GLI INCONTRI CHE CAMBIANO LA VITA

INTRODUZIONE DELL’AUTORE: a storia assume diversi punti di vista, in molti punti della trama. È dedicata alla mia coppia preferita, Alvin e Brittany. La storia ha luogo nella versione cartoon, ma i personaggi fanno il secondo anno di liceo. il punto di vista cambia ogni volta che un nome in grassetto appare in mezzo alla trama. Ma bando alle ciance e iniziamo.



BRITTANY
Era una bella giornata di sole, il giorno di San Valentino, e mia madre mi aveva accompagnato a scuola in macchina insieme alle mie sorelle, come al solito.
E, come al solito, appena varcai la soglia della scuola un fiume di ragazzi si diresse dritto verso di me, e tutta quell’attenzione mi piaceva. Ma in un certo senso, non sarei mai voluta uscire insieme ad uno di loro. Mi guardavano solo per ciò che ero all’esterno, senza considerare cosa fossi dentro di me.
Quel giorno molti ragazzi mi chiesero di accompagnarli al ballo di quella sera, ma rifiutai ogni richiesta.
Dopo essermi separata dalle mie sorelle, camminai in classe e presi il mio solito posto.
Quando il professore di matematica entrò, disse: “Buongiorno, ragazzi. Oggi un nuovo studente entrerà a far parte di questa classe. Il suo nome è Alvin Seville”.
Un ragazzo entrò in classe, e io lo stetti a guardare.
Aveva i capelli un po’ in disordine, ma sembrava abbastanza carino. Stetti a guardare i suoi occhi, che avevano un colore ambrato. Lo dovevo ammettere… era parecchio carino quel ragazzo.

ALVIN
Stetti ad aspettare che il professore mi dicesse dove sedermi, e intanto mi guardavo intorno, notando che ogni ragazza nella classe mi stava fissando.
I miei occhi però soffermarono la loro attenzione su una in particolare. Aveva dei capelli tra il rosso e il castano, raccolti in una lunga coda, e i suoi occhi… beh, che dire? I suoi occhi erano stupendi, il blu più bello che avessi mai visto.
Il professore ruppe il silenzio: “Bene, Alvin. Puoi sederti lì, accanto a Brittany. Alza la mano, Brittany, così Alvin può capire dove deve andare”.
Ero felice che la ragazza che stavo fissando era anche quella che, a quella richiesta, alzò la mano.
Senza esitare un momento, mi diressi subito verso l’unico posto vuoto accanto a lei, mentre il professore iniziava a spiegare.
Sottovoce, cominciai a parlarle: “Uhm… Brittany, giusto?”. Lei annuì con la testa, dicendo: “E tu devi essere Alvin. Piacere di conoscerti”.

BRITTANY
Alvin mi chiese: “È questa la materia che ti piace di più?”.
Aggiustandomi nervosamente i capelli, gli risposi: “Matematica? Stai scherzando? Per la verità, è la materia che io odio di più”. Lui sorrise, e io mi sentivo fondere dall’interno.
“E la tua invece?”. Gli chiesi. “Beh… non posso dire di avere una materie preferita ben precisa, ma se proprio me lo chiedi… amo giocare a pallacanestro e football”.
“Oh, dev’essere divertente”. Non sapevo assolutamente cosa dire.
Mentre lui mi stava a guardare, il che non mi fece trattenere una risatina, il professore richiamò la sua attenzione: “Alvin, ti sarei grato se prestassi attenzione alla lezione”.

