebbe il nuovo futuro, e tutto quello che ne fa parte, scomparirebbe per far spazio al NUOVO presente!»

Theodore a questo punto aveva perso il filo del discorso.

«Eleanor… non riesco ancora a capire… cosa stai cercando di dirmi?»

«Sto dicendo, Theodore, che se adesso noi due cambiassimo il passato, Alvin, Brittany, Dave e tutti gli altri, non ricomincerebbero la loro vita a partire dal quel 14 febbraio 2013 come se niente fosse successo! Verrebbero cancellati per sempre insieme al loro presente… scomparirebbero nel nulla! E noi con loro!»

4:

Se Theodore fosse appartenuto ancora al mondo dei Vivi, probabilmente ora suderebbe freddo.

Era arrivato fin lì con un piano e una promessa, ma ora stava seriamente cominciando a pensare che fare qualcosa avrebbe potuto rivelarsi di gran lunga peggiore che non farlo.

«Lo capisci adesso? Capisci perché non ho voluto che sapessi niente? Quando mi sono tradita e tu hai cominciato a pensare alla possibilità di tornare indietro nel tempo, ho temuto che saresti finito nuovamente per ossessionarti! Che avresti tentato di coinvolgere ancora Mark nel obbiettivo di tornare nel passato! Non è una cosa che i Viaggiatori dei Sogni possono fare, e non pensavo che tacendo, ti saresti spinto a tanto pur di conoscere la verità… » Spiegò Eleanor.

«E comprensibile… nemmeno io lo immaginavo, e di certo, se l’avessi saputo prima, avrei dato retta a Simon… »

Entrambi i chipmunk si sentirono in colpa per quello che era appena uscito dalla bocca di Theodore, e in particolare, Eleanor si pentì per non aver detto fin da subito la verità.

«Quando dici che anche noi verremo cancellati, che intendi esattamente?» Chiese Theodore, per approfondire la questione.

Eleanor temeva la risposta più di ogni altra cosa e inizialmente valutò la possibilità di tacere anche su questo, magari raccontando una menzogna che potesse placare il bisogno di sapere di Theo, ma poi, riflettendoci meglio, si disse che forse la verità gli avrebbe dato una valida motivazione per rinunciare al suo folle piano.

«Esattamente questo, Theo. Le nostre copie del passato al momento sono solo una proiezione di noi, ma se il loro passato diventasse il nuovo presente, loro diverrebbero i nuovi “Noi”… »

«E non ci possono essere due copie della stessa persona nello  stesso presente… » Continuò Theodore.

«Esatto.» Concluse amareggiata la Chipette.

«Quindi… che ci succederebbe? Verremo cancellati, ma poi?»

«Ogni anima ha diritto a un posto dove stare, quando le regole vengono rispettate. Ma stravolgere l’equilibrio stesso del presente è un’azione gravissima. Se il presente viene riscritto, non ci sarà più nulla per le anime che ci vivono. Nessun Limbo, nessun aldilà, nessuna dimensione. Significherà condannare tutti alla desolazione più totale, senza ricordi, senza emozioni. La morte, nella sua definizione più terrificante.»

Quindi erano questi i timori di Eleanor. Erano comprensibili. Persino Theodore ora era combattuto. Il coraggio di buttarsi da quel terrazzo gli era stato reso possibile dalla consapevolezza che non sarebbe stata la fine, ma ora, a giudicare da quanto Eleanor gli diceva, se fossero andati fino in fondo, per la prima volta in vita loro avrebbero scoperto il vero significato della parola morte. O forse nemmeno quello, perché non avrebbero nemmeno avuto il tempo di scoprirlo.

Il chipmunk si sentì sulle sue spalle il fardello della decisione da prendere. Era a lui che sarebbe toccata la decisione finale, benché Eleanor sperasse di averlo convinto a desistere.

Cosa fare dunque? Lasciare che la vita di una famiglia distrutta continuasse per la strada intrapresa o premere il tasto reset per donare a dai nuovi Seville, di un nuovo universo, la possibilità di intraprendere una nuova strada?

«So già cosa mi risponderai, ma… tu che faresti?» Domandò a quel punto il chipmunk.

«Theodore, io… ho paura. Paura di quello che ci succederebbe se alterassimo il passato… non… non voglio farlo!» Farfugliò lei.

«Ma se lasciassimo tutto così, condanneremo anche a quelli del passato di subire il nostro stesso fato.»

«Ma loro non sono reali! Sono solo proiezioni! Quando arriverà anche per loro il momento della morte, non cambierà niente nell’aldilà o qui nel Limbo! E’ solo il presente che conta, nient’altro!»

«Eppure tu stessa hai detto che il passato potrebbe diventare il nuovo presente.»

«Sì! Ma per farlo noi dovremo smettere di esistere!»

«Questo l’ho capito, non è necessario che tu lo ripeta! Ma ora mettiamola così: siamo nel 14 febbraio 2013, stiamo uscendo dal parco e tu stai per convincermi ad andare a prendere quel gelato. Non possiamo saperlo, ma tra neanche 3 minuti tu morirai e la vita di tutti noi cambierà per sempre. Se in quel momento ci fosse qualcuno che ha in mano i mezzi per intervenire e salvarci, tu non vorresti che lo facesse?»

«Certo che lo vorrei, ma… »

Theodore non la lasciò parlare.

«Ellie, quelle saranno proiezioni fintanto che noi continueremo a esistere, ma quando loro prenderanno il nostro posto, diventeranno Viventi a tutti gli effetti! E loro hanno diritto ad avere una seconda possibilità!».

In cuor suo, Eleanor sapeva che Theodore aveva ragione, tuttavia la prospettiva di morire ancora una volta, e stavolta per davvero, la terrorizzava più di ogni altra cosa.

«Io… non lo so… »

«Si tratta di un sacrificio, Ellie. Io voglio farlo. Ho promesso loro che gli avrei restituito una vita. Ok… forse non saranno gli stessi Alvin, Simon e Dave a cui mi ero rivolto, ma sono sempre loro. Che facciano parte del passato o che facciano parte del presente. Se dovessi riuscire a cambiare il passato da solo, tu scompariresti lo stesso con me. Ma io non posso fare questa cosa da solo, perciò… Eleanor… mi aiuterai? »

Eleanor non ne era affatto convinta. Voleva dare retta a Theodore, accettare di aiutarlo nella sua missione, ma la paura era ancora pressante.

Theodore la osservava in ipnotico silenzio, aspettando una sua risposta.

«C’è una cosa che devi vedere.» Disse quindi lei.

Chiuse gli occhi come se si concentrasse su qualcosa, e subito dopo averli riaperti, tra i due chipmunk si manifestò nell’aria un specie di ologramma sfumato con una serie di immagini che inizialmente Theodore non riuscì a identificare.

Le chiese cosa fosse, ma senza ottenere risposta, quindi non gli restò che cercare di scoprirlo da solo. Guardò dentro quella specie di ologramma e lì finalmente capì. Stava guardando alcuni stralci della vita della famiglia Seville, tante piccole scene amalgamate tra di loro come un’enorme collage di riprese video. Probabilmente era così che Eleanor aveva seguito la loro vita nel corso di quei sedici anni.

A seconda di dove puntasse la sua attenzione, la sequenza gli si ingrandiva di fronte agli occhi, e inoltre, benché l’ologramma non emettesse un vero suono, nella sua mente gli sembrava di sentire le parole dette da ciascuno di loro.

Simon e Jeanette, insieme a Mark, erano seduti intorno al loro tavolo in miniatura e pasteggiavano con qualcosa che Theodore non capì se potesse essere la cena o il pranzo. Il fatto che Jeanette fosse ancora con loro stava a significare che forse Brittany era riuscita a convincerla a tornare, tuttavia, nel volto di tutti e tre, il piccolo Mark compreso, c’era un velo di leggera malinconia. Un dettagli che sorprese Theodore, non per il fatto che fossero malinconici, ma perché pareva esserlo troppo poco. In fondo si era appena buttato dall’ottavo piano del loro appartamento perdendo la vita, era mai possibile che l’avessero presa così bene?

Guardò quindi la sequenza che mostrava la vita di Dave. L’uomo era seduto al suo PC, impegnato probabilmente a scrivere un documento con un’aria ancora più serena di quella della famiglia di Simon.

Infine, passò a Alvin e Brittany, che si trovavano in una lussuosa ed enorme stanza che Theodore non aveva mai visto prima di allora. Poteva trattarsi del loro famigerato attico a New York? Era questo quindi che Eleanor voleva che vedesse? Che erano già passati alcuni giorni da quando lui aveva compiuto il suo gesto? Certo, se n’era già accorto per conto suo che nel Limbo si finiva per perdere la cognizione del tempo, ma non riusciva a capire il punto a cui Eleanor voleva condurlo (sempre ammesso che ce ne fosse uno). Li osservò con maggiore attenzione e non poté credere quando vide cosa avesse tra le braccia suo fratello Alvin. Avvicinò persino lo sguardo all’ologramma, per essere sicuro di non sbagliarsi, ma non c’erano dubbi: un piccolo chipmunk!

Non sembrava nemmeno appena nato, anzi, considerando che l’ultima volta Brittany era ancora in dolce attesa, questo piccolo sembrava già abbastanza cresciuto.

D’istinto tornò alla sequenza di Simon, e osservando con maggiore attenzione Mark, si accorse che appariva cresciuto parecchio rispetto a come se lo ricordava.

«Quanto tempo è passato da quando… ?»