ALVIN
Dovetti ammettere che era molto carina e amichevole.
Durante le altre ore di lezione conobbi molte altre persone, e mi piaceva il fatto che la maggior parte delle ragazze della scuola avesse l’attenzione su di me.
Era arrivata ormai l’ora di pranzo, e programmai di sedermi ad un tavolo con Brittany. La vidi appena entrai nella sala della mensa, intenta a prendere delle cose dal bancone.
Appena ebbi finito di riempire il mio vassoio, mi girai e vidi che mi chiamava con la mano, facendomi cenno di sedermi accanto a lei, cosa che io accettai subito e ben volentieri. Notai che era circondata da un paio di sue amiche.
Appena mi sedetti, le altre ragazze mi guardarono e dissero a Brittany: “Wow, Britt. Non pensavo che avessi un fidanzato”. La frase fece arrossire sia me sia lei.
Brittany: “Ehi, ma che dici? Non è il mio fidanzato. È solo un amico che ho conosciuto oggi”.
L’altra ragazza: “Beh… devo dire che il tuo amico è molto carino”. Io arrossii, rispondendole con un semplice “Grazie”.
Poi ripresi la parola: “Uhm, Brittany, pratichi anche tu qualche sport?”. “In verità“ fu interrotta subito dall’amica, che rispose per lei: “È il capitano della squadra di cheerleader”. Brittany la abbagliò con lo sguardo, mandandole un ringraziamento molto sarcastico con gli occhi.
“Che lezione hai dopo pranzo, Britt?”. Speravo in una risposta in particolare.
Brittany: “Ginnastica. Perché?”. Mi rallegrai molto a quella risposta: “Wow, che coincidenza. Anche io!”.
Quando la campanella suonò, buttai subito via la spazzatura e chiesi a Brittany: “Non ti da fastidio se ti accompagno, vero?”. Brittany sorrise: “Certo che no!”. Detto ciò ci incamminammo verso la palestra, dove io andai nei miei spogliatoi a prepararmi per l’allenamento di football.
Mentre camminavamo, mi raccontò ogni cosa su di lui e sui suoi fratelli, ogni fatto della loro infanzia. Ridemmo anche molto, e mi piaceva molto il modo in cui rideva.

BRITTANY
Quando ci separammo, mi diressi dritta verso lo spogliatoio delle ragazze, per cambiarmi ed indossare la divisa da cheerleader.
Appena ebbi finito, stetti un po’ seduta sulla panchina della stanza, a pensare ad Alvin.
Era così divertente, e anche dolce… riuscii a credere a malapena che mi aveva offerto di accompagnarmi in palestra. Mi fece sentire come una ragazza speciale per lui. E poi era così carino… mentre lo pensavo non trattenni un sorriso.
“Ciao, Brittany”. Era la mia amica, Aubrey. “Hai bisogno di allenarti?”. “Certo”, risposi alzandomi in piedi e dirigendomi verso le altre ragazze per l’allenamento.
Da quando sono diventata il capitano della squadra, l’allenamento era diventato ancora più duro. Non solo mi stancavo a ripassare tutti i movimenti, ma era compito mio anche quello di correggere eventuali errori che emergevano nelle altre ragazze durante l’allenamento.
Mi guardai intorno, e vidi Alvin che indossava una tuta da pallacanestro, giocando con gli altri amici. Risi un po’ quando vidi che si mise a correre per tutto il campo, festeggiando per un canestro.
Quando il suo sguardo si fermò su di me, mi sorrise. E io non potei pare a meno di sorridergli, di tutta risposta.
Finito l’allenamento, ci dirigemmo tutte negli spogliatoi.
Aubrey mi chiese: “Uscite insieme voi due?”. Avevo capito subito di chi stesse parlando, ma le risposi: “No, siamo solo amici”. Ma Aubrey era troppo intelligente in questo campo, dal momento che mi chiese ancora: “Ti piace? Insomma, intendo… sei sicura che tu lo veda solo come un amico?”. Mentre la mia pelle diventava rossa, le risposi: “Beh… forse…”.
La mia amica sorrise, dicendomi: “Beh, allora perché non gli chiedi se vuole venire con te al ballo di stasera? So che non hai ancora trovato nessuno”.
“Ci penserò”, risposi semplicemente. Mi sembrava troppo presto, dal momento che l’avevo cono-sciuto solo quel giorno e mi sembrava un po’ scortese spingermi così avanti.