«Tre anni, Theo. Ho preferito non dirtelo per ora. Volevo aspettare che lo scoprissi da solo nel momento in cui avresti imparato a guardare nel mondo dei Vivi da solo, ma a questo punto è giusto che tu lo sappia. Simon e gli altri hanno superato anche questa difficoltà e hanno deciso di andare avanti. Jeanette è tornata con lui dopo due settimane dal tuo funerale. Da quel giorno, quando lei se n’è andata e tu sei morto, le cose si sono fatte più difficili per loro, ma nonostante tutto sono felici, e Mark sta diventando un bravissimo Viaggiatore dei Sogni. Dave vive la sua anzianità serenamente, viaggiando spesso per il mondo e andando spesso a trovare gli altri quando cerca un po’ compagnia… anche loro vengono spesso a trovare lui. Mentre Alvin e Brittany, bhe, la loro vita va avanti proprio come per gli altri. Sai, hanno persino deciso di chiamare loro figlio – un maschio – Theodore Jr., in tuo onore. Come vedi, sono stati capaci di rialzarsi di nuovo. Sono felici.»

«Mentono a se stessi.» obbiettò Theodore.

«C-come? No, loro… »

«Ellie, l’abbiamo già vista questa scena! E’ vero, forse ora sono più uniti rispetto a prima, ma nessuno di loro è veramente felice. E se ci pensi bene, ti accorgeresti che ho ragione.»

Già. Era stata sciocca a pensare che Theodore non se ne sarebbe accorto. Aveva ragione su tutto. Da quando anche lui era morto, ogni traccia di normalità dagli occhi della famiglia Seville si era spenta come un fiammifero nell’oscurità.

Doveva gettare la spugna. Forse un reset era l’unica cosa veramente sensata, a questo punto.

«Te lo chiedo ancora… » continuò il chipmunk «vuoi aiutarmi? »

Le porse anche la mano, invitandola ad unirsi alla sua missione. Nel suo volto aveva un sorriso sereno. I suoi occhi comunicavano a Eleanor tutto quello che lei aveva bisogno di sapere. Era la cosa giusta da fare. L’unico modo per salvare la loro amata famiglia.

Così come Alvin era stato pronto a morire per salvare Brittany, così come il Mark adulto aveva sacrificato la sua vita da Viaggiatore dei Sogni per donarla ai suoi genitori, ora era arrivato il momento che loro due dessero la loro per salvare tutti.

Eleanor afferrò la mano di Theodore e i due le unirono in una decisa stretta che consolidò la loro collaborazione.

Erano pronti per tornare nel passato e impedire a quel dannato incidente di distruggere le loro vite.

5:

«Allora. Che dobbiamo fare?» Chiese Theodore, impaziente di cominciare.

Eleanor non era certa di sapere la risposta. Grazie alle conoscenze che aveva appreso nel Limbo, credeva di avere un’idea su come procedere, ma si trattava solo di un’ipotesi fino ad ora mai comprovata.

Si voltò dall’altra parte, dando le spalle a Theodore e senza perdere tempo diede subito inizio all’esperimento, in fondo non era necessario andare alla ricerca di un punto specifico del Limbo per tentare di aprire il portale per il passato, dato che qualsiasi posto, dovunque loro si trovassero in quel momento, sarebbe andato bene allo scopo.

Theodore osservò quindi in silenzio la Chipette intenta, probabilmente, a concentrarsi, e si domandò se anche lui avesse dovuto fare altrettanto per prepararsi all’eventualità di doverla aiutare, aspettando nel frattempo, che lei facesse qualcosa.

«C’è qualcosa che non va… » annunciò qualche secondo dopo, Eleanor.

«Che vuoi dire?»

Qualsiasi cosa stesse facendo in quel momento, si fermò e tornò a guardarlo con un’espressione sorpresa, come se avesse appena scoperto qualcosa di inaspettato.

«Non credevo che sarebbe stato così difficile… » rispose vagamente lei.

«Ellie, aspetta. Non fare la misteriosa! Di che si tratta?»

«Pensavo che sarebbe stato sufficiente aprire il portale ed entrarci, invece…»

«Invece?»

«Theo… devi andarci da solo.»

Theodore non era sicuro di aver capito bene.

«Aspetta… cosa?! Perché??»

«Credo… credo che uno di noi debba restare qui per tenere aperto l’accesso. Non può rimanerlo da solo. Credo che sia una misura di sicurezza per impedire che qualcuno come noi possa mettersi in testa di cambiare il passato.»

Questa non ci voleva, pensò Theodore. Aveva bisogno dell’aiuto di Eleanor per impedire l’incidente nel passato. Come avrebbe fatto senza di lei?

«Che cosa facciamo allora? Te l’ho già detto, non possa farcela da solo!»

«Però è necessario! O non riusciresti a cambiare le cose!»

«E se tu aprissi il portale e poi ci entrassi con me prima che si chiuda?»

«Non è possibile questo, noi non facciamo parte di quel tempo. Se il portale si dovesse chiudere verremo rispediti immediatamente nel Limbo. E io non credo che avrò le forze per aprirne un altro. Devi dirmi in quale punto del tempo devo spedirti e poi devi farcela da solo!»

«Dannazione!!» Imprecò Theodore.

Le cose non potevano andare peggio di così. Non solo non avevano alcuna via di scampo una volta modificato il passato, ma dovevano persino fare i conti con assurdi sistemi di sicurezza che impedivano loro di iniziare.

Eleanor ormai era pronta a fare quel che era necessario per riuscire a portare a termine la missione di Theodore, ma a parte tener aperto l’accesso per lui, a quel punto poteva fare ben poco.

«Tu cosa consigli di fare?» Le chiese, ma Eleanor non capì la domanda. «Dicevi che abbiamo un solo tentativo, giusto? Bene, secondo te in quale punto del passato dovrei andare per impedire l’incidente, e come dovrei fare?»

«Oh… bhe, devi impedire che quel pirata della strada ci colpisca, giusto? Allora forse potresti provare a bloccare le nostre copie prima che attraversino la strada… loro non ti vedranno, ma tu potresti riuscire a stabilire un contatto con la loro mente e convincerli a non muoversi… »

«Sì… può funzionare… credo di sapere come fare. Quindi immagino di dover tornare a quel pomeriggio del 14 febbraio… »

«Già. Se si fosse trattato del presente, probabilmente il destino farebbe qualcosa per far sì che gli eventi seguano il suo corso, ma nel passato le cose già successe si possono solo cambiare. E per questo, anche la più piccola modifica è sufficiente a stravolgere tutto.»

«Vuoi dire che se sbagliassi qualcosa rischierei di cancellare tutto il nostro presente senza riuscire comunque a salvarci? Grandioso… le cose vanno di bene in meglio.»

«Io… credevo che l’avessi già capito… »

«No infatti… ma non fa niente Ellie, ormai andiamo avanti.»

Aspettò che Eleanor facesse la sua parte, dandole nel frattempo le spalle, ma non si accorse che la Chipette gli si era avvicinata. Quando se ne rese conto e si voltò per chiederle cose stesse facendo, lei lo baciò.

Erano solo spiriti, eppure quel gesto apparse a Theodore così reale che per un attimo percepì pure un brivido lungo tutto il corpo, prima di rendersi conto che anche questa era solo una sensazione, dato che non avevano più un corpo che potesse provare quelle emozioni.

«Quando cambierai il passato, sia io che te spariremo per sempre. Volevo solo darti un ultimo saluto.» Confessò lei.

Theodore le sorrise.

«Ci rivedremo in un’altra vita, te lo prometto.» Le disse dolcemente, per rassicurarla.

«Lo spero… ora… iniziamo?»

«Sì.» Annuì Theodore.

A quel punto il chipmunk era curioso più che mai di scoprire cosa sarebbe successo dopo.

Eleanor, ora con le idee più chiare su cosa avrebbe dovuto fare, tornò a concentrarsi nello stesso modo in cui aveva tentato prima, e se la regola per aprire un portale per il passato era la stessa che per portare un sognatore nel Limbo, allora l’unica cosa che avrebbe dovuto fare era desiderarlo intensamente. E così fece. Con tutta se stessa, pensò intensamente all’aprire un varco di fronte a sé.

Theodore la guardava in disparte, mantenendo le distanze e restando in assoluto silenzio per non distrarla, ma già da adesso poteva sentire una specie di presentimento nell’aria, come di qualcosa che stava per avvenire.

Eleanor sentì le sue energie iniziare a ridursi. Stava accadendo esattamente quelle che temeva, e a una velocità persino superiore di quanto immaginasse.

Di fronte a sé, una specie di fenditura nel Limbo cominciò ad aprirsi, ma ogni millimetro di cui la circonferenza si allargava, strappava allo spirito della Chipette un quantitativo spropositato di energia, e quel che è peggio, e che avrebbe dovuto mantenerlo aperto per Theodore, una volta che sarebbe passato.

Theodore avrebbe voluto fare qualcosa per esserle d’aiuto, ma se si fosse unito a lei, non ci sarebbe stato nessuno a entrare nel varco temporale al posto suo.

«Ok, Theo! Vai ora. Non posso tenerlo aperto a lungo!» Lo avvertì Eleanor.

«D’accordo!»

«Addio, Theodore… e buona fortuna!»

Quell’addio per un attimo lo trattenne dall’entrare nel portale, ma ora più che mai era arrivato il momento di attraversarlo e completare la missione.

La ringraziò e ricambiò il suo triste addio, dopo di che, entrò.

6:

Di punto in bianco si ritrovò lì, nel 14 febbraio del 2013.