ALVIN
Dopo essermi pulito e rivestito, uscii dagli spogliatoi, proprio mentre la campanella dell’ultima ora stava suonando e Brittany usciva dai suoi spogliatoi.
Mi diressi subito verso di lei, chiedendole: “Ti posso accompagnare a casa?”. Brittany mi sorrise, poi mi rispose: “Certo, perché no?”. Mentre uscivamo, notai un manifesto sul muro, e mi venne in mente una certa idea.
Mentre camminavamo, ognuno di noi lanciava sguardi all’altro/a, senza però parlare un solo mo-mento. D’altronde, non avevamo alcun argomento su cui parlare.
Arrivati a casa sua, le dissi: “Senti, Britt… T-ti volevo chiedere una c-cosa”. Sembrai parecchio timi-do in quel momento.
Brittany mi lasciò parlare, poi dissi: “So c-che ci conosciamo da s-solo un giorno, m-ma… ho notato il manifesto del b-ballo all’uscita della scuola e mi chiedevo s-se… vorresti venire c-c-con me…”. La mia faccia era diventata più rossa del rosso stesso.
Brittany mostrò un sorriso a trentadue denti, e io non potei fare altro che rimanere estasiato a quella visione. Era già bellissima di suo, ma quando sorrideva in quel modo era a dir poco stupen-da.
Brittany: “Non vedo perché no, visto che ti volevo chiedere la stessa cosa!”.
A sentire quella risposta, io sorrisi e la salutai un’ultima volta prima di dirle che sarei passato a prenderla alle 19:00. Prima di lasciarci, ci stringemmo in un lungo abbraccio e poi lei mi diede un bacetto sulla guancia prima di rientrare in casa sua.
Toccandomi la guancia, arrossii nuovamente come un peperone, pensando di nuovo ‘Sì, lei è solo perfetta per me’. Mi avviai a casa con un grandissimo sorriso stampato sulla faccia.
Ero così felice di avere conosciuto una ragazza come lei. E per di più, era la ragazza che mi avrebbe accompagnato quella sera al ballo di San Valentino.
Quando ero nella mia vecchia scuola, in un’altra città, ricevevo la stessa attenzione dalle altre ragazze, ma sapevo in fondo che nessuna era adatta a me. Erano tutte snob e non molto affidabili in fatto di… fede (capite a me).
Invece sentivo che Brittany era dolce e comprensiva. Mi ascoltava sempre quando le parlavo, e mi stava cominciando a piacere veramente tanto, anche come più di una semplice amica.
In poche parole… lei era perfetta per me, pensai.
Quando mi diressi verso casa sua per andare a prenderla e poi al ballo, suonai alla porta, ma non mi rispose lei. Mi risposero altre due ragazze, una, bruna, con un paio di occhiali e l’altra, bionda, un po’ grassoccia ma sempre carina.
La prima ragazza mi chiese: “Ehm… buonasera, lei chi è?”. Le risposi: “Salve, sono Alvin Seville. Dovrei accompagnare Brittany al ballo”.
L’altra mi chiese: “Aspetta un momento. Tu sei per caso il fratello di Theodore Seville?”. Io annuii, e ripetei il gesto anche quando la prima mi chiese se fossi fratello di Simon. Evidentemente li avevano conosciuti a scuola.
La prima si presentò: “Piacere di conoscerti, sono Jeanette Miller, la sorella di Brittany. E questa è l’altra mia sorella, Eleanor”.
Eleanor mi sorrise, poi disse: “Che ne dici se entri? Non vorrai certo stare tutto il tempo lì fuori ad aspettare. E ti assicuro che non ti conviene, visto che Brittany non è una che si muove subito in certe occasioni”. Dopo una risata entrai in casa, aspettando che Brittany scendesse.
Potei sentire la voce di Eleanor che chiamava Brittany da dietro la porta della sua stanza, dicendole che ero arrivato.
Eleanor: “Ha detto che arriva tra poco”.
Diamine, quanto aveva ragione Eleanor a proposito di Brittany. Quel ‘tra poco’ significò una mezz’ora abbondante prima che Brittany uscisse dalla sua stanza.
Ma l’attesa fu ripagata completamente da ciò che mi trovai davanti quando lei scese le scale.
I miei occhi diventarono grandi quanto il globo terrestre quando vidi Brittany in un vestito di un colore tra il rosa e il rosso, completamente cosparso di oggetti minuscoli e luccicanti. Indossava un paio di tacchi a spillo, e il suo trucco si abbinava perfettamente al suo vestito.
Giuro, e dico giuro, che non avevo mai visto un simile splendore in tutta la mia vita.
E quando si avvicinò a me potei anche sentire l’inebriante odore del suo profumo.