Benché non se ne fosse reso conto, aveva trascorso tre interi anni a vagare nel Limbo alla ricerca di Eleanor, e passare da quell’ambiente buio e sconfinato, dove era solo il suo corpo spirituale a illuminare il suo cammino, a questa realtà fatta di luci e colori, lo faceva sentire spaesato. Era un mondo a cui ormai non faceva più parte.

Eleanor aveva fatto in modo di farlo tornare in quel marciapiede all’uscita del parco, proprio nel punto in cui avrebbero dovuto fare la loro comparsa le loro copie del passato. L’unico problema era capire quanto dovesse aspettare.

Valutò l’idea di avviarsi nel parco per intercettarli prima e tentare di anticipare in qualche modo i tempi, anche per non costringere Eleanor a tenere aperto il varco troppo a lungo. Si rese conto, però, di non ricordare le direzioni che avrebbero percorso prima di uscire nel marciapiede, quindi se fosse partito alla loro ricerca, avrebbe rischiato di lasciarseli sfuggire.

Restò lì, guardando in continuazione verso l’accesso del parco in attesa del loro arrivo.

Passarono alcuni minuti, che per Eleanor dovevano probabilmente rappresentare un vero supplizio, sicché poi finalmente li vide fare la loro comparsa proprio di fronte ai suoi occhi.

Theodore faticò a crederlo. Stava vedendo se stesso da giovane a pochi passi da lui, che parlava come se niente fosse con la copia di Eleanor, entrambi ignari di ciò che sarebbe successo se lui non avesse agito subito.

Non c’era un secondo da perdere, doveva riuscire a stabilire in qualche modo un contatto telepatico con il Theodore giovane, ed era rimasto abbastanza a lungo nel Limbo da sapere come fare.

Mentre percorrevano il marciapiede, i due si arrestarono d’improvviso. La copia di Eleanor continuava a parlare con il Theodore giovane, mentre questi pareva avere lo sguardo perso nel vuoto.

Il Theodore originale si convinse di essere riuscito a stabilire il contatto che voleva, pertanto si avvicinò ai due, che ovviamente non potevano vederlo, e cominciò a spigargli la situazione, sicuro che ciò sarebbe stato sufficiente a metterlo in guardia. Gli parlò telepaticamente, spiegandogli per filo e per segno chi fosse, da dove venisse e perché si trovava lì.

«Hey, Theodore? Ma mi ascolti?» Sentì la copia di Eleanor chiedere.

Il Theodore giovane la guardò.

«Oh, sì scusa… »

«Che succede?»

«Niente, niente… eheh, dicevi?»

A quel punto la copia di Eleanor iniziò a fargli pressione per convincerlo ad andare alla gelateria dall’altra parte della strada, mentre il Theodore originale aveva appena finito di metterlo in guardia.

Il Theodore giovane non sembrò d’accordo con la proposta della copia di Eleanor, ma nonostante ciò, lei continuò a insistere.

A quel punto, al vero Theo si raggelò il sangue, o comunque, qualsiasi altra cosa avesse ora al posto di esso.

Ricordava molto bene quella scena, benché fossero passati ben diciannove anni da quando l’aveva vissuta sulla sua pelle, e anche ora stava seguendo lo stesso identico copione: lui voleva aspettare gli altri, lei insisteva, lui si faceva convincere e insieme si dirigevano all’attraversamento pedonale.

C’era qualcosa che non andava. Non stava funzionando!

Il passato non era ancora stato alterato, altrimenti se così fosse stato, il Theodore adulto sarebbe già dovuto scomparire insieme all’Eleanor originale, invece, il fatto che lui fosse ancora lì voleva dire che aveva fallito.

Corse incontro ai due, cercò di parlare telepaticamente con entrambi, chiamò i loro nomi ad alta voce, provò persino a bloccarli con la forza, ma i loro corpi gli passavano attraverso come un fantasma.

Si picchiò la testa nel tentativo di farsi venire un’idea, qualunque cosa potesse cambiare anche di poco gli avvenimenti. Tutto però fu inutile.

«Ma a te non è mai piaciuta l’arancia… » Disse la copia di Eleanor alla copia di Theodore.

Non dirglielo, ti prego. Non dirlo!! Implorò il Theodore originale. Se avesse taciuto, forse almeno di poco il passato sarebbe potuto cambiare.

«E’ vero, però mi piaci te.» Disse il Theodore giovane

Le suppliche furono inutili. Alla fine l’aveva detto.

Si fermarono entrambi in mezzo al marciapiede, un breve sguardo reciproco, dopo il quale avrebbero ripreso la marcia, se non fosse che il Theodore originale sapeva cosa sarebbe avvenuto da lì a poco.

Il pirata della strada con la sua dannatissima auto entrò in scena, comportandosi esattamente secondo il copione, e sta volta davanti gli occhi impotenti del Theodore adulto.

7:

Gli sembro di rivivere un esperienza tremendamente familiare.