BRITTANY
Potei vedere lo stupore di Alvin nel vedermi, e questo mi rendeva felice e allo stesso tempo mi faceva arrossire un po’.
Nel frattempo suonarono alla porta, e quando mia sorella Jeanette aprì, salutò un ragazzo che indossava un paio di occhiali, come lei. E accanto a lui c’era un ragazzo leggermente robusto, come mia sorella Eleanor, la quale si diresse a salutarlo. Loro due dovevano essere i fratelli di Alvin.
Nel frattempo vidi Alvin che mi fissava, e che mi disse: “Brittany, sei… sei a dir poco stupenda stasera”. Sorridendogli, gli risposi: “Anche tu non sei male”.
Aveva un vestito molto elegante: una camicia bianca con una giacca nera da sopra, e neri erano anche i suoi pantaloni. In più, l’odore di acqua di colonia che lo avvolgeva mi stava letteralmente facendo impazzire.
Vidi Alvin arrossire, e poco dopo porgermi un oggetto, dicendo: “Q-questa è per te, Britt”. Mi porse una stupenda rosa, alla quale vista io sobbalzai. Gli dissi: “A-Alvin. È davvero bellissima. Grazie tante”. Ero piena di gioia in quel momento.
Conclusi dandogli un bacio sulla guancia, e mi feci scappare una risata quando lo vidi arrossire più del pomodoro.
Successivamente entrammo nella macchina e tutti e 6 andammo al ballo.
Mi venne quasi istintivo appoggiare la mia testa sulla spalla di Alvin, ma lui non mi respinse. Anzi, cinse la mia vita con il suo braccio. In quel momento potei veramente sentire il suo calore su di me. E non volevo nient’altro.

ALVIN
Il viaggio in macchina era andato splendidamente. Anche se durò solo per una decina di minuti, quel lasso di tempo mi sembrò ore, soprattutto avendo Brittany accanto a me.
Appena scendemmo dalla macchina ed entrammo nella enorme palestra, allestita per l’occasione, i nostri amici ci salutarono subito.
C’erano decorazioni di ogni tipo sparse dovunque per la palestra, che era riempita anche dalla mu-sica ad alto volume.
Io e Brittany non esitammo un momento ad andare subito al centro della pista e cominciare a bal-lare, la sua testa appoggiata sul mio petto.
Mentre ballavamo, potei notare che i miei fratelli e le loro compagne stavano sorridendo mentre ci guardavano, poi li invitai a venire a ballare, cosa che fecero quasi immediatamente.

BRITTANY
Il battito del cuore di Alvin in quel momento era il solo suono che riuscivo a sentire, e che volevo sentire. ‘Non pensavo che tutto questo potesse succedere in un solo giorno… e ora guardatemi, a ballare con il mio ragazzo preferito’, pensai.
Era vero, in poche ore erano successe un sacco di cose, ma soprattutto mi accorsi di provare per Alvin qualcosa che andava molto, ma molto oltre l’amicizia, e mi diedi una sola risposta. Speravo che anche Alvin potesse provare lo stesso per me.
Durante un ballo Alvin si staccò da me, dicendomi: “Torno subito”. Io lo lasciai andare controvoglia.
Vidi che si diresse verso il microfono, e che dopo prese la parola, attirando l’attenzione di chiunque in sala.
“A-ehm… un attimo di attenzione, per favore”. Tutti si girarono ad ascoltarlo.
“Vorrei cantare una canzone. Un piccolo omaggio per una grande persona”. Poco dopo i riflettori si spostarono tutti su di lui, mentre cominciò a cantare.
I gotta feeling
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good, good night.
Feeling
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good, good night.
Feeling
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good, good night.
Feeling
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good, good night.
Capii subito che la canzone era dedicata a me, e lo stetti ad ascoltare sorridendo come non mai.
Tonight’s the night
Let’s live it up
I got my money
Let’s spend it up
Go out and smash it
Like Oh My God
Jump off that sofa
Let’s get it… off!
Notai che le persone in sala stavano cominciando a ballare, ma io rimasi ferma ad un tavolo ad a-scoltarlo. Non lo avevo mai sentito cantare prima d’ora, e dovevo ammettere che aveva una voce stupenda.
I know that we’ll have a ball
If we get down and go out and just loose it all
I feel… stressed out I wanna let it go
Let’s go way out and spaced out and loosing all control
Fill up my cup, Mazel Tov
Look at her dancing, just take it… off
Let’s paint the town, we’ll shut it down
Let’s burn the roof, and then we’ll do it again
Let’s do it, let’s do it, let’s do it, let’s do it
And do it, and do it, let’s live it up
And do it, and do it, and do it, do it, do it
Let’s do it, let’s do it, let’s do it
I gotta feeling
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good, good night.
Feeling
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good, good night.
Tonight’s the night (Hey!)
Let’s live it up (Let’s live it up!)
I got my money (Okay!)
Let’s spend it up (Let’s spend it up!)
Go out and smash it (Smash!)
Like Oh My God (Like Oh My God!)
Jump off that sofa (Come on!)
Let’s get it… off!
Fill up my cup (Drink!)
Mazel Tov (Lahyme!)
Look at her dancing (Move it, move it!)
Just take it… off
Let’s paint the town (Paint the town!)
We’ll shut it down (We’ll shut it down!)
Let’s burn the roof (Woooh!)
And then we’ll do it again
Let’s do it, let’s do it, let’s do it, let’s do it
And do it, and do it, let’s live it up
And do it, and do it, and do it, do it, do it
Let’s do it, let’s do it, let’s do it, do it, do it, do it
Here we come, here we go, we gotta rock (ro-ro-ro-rock)
Easy come, easy go, no we’re on top (to-to-to-top)
Feel the shot, body rock, rock it, don’t stop (sto-sto-sto-stop)
Round and round, up and down, around the clock (clo-clo-clo-clock)
Monday, Tuesday, Wednesday and Thursday
Friday, Saturday, Saturday to Sunday
Get, get, get, get, get with us, you know what we say, say
Party every day, p-p-party every day
And I’m feeling
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good, good night.
Feeling
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good night,
That tonight’s gonna be a good, good night.
Woo-hoooooooo…
Appena finito, il pubblico scoppiò in un fortissimo applauso, per Alvin e anche per Simon e Theodore, che durante la canzone si erano uniti al fratello ed era chiaro a chi stessero dedicando la canzone.
Corsi verso Alvin, che stava venendo verso di me con un grosso sorriso in volto.