Subito dopo aver visto con i propri occhi l’auto pirata colpire le loro due copie, si ritrovò immerso nel buio più totale, esattamente come nel periodo in cui fu in coma. Questa volta però era diverso. Era tornato nel Limbo.

Eleanor, quella vera, era accasciata a terra, ansimante. La luce che irradiava il suo corpo ora era meno intensa, molto debole.

«Ellie! Come stai?» Le chiese preoccupato Theodore, inginocchiandosi di fronte a lei e sollevandola da terra.

«Non… non lo so » ansimò lei «non ci sei riuscito, vero?»

«Già! Ero convinto di sì, ma non so cosa sia successo! Ho provato a parlarci telepaticamente ma è come se avessi parlato al muro!»

«Forse non eri… abbastanza potente. Pensavo che sarebbe stato più facile parlare con delle proiezioni del passato… non credevo che ci sarebbero state delle difficoltà come per i Vivi.» Tentò di giustificarlo.

«O forse lo era sul serio ma io non l’ho fatto nel modo giusto! Ahh, dannazione!! Ellie… perdonami se puoi.»

«Perdonarti? Per…cosa?»

«Per cosa?! Per tutto! Credevo di venire qui e salvare tutti come un accidenti di supereroe, invece ci ritroviamo bloccati nel Limbo per sempre, con un nulla di fatto e con te indebolita. Ho sbagliato tutto!»

«No, no Theo. Non dire così, ci abbiamo provato… aiutami ad alzarmi, per favore.»

Theodore la aiutò a mettersi in piedi. Era terribile quanto Eleanor apparisse mal ridotta benché fosse solo uno spirito.

«Non posso credere di averti forzato a fare questo, se solo ti avessi ascoltata… »

Eleanor lo interruppe.

«Hai fatto del tuo meglio. E comunque, per lo meno… non abbiamo cambiato il passato in modo sbagliato.»

«Già, anche se comincio a credere che non avrebbe funzionato in nessun caso. Insomma… cambiare il passato! Cosa mi è venuto in mente quella volta?!?»

Stettero in silenzio per un po’, una appoggiata all’altro. Theodore non seppe determinare quanto restarono effettivamente muti e immobili. Per scoprirlo avrebbe dovuto chiederlo a Eleanor, che però era esausta.

Forse lo sarebbe rimasta per sempre, e tutto per colpa mia si disse tra sé e sé Theodore.

Ellie aveva gli occhi chiusi, e benché fosse in piedi, sembrava dormisse, appoggiata al chipmunk.

Theodore avrebbe voluto poter piangere, almeno per sfogarsi un po’, ma se lo avesse fatto, avrebbe solo finito per peggiorare la situazione, e Eleanor era già ridotta troppo male per potersi permettere quel lusso. Quindi, si ritrovò a dover combattere, oltre che per la frustrazione di aver fallito, anche con lo stress di non potersi sfogare.

«E se non l’avessimo fatto nel modo giusto?» Chiese Eleanor d’improvviso.

«Bhe, mi sembra ovvio, dato che non ha funzionato.» Disse lui, con una vena d’accidia nella voce.

«No, voglio dire… » non riusciva a stare in piedi, perciò si sedette a terra «e se avessimo… sbagliato qualcosa?»

«Non riesco a seguirti, Ellie… »

«Ho pensato a quella volta in cui avevo tentato… di contattare Simon nel sogno. Avevo… già provato a contattarvi durante questi anni, ma solo… dopo che ha fatto quel sogno condiviso con Mark, ero riuscita a… parlare con lui. Nei sogni, la mente è più suggestionabile che non da svegli, quindi è anche più facile… parlare con qualcuno mentre sta dormendo… » Parlare le riusciva difficile. Ogni tot di parole doveva fermarsi come se dovesse riprendere fiato.

«Stai dicendo che se avessimo provato a parlare con uno di loro nei sogni, saremo riusciti ad avvertirli dell’incidente? Bhe, sì. Se quello che dici è vero, è un peccato che non ci abbiamo pensato subito. Chi sa… magari a questo punto saremo riusciti a salvare almeno le nostre proiezioni del passato.»

«Il passato non è stato cambiato… quindi puoi ancora salvarli… »

Theodore spalancò gli occhi incredulo.

«Stai parlando di… tornare ancora una volta lì?»

Eleanor annuì.

«Sì. Devi tornare alla notte del 14 febbraio… entra nei sogni della tua proiezione e convincila a fare qualcosa per evitare… quell’incidente… »

Theodore sospirò.

«E come faccio a tornarci? Io non so ancora come fare ad aprire i portali da solo… e tu sei troppo debole per farlo un’altra volta.»

«No, lo farò io. Tu pensa solo… a cambiare una volta per tutte… il passato.»

Gli stava davvero offrendo la possibilità di una seconda chance? Non si reggeva nemmeno in piedi, eppure era disposta a subire ancora una volta quella tortura col rischio che nemmeno sta volta potesse funzionare.