ALVIN
Appena finii, tra ringraziamenti vari e applausi, vidi Brittany che correva verso di me, felicissima per quello che avevo appena fatto. Le andai incontro a braccia aperte, prendendola in un grosso abbraccio.
Brittany: “Alvin, sei stato grandioso. Ed è stato bellissimo quello che hai fatto per me. Grazie tantissime”. Detto ciò lo riprese subito in un forte abbraccio.
Quando ci staccammo, io cominciai a parlare, volendole dire una cosa importante: “Uhm… Brit-tany, io ti dovrei dire una cosa davvero importante. Mettiti comoda, perché penso che la tirerò un po’ per le lunghe”.
Dopo che ebbi preso un profondo sospiro, dissi: “Vedi, Brittany… io ho avuto sin da stamattina, con un solo e semplice sguardo, la sensazione che tu fossi speciale. E durante la giornata questa mia sensazione si è fatta ancora più forte, fino a che… non sono giunto ad una conclusione”.
Brittany lo ascoltava senza fiatare.
“E durante questa stupenda giornata ho capito quanto tu mi piaccia, sul serio. Io ti trovo carina, dolce e comprensiva. Tutto quello che non ho mai trovato nelle ragazze della mia vecchia scuola”.
Brittany: “Anch’io ho avuto la sensazione che tu fossi speciale, Alvin. E quando poco fa hai cantato, per me, mi sono sentita in paradiso. Sono felice di aver trovato nella mia vita un ragazzo che mi apprezza per quello che sono non solo dall’esterno, ma anche dall’interno”.
“Già… ripeto, è strano come una giornata possa cambiarti la vita, eh?”. Stavo pian piano raccogliendo il coraggio per chiederle una cosa.
Brittany inarcò un sopracciglio: “Che vuoi dire, Alvin?”.
“Voglio dire che, da quando ti ho incontrata, sento che la mia vita è cambiata. Ogni volta che sono con te io sto bene. Mi sento il ragazzo più fortunato del mondo per avere conosciuto una come te, ma… io non voglio essere più tuo amico…”.
Brittany non poteva credere alle sue orecchie. Io, il ragazzo di fronte a lei, il ragazzo che le aveva fatto passare una giornata stupenda, stavo rompendo il forte legame di amicizia con lei? Il suo cuore si frantumò in miliardi di pezzi, e i suoi occhi stavano cominciando a riempirsi di lacrime.
Vedendola in quello stato, cercai di confortarla: “Brittany, non è come pensi. Io non voglio essere più tuo amico… perché voglio essere qualcosa di più. Scusami se ti sembrerà inopportuno, visto che ci conosciamo da neanche un giorno, ma non potevo tenermelo dentro ancora”.
Brittany ora era tutt’altro che era fino a qualche momento fa. “C-come?”.
“Come dicevo nella canzone, ho una sensazione, Britt. Ho la sensazione che stasera sarà una gran-de sera… se mi dirai di sì”.
Le lacrime di dolore di Brittany avevano lasciato il loro posto a lacrime di gioia.
”Brittany Miller, vuoi essere la mia fidanzata?”. Le posi finalmente la fatidica domanda.
Brittany era senza parole. È vero, si conoscevano da un solo giorno, ma avevo già le classiche farfalle nello stomaco. Lei riuscì solo a dire: “È davvero… inaspettato…”.
A quella risposta mi rattristai molto: “Quindi… vuol dire che la risposta è no?”.
Brittany sorrise, alzandosi e camminando verso di me, verso l’altro lato del tavolo. “Non ho mai detto nulla del genere, Alvin”.
E, prima che potessi accorgermene, le sue labbra piantarono un lungo e appassionato bacio sulle mie. Dapprima rimasi scioccato, ma poi mi rilassai e mi godetti quel momento per intero.
Tutta la folla, vedendoci, scoppiò in un fortissimo applauso.
Appena si separò da me, le uniche parole che riuscì a dirle furono: “Ti amo, Brittany”.
“Ti amo anch’io, Alvin. Non immagini quanto”.
“Quindi… lo posso prendere come un sì?”, dissi.
Dopo aver visto Brittany annuire, stavolta fui io che mi avvicinai a lei, dandole un altro lungo bacio.

BRITTANY
Che era successo? Oddio, che diavolo era successo? Era passato un giorno da quando avevo cono-sciuto Alvin Seville, eppure io e lui stavamo già insieme. È incredibile come certe cose possono succedere così in fretta.
Alvin: “Che ne dici se andiamo a dirlo agli altri?”. Io annuii, prendendo la mano di Alvin nella mia. Potevo sentire puro calore scorrermi nelle vene, tenendo la sua mano ben salda nella mia.
Mentre camminavamo, vedemmo una cosa scioccante: davanti a noi stavano Simon e Jeanette che si stavano baciando, e lo stesso stavano facendo Theodore ed Eleanor.
L’unica cosa che riuscii ad emettere dalla mia bocca fu: “W-wow…”.
Le due coppie si accorsero subito di noi, smettendo all’istante. Tutti e 4 arrossirono, mentre noi ci dirigevamo verso di loro.
Alvin: “Ragazzi, congratulazioni. Sono contento per voi”.
Simon gli rispose: “Grazie, Alvin. Anche noi siamo felici che voi stiate insieme ora”.
Io continuai: “Già. E nessuno ci potrà separare, mai e poi mai”. Concludendo, diedi un altro bacio sule labbra ad Alvin, mentre le altre due coppie ripresero i loro affari personali.
Devo proprio dirlo, era stato il San Valentino più bello della mia vita. Sarà un ricordo che custodirò con gioia nel mio cuore.
FINE

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