«Non posso lasciartelo fare, Ellie. Sei troppo debole!» Rifiutò Theodore.

«E sarà sempre peggio, Theo. Abbiamo perso troppo… per arrenderci proprio ora. Non volevo farla… questa cosa, ma tu hai insistito e mi hai convinto… perciò ora voglio insistere io. Torna lì e fallo! Io me la caverò.»

Non c’era obiezione che potesse reggere. Ellie aveva tutte le ragioni dalla sua parte, e se era convinta di poter tenere aperto il varco temporale ancora per un po’, allora, tanto valeva provarle tutte.

«Ellie… e va bene. Riproviamoci!» Accettò alla fine Theodore.

8:

Questa volta non ci furono indugi come durante il primo tentativo.

Eleanor diede tutta se stessa nell’arduo compito di aprire per la seconda volta il portale.

Theodore sarebbe stato spedito in camera loro, durante la notte, e lì avrebbe contattato in sogno il Theodore giovane.

Eleanor non parlò né disse niente, e nemmeno Theodore ebbe il coraggio di guardarla. Attendeva solo che il portale si aprisse quanto bastava per permettergli di entrare, e quindi lo attraversò.

Si ritrovò esattamente lì dove avrebbe dovuto essere, in camera loro, mentre tutti dormivano.

Ora per davvero non poteva permettersi di perdere tempo, Eleanor aveva i  secondi contati.

Animato da una determinazione ferrea come non mai, raggiunse immediatamente il letto nel quale dormiva la sua copia, il Theodore giovane, e conscio di cosa fare per entrare nel suo sogno, non esitò un solo attimo ad entrarci.

Sapeva cosa avrebbe dovuto aspettarsi. Non era un Viaggiatore dei Sogni, pertanto non sarebbe riuscito ad entrare direttamente nel suo Mondo del Sogno, più tosto sarebbe stato come parlare a quattrocchi con una persone mentre si era avvolti da una fitta nebbia.

Si sedette di fianco alla sua copia che dormiva e lì chiuse gli occhi, come se anche lui dovesse sognare insieme all’altro.

«Theodore, riesci a sentirmi?» Provò a contattare la sua copia.

Come nel precedente tentativo, gli parlò telepaticamente, ma se l’ipotesi di Eleanor era giusta, questa volta avrebbe funzionato.

«Theodore, senti quello che ti dico?» Insistette e attese.

«Chi sei?»

Incredibile, ce l’aveva fatta!

Di punto in bianco il Theodore adulto e il Theodore giovane si ritrovano a parlarsi a quattrocchi, in una versione annebbiata e confusa del sogno di quest’ultimo.

Il Theodore adulto tirò un sospiro di sollievo.

«Grazie al cielo! Senti. So che tutto questo può sembrarti strano, ma ti prego, è veramente importante, ascoltami!»

Il Theodore giovane sembrò sbigottito dalla situazione, ma per fortuna, anche incline a collaborare.

«Oh… ok, va bene.»

Mentre stava per iniziare a parlare, il Theodore adulto si ritrovò improvvisamente nel Limbo.

«Ma… Ellie? Che sta succedendo ora?!»

Eleanor, la cui luce sembrava ormai sul punto di spegnersi per sempre, sembrava cercasse di tener aperto il portale del passato, che si stava lentamente richiudendo.

«Non… riesco a… tenerlo… aperto! S-sbrig… ati!» Balbettò lei.

Il Theodore adulto venne rimandato subito nel sogno della sua copia giovane. Presto, si disse tra sé e sé. Ormai Eleanor era allo stremo delle forze.

«Eccoti! Prima eri spar… » tentò di parlare la copia, prima di essere interrotta del Theodore adulto.

«Lo so, ma ora ascoltami. Domani, dopo la scuola tu e gli altri deciderete di andare a passare il pomeriggio nel parco… non chiedermi come faccio a saperlo né chi sono! Quello che è importante, è che tu dovrai portare con te questo… » si sfilò dal polso l’anello con la scritta T&E e lo mostrò al Theodore giovane.

«Questo è l’anello che ho comprato per il regalo a Eleanor! Ma… io volevo darglielo… »

«Lo so, lo so. Volevi darglielo durante la cena che farete domani sera, ma no, credimi! E di vitale importanza che tu glielo darai nel momento in cui uscirete dal parco e vi avvierete sul marciapiede. E visto che ci sei, preparati anche un buon discorso per dichiararti a lei. Chiedi a Simon, lui ti saprà aiutare!»

Bastava questo per impedire l’incidente e modificare il passato? Se avesse fallito anche questa volta non ci sarebbe stato più niente da fare per davvero. L’idea che Eleanor potesse avere le forze per un terzo tentativo era da escludere  a priori.

«Hai capito quello che devi fare, quindi?» Chiese alla sua giovane copia, per assicurarsi che l’avrebbe fatto.

«Perché mi stai dicendo questo? Io… non so se ne avrò il coraggio… non so nemmeno chi sei… »

Oh cavolo, questa non ci voleva, pensò il Theodore adulto.

«Theodore, ascolta, non ho più tempo. Se tu domani non farai questa cosa, succederanno delle cose terribili. Cose che tu non puoi neanche immaginare. Vorrei poterti spiegare tutto con calma, ma non posso! Devi fidarti di me!»

«Ma tu… chi sei? Sei un chipmunk? Sei uno di quei Viaggiatori dei Sogni di cui parlano Simon e Jeanette?»

«Niente di tutto questo. Sono qualcuno che non rivedrai mai più in tutta la tua vita, se alla fine mi darai ascolto. E io mi auguro che tu domani lo farai. Quando uscirete del parco e raggiungerete il marciapiede, dalle l’anello e dille tutto quello che provi per lei. Sei molto più forte di quanto credi, e io lo so bene. Puoi farcela!»

Se non altro, aveva avuto il tempo di convincerlo meglio. Ora però non poteva più permettere ad Eleanor di mantenere aperto il portale per niente. La sua missione era compiuta. Più di così non poteva fare. Era tutto nelle mani della sua giovane copia da quel momento.

«Basta così. Fammi uscire!» Urlò, e immediatamente fu di nuovo nel Limbo.

9:

«Ellie, Ellie! Come stai, tesoro?»

Eleanor era a terra. La sua luce ormai non c’era più. Il suo spirito si era consumato per permettere a Theodore di portare a termine il suo viaggio nel tempo.

Il chipmunk la prese tra le sue braccia e la guardò impotente.

La Chipette riuscì ad aprire gli occhi e a dire una sola frase.

«Ce… l’hai… fa… tta… »

Dopo di che, scomparve.

Theodore era di nuovo solo, ma non provò dispiacere per la cosa, perché sapeva cosa sarebbe successo tra pochi istanti.

Quel giorno accadde l’impensabile. Per la prima volta dalla notte dei tempi, qualcuno era riuscito a violare la più importante delle regole del Limbo. Un chipmunk che parlava la lingua degli umani era riuscito a cambiare il corso stesso degli eventi. Un intero presente fu spazzato via insieme alle sue anime e ai suoi Viventi. Un equilibrio che sembrava inviolabile era stato stravolto, e ora, come previsto da Theodore e Eleanor, doveva essere ripristinato.

Mentre il chipmunk restava in attesa della fine, insieme a tutto l’universo che aveva appena distrutto, un nuovo presente era giunto a prendere il posto di quello che non esisteva più.

Gli tornò in mente una metafora sentita da Eleanor la prima volta che la vide nel Limbo. Lei aveva parlato di tasselli di un puzzle, per spiegare lo stato in cui si era ridotta la famiglia Seville dopo la sua morte.

Anche ora si poteva parlare di un puzzle, i cui tasselli si stavano finalmente ricostruendo per dare vita al nuovo mondo.

Nella nuova versione del presente, i nuovi Theodore e Eleanor avrebbero passeggiato nel parco esattamente come avevano fatto i vecchi, e come loro, si sarebbero poi avviati verso il marciapiede.

Theodore era pensieroso, perché una voce nel suo sogno, di cui non ricordava quasi nulla, lo aveva convinto a dichiararsi apertamente a Eleanor, e per l’occasione, aveva portato con se anche la scatoletta con l’anello che avrebbe sancito il loro fidanzamento.

Eleanor gli propose di attraversare la strada e di andare a mangiarsi un gelato in attesa dell’arrivo degli altri, ma Theodore non era interessato al gelato.

La prese per mano e si inginocchiò proprio di fronte a lei. La guardò dolcemente e poi le diede la scatoletta con dentro l’anello.

Con l’aiuto di Simon si era preparato un discorso con il quale sperava di far colpo sulla Chipette, ma dopo che lei ebbe aperto la scatoletta e visto lo splendido dono contenuto al suo interno, si rese conto che non era più necessario.

Lei lo abbracciò pazza di gioia e lo tempestò di baci. Nessuno dei due, nel frattempo, fece caso all’automobile che passava a folle velocità col rosso proprio sulla strada in cui avrebbero dovuto attraversare.

Theodore era imbarazzato ma felice, e fiero di se per aver trovato il coraggio di dichiararsi apertamente alla sua Eleanor.

Quella sera durante la cena avrebbero avuto un motivo in più per festeggiare, perché al contrario degli altri, che avevano già formato coppie stabili, per loro l’avventura era appena iniziata.

Ora che finalmente i tasselli del puzzle erano stati ricomposti e il caos aveva lasciato il suo posto all’ordine, forse vi starete domandando se questa è veramente la fine di tutto?

Bhe, questa non è la fine, ma solo un nuovo inizio.

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